Lo stop alla cura Stamina è legittimo. A stabilirlo è la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo,  secondo cui la decisione delle autorità italiane di rifiutare l’accesso al metodo Stamina a una donna, affetta sin dall’adolescenza da una malattia degenerativa del cervello, non ha leso i suoi diritti. L’organo ha ritenuto che il divieto di accesso a questa terapia, imposto dai giudice italiani, “persegue lo scopo legittimo di tutela della salute ed è stato proporzionato a tale obiettivo”. 

Nel ricorso preso in esame dalla Corte di Strasburgo si sostiene che la decisione presa dal Tribunale di Udine di rifiutare alla donna l’accesso al metodo Stamina ha leso il suo diritto alla vita. Ma i giudici dell’organo hanno respinto questa tesi, ritenendo che nel rifiutare l’accesso al metodo il tribunale di Udine abbia “dato ragioni sufficienti“. La Corte europea dei diritti umani osserva inoltre che “a oggi il valore terapeutico del metodo Stamina non è stato provato scientificamente” e che il decreto legge “persegue il giusto obiettivo di proteggere la salute dei cittadini”.

La notizia arriva nel giorno in cui il Tribunale di Ragusa ha imposto il metodo Stamina nei confronti di una bambina di Modica di due anni e otto mesi, affetta dal morbo di Niemann Pick. Il giudice del lavoro Gaetano Di Martino ha infatti accolto il ricorso dei genitori e ha dato cinque giorni di tempo agli Spedali Civili di Brescia per trovare un medico che possa applicare alla piccola la cura Vannoni. La piccola ha già subito due infusioni ma gli era stata negata la terza, da qui la decisione del giudice. Come si legge nell’ordinanza: “Cinque giorni di tempo per lanciare una ricerca a tappeto fra Ordini dei medici, strutture sanitarie pubbliche ed enti di ricerca e trovare camici bianchi disposti a praticare le infusioni secondo il metodo Stamina”.

Nell’aprile scorso un altro caso; il giudice civile del Tribunale di Marsala, infatti, aveva ordinato di riprendere il metodo stamina per un paziente che altrimenti sarebbe andato incontro a “morte certa”