Mancano poche ore all’ultimatum della Corte Europea per i diritti dell’uomo che chiede all’Italia di garantire a ogni persona rinchiusa in cella uno spazio minimo di 4 metri quadrati, sufficientemente illuminato e pulito e di assicurare tramite le attività sociali all’interno del carcere, che il detenuto passi un buon numero di ore fuori dalla cella. Due mesi fa il ministro della Giustizia aveva spiegato quali sono le misure che il governo italiano intende adottare dopo la sentenza in cui si certificava il trattamento inumano riscontrato in sette carceri italiane. Il numero dei detenuti è lievemente calato, ma la situazione – secondo l’Associazione Antigone – è ancora difficile.

Tanto che sono 6.829 i ricorsi presentati da detenuti sino ad oggi, tutti riguardanti le condizioni di affollamento e Antigone stima in 100 milioni gli oneri a carica del nostro paese per i possibili risarcimenti. L’associazione che si batte per i diritti dei detenuti chiede che per ognuno dei ricorsi sia la stessa Corte europea a procedere a una condanna dell’Italia con relativo risarcimento: “Posto che in media il risarcimento è di 15 mila euro si potrebbe giungere a una cifra complessiva di oltre 100 milioni. Chi ha subito una umiliazione dallo Stato deve essere risarcito”.

Alla vigilia della scadenza fissata da Strasburgo sono 59.683 i detenuti nelle carceri italiane: questo significa che comunque dei passi avanti sono stati fatti se si considera che 11 mesi fa, al 30 giugno 2013, nelle carceri dovevano trovare posto 66.028 persone. Oltre 6 mila in meno significa che alcuni istituti sono diventati più vivibili, anche se i posti regolamentari sono ancora almeno 15 mila in meno.

La Corte Europea dei diritti umani aveva dato all’Italia un anno per individuare un meccanismo di compensazione per chi ha vissuto la condizione di maltrattamento e per evitare che la situazione di trattamento inumano e degradante persistesse nel nostro sistema penitenziario. Nei prossimi giorni il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa valuterà le politiche penali e penitenziarie italiane. È vero ci sono “6 mila in meno rispetto a un anno addietro, tuttavia – elenca i dati l’associazione che si batte per i diritti nelle carceri – il gap da recuperare è però ancora enorme”.

La capienza regolamentare era calcolata in 49.091 posti, dopo mesi di proteste di Antigone che nelle visite dei suoi operatori delle carceri aveva potuto accertare i tantissimi reparti chiusi o in manutenzione, il ministero della Giustizia ha ammesso che sono ben 4.762 i posti attualmente non disponibili. La capienza regolamentare scende così a 44.329 posti. Quindi con questo dato, che secondo Antigone è comunque sovrastimato, il tasso di affollamento italiano è del 134.6%, che significa 134,6 detenuti per 100 posti letto. Prima dell’inizio della procedura europea eravamo secondi per sovraffollamento solo alla Serbia che aveva un tasso del 159,3%. Con il dato di oggi siamo stati superati anche da Cipro e Ungheria. Ma siamo comunque lontani – osserva Antigone – dalla media europea, che è del 97,8%. La situazione comunque non è omogenea, in alcune regioni il tasso sfiora ancora il 150%: in Puglia è del 148,4%, in Liguria del 148%, in Veneto del 139,9%, in Lombardia è del 136,7%, nel Lazio del 133,7% e si arriva al caso limite di Secondigliano (Napoli), dove il sovraffollamento era in aprile di oltre il 200% (1.357 detenuti il 3 aprile per 650 posti). È così che – come i volontari dell’associazione hanno constatato nelle visite effettuate questo mese – si verificano ancora casi di scabbia (Rebibbia Nuovo Complesso il 15 maggio), carenza di attività rieducative e mancanza di spazi per le attività di trattamento e socializzazione.