Li hanno definiti in tutti i modi, da comici 2.0 a morettiani. In realtà sono semplicemente tre giovani, i The Pills, un gruppo di ragazzi ideatori di una sit-com che impazza da tempo su Youtube. A metterla in scena Matteo Corradini, Luigi Di Capua e Luca Vecchi, autori e attori della mini-serie da milioni di click. Dal web, il grande salto: da stasera saranno anche su Italia Uno, con due episodi inediti. Il secondo sarà trasmesso il 9 maggio, sempre alle 23:30. In tv porteranno una serie di prototipi della vita quotidiana: dalle Hogan vietate se si vuole essere “underground” in alcuni quartieri romani come il Pigneto, al concetto di “turbofregna”, che come spiegano: “È un concetto alto, è una fregna con un motore”.
In sintesi, una pseudo modella, con un altro lavoro ma con le stesse caratteristiche. E così i tre ragazzi lasceranno quel set minimale fatto di un ta volino, quattro sedie Ikea, una macchinetta del caffè e una serie di battute in cui molti rivedono una parte della pro pria quotidianità. Odiano essere etichettati: non sono radical e neanche chic. Non so no neanche alternativi/pun kabbestia e chi ne ha più ne metta. Sono trentenni romani che in una manciata di puntate hanno conquistato il pubblico dai 20 ai 40. Quella generazione italiana che si ritrova in fatiscenti case per studenti, con affitti alle stelle, nessun futuro davanti. “Non siamo comici – dice Luigi Di Capua – E tantomeno siamo un trio alla Aldo, Giovanni Giacomo – ribadisce Luca Vecchi –. Abbiamo iniziato in modo amatoriale e poi è arrivata la proposta”.

Ossia quella di Matteo Rovere che ha fatto approdare “The Pills” su Italia 1 con una produzione targata Taodue…
Luigi Di Capua: “Ci hanno fatto anche altre proposte, che abbiamo rifiutato. Volevano che abbandonassimo la rete web, lanciando la serie solo in Tv. E noi non siamo d’accordo”.

Qualche anticipazione per stasera?
Luigi Di Capua: “Sono episodi di uguale lunghezza con due diverse tematiche. La prima puntata riguarda il mondo radical chic, la seconda parla invece della polizia e della questione, a noi cara, delle droghe leggere. Il materiale è stato scritto interamente da noi, nessuno nnnnci ha messfdfso le mani.

Onestamente guardando alcune puntate vengono in mente gli anni dell’università.
Luca Vecchi: “mi dispiace tanto”.
Luigi Di Capua: Molti episodi riguardano quegli anni. Adesso siamo cresciuti e The Pills è cresciuto con noi. Non possiamo più parlare dell’Università ormai. Saremmo ridicoli. Sono passati i tempi delle Hogan vietate al Pigneto. Adesso trattiamo anche temi sociali.

Come lo skecht della ragazza disabile che tu (Luigi, ndr) baci in un locale roman0
Luigi Di Capua: “Esatto. Adesso raccontiamo la generazione dei giovani negli anni subito dopo l’Università. Quando non si sa che cosa fare”.
Matteo Corradini: “E comunque questa Università è davvero una tappa burocratica. Come quando vai a rinnovare la carta d’identità al comune. La fai perché la devi fare.

Questo è il vostro lavoro?
Luigi Di Capua: “Aoh, ma mo’ te do nà pizza in faccia, direbbe mia madre. Vai a lavorare”

Come è nata l’idea di The Pills?
Luca Vecchi: “L’idea all’inizio è stata mia. Abbiamo iniziato a casa a Tor Bella Monaca. Abbiamo cominciato con delle comparse, amici, zii e parenti vari. Poi pian piano abbiamo visto che la serie piaceva. E sono arrivate le prime proposte. Intanto noi siamo cresciti e abbiamo lasciato alle spalle la scena amatoriale che utilizzavamo”.
Matteo Corradini: “Abbiamo perso un po’ il filo del discorso . Non parlavamo di turbofregne”.

Se volete, sì. Sono almeno maggiorenni queste turbofregne?
Matteo Corradini: “Sì, ma per le minorenni c’è un’altra categoria. Quella delle turbo-bimbe”.
Luigi Di Capua: “Che però devono essere rigorosamente accompagnate dalla madre”

RubyRubacuori aveva 17 anni quando è scoppiato il caso.
Luca Vecchi: “Ma in quel caso veniva pagata. Alla fine il problema è quando queste turbofregne diventano ministri”.

Nuovi progetti per il futuro?
Luigi Di Capua: “Stiamo scrivendo un film, sempre sullo stesso genere”.

The Pills, tre ragazzi che davvero non sono radical, né chic. Tre ragazzi che da un semplice appartamento romano di Tor Bella Monaca sono riusciti a realizzare da soli un progetto apprezzato da molti.
Tre ragazzi che vedono Parigi in un bar di piazza San Giovanni a Roma (dove li abbiamo incontrati), che mangiano tramezzini strapieni di maionese perché come dice Luca, “Se non ci sta la maionese, io neanche li guardo”. E in una cosa in particolare sono riusciti: portare sullo schermo della rete anche tematiche importanti, raccontate però con la leggerezza tipica di chi è ancora “giovane”. Un successo nato sul web senza cedere apparentemente a nessun compromesso. Da stasera la prova tv.

Da Il Fatto Quotidiano del 7 maggio 2014