Una vertenza sulle pensioni. E’ la proposta su cui la relazione di Susanna Camusso al congresso nazionale della Cgil ha ottenuto l’applauso più forte. Una vertenza, da precisare con Cisl e Uil, ma che si basa su tre pilastri: un meccanismo nuovo di rivalutazione delle pensioni, l’abolizione della famigerata Gestione separata – quella cui sono iscritti Co.co.co, liberi professionisti, le varie tipologie di lavoro atipico – e un sistema di copertura certo per il lavoro flessibile. Un tentativo, quello di Camusso, di dare uno scatto di reni a un sindacato che, agli occhi dei più giovani difende solo il lavoro cosiddetto garantito. L’idea, esplicitata, è che questa vertenza non costituisca “un ritorno all’indietro” restando “nel recinto di chi difende una parte” ma un modo per superare l’isolamento subito all’epoca della riforma Fornero, puntando sulla “centralità dei giovani”.
Pesa, nel principale sindacato italiano, la sconfitta subita con la riforma Fornero, quella degli esodati. Sconfitta che il segretario della Cgil assume anche sulle proprie spalle: “Siamo stati sconfitti tutti assieme, perché allora decidemmo insieme”. La ferita brucia ancora non solo per la vicenda, mai del tutto risolta, degli esodati. Ancora oggi, dei circa 300mila censiti dall’Inps solo la metà ha visto un provvedimento legislativo interessarsi alla propria condizione e poco più di 60mila sono stati operativamente “salvaguardati”. A bruciare ancora, spiega però Camusso durante la sua relazione, è il fatto di “non essere riusciti a far comprendere quale rottura proponeva il nuovo sistema pensionistico”. Non si è visto, insomma, che “nell’insieme il sistema determinava un grandissimo taglio e l’assenza di prospettiva per molti, moltissimi”, dai giovani ai precari di “ogni età”. 

Ripartire dai giovani, quindi, è il messaggio che viene veicolato a questo congresso, con un’ipotesi che andrà specificata nel dettaglio, sempre che non rimanga lettera morta nel rapporto con le altre centrali sindacali. La proposta è audace vista l’età media della Cgil – composta per metà dal sindacato dei pensionati – e visto il legame non proprio vitale che lega l’organizzazione alle nuove generazioni. 

La questione del meccanismo di rivalutazione, inoltre, è particolarmente delicata perché, nel sistema contributivo per tutti, in vigore con la legge Fornero, il calcolo di quanto cresce nel tempo l’ammontare dei contributi versati risulta decisivo. Il coefficiente è agganciato alla crescita del Pil ma, sostiene Camusso, “in questo modo, con la crisi, noi siamo a -9 punti percentuali”. Rivedere quel coefficiente sarà una battaglia durissima perché grazie a quel numerino si sono redatte le previsioni della spesa pensionistica per i prossimi trenta-quaranta anni. L’abolizione della gestione separata, invece, è avanzata in nome di un ripristino della solidarietà “in un sistema universale” che abolisca quello che oggi è “un ghetto di precari”.

I lavoratori iscritti a questa gestione sono 1,7 milioni su oltre 18 milioni complessivi (di cui 12 milioni lavoratori dipendenti) ma è quella piena di contributi versati a cui corrisponde un numero ridottissimo di pensioni erogate per via dell’età di questi giovani. La proposta della Cgil è di portare tutti sotto lo stesso tetto e di utilizzare tutti i contributi per pagare tutte le pensioni, ripristinando il criterio solidaristico originario della previdenza pubblica. Una proposta che non dispiace al responsabile economico del Pd, Federico Taddei, seduto in prima fila ad ascoltare la relazione, che la giudica coerente con le proposte finora elaborate dal partito democratico. Da qui, però, a dire che si possa arrivare a una ridefinizione del sistema pensionistico italiano, ce ne corre. La relazione di Camusso è stata improntata allo scontro con Renzi e il governo. Per il dialogo, il tempo deve ancora venire.