“Tre linee di indirizzo” e “alcuni elementi” aperti però al confronto e all’approfondimento da parte di sindacato e altre forze sociali. Parte così, in sordina, l’attesa riforma della pubblica amministrazione del governo Renzi. Lo ha annunciato lo stesso premier dopo il Consiglio dei ministri che ha approvato le tre linee-guida della riforma: “capitale umano” – con misure che vanno dal ricambio generazionale alla mobilità interna alla misurazione reale dei risultati, passando per la “conciliazione dei tempi di vita e di lavoro” – tagli agli sprechi, trasparenza e open data. Niente decreto, per ora, perché il governo – spiega Renzi – vuole coinvolgere i rappresentanti dei dipendenti pubblici nella messa a punto delle nuove regole. “Prima di dare il via libera vi ascoltiamo, non abbiamo paura di confrontarci”, è il messaggio. Anche perché “una riforma della Pa contro i lavoratori e le lavoratrici ha le gambe corte”. Ed ecco la sfida: “Non ci dite ‘siete arroganti’, diteci ‘state sbagliando’ e fate le vostre proposte”.  Di qui la decisione di fissare solo i cardini, per poi inviare a tutti i dipendenti pubblici una lettera (pubblicata anche sul sito di Palazzo Chigi) con i provvedimenti concreti in cui si articolerebbero i tre punti e  “lasciare 40 giorni” per la discussione e il confronto. C’è anche una casella mail a cui singoli lavoratori e sindacati potranno scrivere per commenti, giudizi e suggerimenti: Rivoluzione@governo.it. Solo il 13 giugno, dopo questa “consultazione pubblica” – e dopo le elezioni europee – il provvedimento andrà nero su bianco in Consiglio dei ministri. Anche se, assicura Renzi, “la prima filiera di interventi è pronta” e volendo “possiamo trasferirla domattina in un disegno di legge”. Non solo: “Non pensiamo che la riforma sia un prendere o lasciare, ma la filosofia alla base lo è. E la filosofia è: ‘c’è un sacco di bella gente che lavora nella Pa, vanno premiati. Ci sono dei fannulloni, sì, ci sono e vanno stangati, ma non si può dire che sono tutti fannulloni“.

Niente esuberi, ma stop al “trattenimento in servizio” – E gli esuberi, gli 85 mila indicati dal commissario alla spending review Cottarelli tra i dipendenti della Pa? Renzi – che già martedì sera a Porta a porta aveva assicurato “nessuno verrà licenziato”, “i dipendenti non li dobbiamo far lavorare di meno, ma di più” – ha ribadito che il problema non esiste: “Non c’è un tema di esuberi della Pa”, il vero punto “è mettere quelle persone nelle condizioni di lavorare” e “l’efficienza del servizio”. Al massimo si potrà pensare di “affidare mansioni assimilate, il cosiddetto demansionamento, quale alternativa opzionale per il lavoratore in esubero”. Il premier ha spiegato, poi, che “l’abrogazione dell’istituto del trattenimento in servizio” (la possibilità, cioè, di restare in servizio per 24 mesi dopo il raggiungimento dell’età pensionabile) comporterebbe “la possibilità di far entrare 10 mila giovani nella Pa”, numero che potrebbe salire “fino a 14-15 mila assunzioni in cinque anni” se “obblighi tutti ad andare in pensione”. Nulla nemmeno sul taglio agli stipendi degli statali: confermato il tetto massimo di 240mila euro, ma scompaiono i “tetti intermedi” ipotizzati nelle varie bozze del Dl Irpef per dirigenti del Servizio sanitario nazionale, diplomatici, docenti universitari, prefetti.

Meno permessi sindacali e retribuzione di risultato in funzione di come va economia – Tra le misure per rendere più flessibile e efficiente l’organizzazione del lavoro nella pa ci sono la modifica dell’istituto della mobilità volontaria e obbligatoria, l’introduzione dell’esonero dal servizio, l’agevolazione del part-time, l’applicazione rigorosa delle norme sui limiti ai compensi (compreso il cumulo con il reddito da pensione), la possibilità di affidare mansioni assimilabili quale alternativa opzionale per il lavoratore in esubero, la riduzione del 50% del monte ore dei permessi sindacali nel pubblico impiego, l’introduzione del ruolo unico della dirigenza. Un altro punto riguarda la valutazione dei risultati, che deve essere “fatta seriamente”, e la relativa retribuzione, che andrebbe “erogata anche in funzione dell’andamento dell’economia“.

Accorpati Aci, Pra e Motorizzazione. Via obbligo iscrizione a Camere Commercio – I tagli agli sprechi verranno effettuati attraverso l’aggregazione di enti simili, la riorganizzazione delle authority, una centrale unica per gli acquisti delle forze di Polizia, la gestione associata dei servizi a livello locale, l’accorpamento di Aci, Pra e Motorizzazione, una sola scuola nazionale dell’amministrazione (contro le cinque esistenti oggi), l’accorpamento delle sovrintendenze, la gestione manageriale dei poli museali, la riduzione delle prefetture a non più di 40 nei capoluoghi di Regione e nelle zone più strategiche, l’eliminazione dell’obbligo per le aziende di iscriversi alle Camere di commercio e la “razionalizzazione delle Autorità portuali”. 

Arriva il Pin del cittadino per accedere a servizi pubblici – Nella riforma della Pa è prevista anche l’annunciata “introduzione del Pin del cittadino” per accedere ai servizi pubblici. “Oggi la pubblica amministrazione parla 13 linguaggi diversi, noi vogliamo che parli un’unica lingua e che lavora su tutto”.  

“Non è un problema di soldi” – “Non c’è un tema di esuberi“, ha assicurato poi Renzi. “La Pa italiana ha una media tra lavoratori e cittadini che è uguale a quella degli altri Paesi Ue, anzi è minore. Questo è il quadro: chi vi dice servono 3 miliardi per esuberi fa un ragionamento opposto a quello che vogliamo fare noi: se metti insieme, in un ragionamento globale, la prefettura, la ragioneria dello Stato, eccetera, risparmi molto di più che con l’esubero. La riorganizzazione della Pa non nasce dalla spending review, non è un problema di soldi, chi entra in un ufficio pubblico si deve sentire a casa”. La riforma della Pa, dunque, è un “tassello della sistematica operazione di cambiamento che cerchiamo di realizzare nel Paese” e che “sta rispettando tutte le scadenze che ci siamo auto imposti”.

Il ministro Madia: sì alla mobilità e al “ringiovanimento selettivo” – Il ministro Marianna Madia, parlando dopo Renzi in conferenza stampa, ha detto poi che “da qui al Cdm del 13 giugno ci saranno altri cinque incontri con Errani e le Regioni, non solo per il Pin ma anche per il tema della dirigenza e della mobilità. Abbiamo un bisogno estremo di fare questa riforma insieme agli enti locali. E’ necessario dunque decidere insieme”. Occorre ”mettere in campo” una “mobilità che funzioni”, “volontaria ma anche obbligatoria, garantendo dignità al lavoratore”, con riferimento alle retribuzioni e alla “non lontananza da luogo lavoro”. “Proviamo a proporre una riforma che per la prima volta dopo tanti anni non parte da un obiettivo di contenimento della spesa ma da una visione. E il primo dei punti è il ringiovanimento selettivo e strategico: bisogna partire dai fabbisogni di ogni amministrazione. Stiamo parlando della più grande azienda del nostro paese”. L’obiettivo è ”sbloccare il turnover in modo strategico, con entrate selettive per le amministrazione che ne necessitano”.”Alcune cose si possono fare subito, come l’abrogazione dell’istituto di trattenimento in servizio che libererebbe, a essere prudenti, 10mila posti, ma credo almeno 15mila”.