Un’altra evasione, a poche ore dal caso di Filippo De Cristofaro. Un detenuto tunisino, Ballouti Moncef, che sarebbe dovuto rientrare la sera di lunedì 28 aprile nel carcere di Bollate dopo un permesso premio, non si è presentato.

L’uomo ha una condanna per omicidio, finirà di scontare la pena nel 2020. Al detenuto erano stati concessi anche dei permessi premio, fa sapere l’Osapp, il sindacato di polizia penitenziaria, ed era stato ammesso al lavoro esterno inizialmente con la scorta, ma poi, data la buona condotta, anche senza.

Nella perquisizione della sua cella nel carcere milanese sono risultati presenti tutti i suoi effetti personali, tranne il pc. L’umo “l’anno prossimo poteva aspirare ai servizi sociali”, ha spiegato il vice capo del Dap Luigi Pagano all’Adnkronos. “Il direttore del carcere non si spiega ancora cosa sia potuto succedere visto che il suo comportamento è stato sempre irreprensibile. È anche possibile che gli sia successo qualche incidente”, ha Pagano.

“Quest’episodio – ha dichiarato il segretario generale dell’Osapp, Leo Beneduci – deve indurre a una riflessione, perché riguarda un carcere definito modello. Questo dimostra come il sistema penitenziario non sia esente da gravissime carenze anche dal punto di vista del reinserimento dei detenuti. Inoltre, al di là del fatto che il soggetto evaso è venuto meno all’impegno di fiducia a cui era tenuto, bisogna anche tener conto della gravità dell’accusa nei suoi confronti, visto che era condannato per omicidio. È vero che i casi di evasioni sono statisticamente molto pochi rispetto alla popolazione carceraria – conclude Beneduci – ma fatti di questo tipo devono comunque far riflettere”.