Matteo Renzi evita il muro contro muro, apre alle critiche di Silvio Berlusconi, e dopo il colloquio al Quirinale, per tutto il fine settimana ha messo a punto il piano per far correre la riforma sul Senato. Ecco allora il punto di svolta: il nuovo Senato delle Autonomie sarà composto da consiglieri regionali, eletti ciascuno nei propri consigli. Questo il punto di mediazione raggiunto dopo che ancora ieri il ministro Maria Elena Boschi e il vicesegretario del Pd hanno mantenuto contatti con i berlusconiani Paolo Romani e Denis Verdini.  Risultato: il Senato resta una camera di nominati. Visto che comunque si guardi la riforma i consiglieri regionali che andranno a Roma saranno designati in ultima battuta dai loro colleghi.

Un ostacolo, quello rappresentato dall’ex Cavaliere, in fondo superabile come ha dimostrato, nell’intervista a Lucia Annunziata, lo stesso premier. “Legittimo che Berlusconi critichi”, ha detto il presidente del Consiglio. Più arduo superare l’opposizione interna ai democratici. Anche se, fonti interne al partito, hanno fatto sapere che la scelta dei consiglieri regionali potrebbe soddisfare le richieste degli stessi bersaniani, che oggi si ribattezzeranno area riformista, mettendo così all’angolo la fronda di Vannino Chiti. Questo il ragionamento: “Bisogna interloquire civilmente con Chiti, ma il suo ddl non è la proposta”.

Insomma, la strada sembra quella giusta. Tanto più che i quattro capisaldi su cui Renzi non molla sembrano intoccabili. Si tratta, in sostanza, del fatto che i senatori non voteranno la fiducia, non percepiranno indennità, non voteranno leggi di bilancio e non saranno eletti dai cittadini.  Resta in bilico, invece, il tema dell’elettività. Un punto sul quale lo stesso Renzi sembra disposto a qualche delega. Non pare, infatti, infondato il ragionamento di Gaetano Quagliarello (Ncd) sulla designazione dei senatori durante l’elezione dei consiglieri regionali. Di più: quasi certamente diminuirà il numero dei sindaci e anche il numero dei senatori nominati dal Capo dello stato. Nel piano Ncd dovrebbero essere 21.

A questo punto, e fermi i punti sull’operatività dei senatori, sarà composto da 21 presidenti delle giunte regionali, da 21 sindaci di comuni capoluogo di regione, da 4’0 consiglieri (due eletti in ogni regione), da 4′ sindaci (due eletti per ciascuna regione), da 21 cittadini scelti dal Capo dello stato per “altissimi meriti”, mentre gli ex presidenti della Repubblica restano di diritto senatori a vita. Totale: 148 senatori che lavoreranno soprattutto sugli enti locali ed Europa, fermo restando la possibilità di formulare proposte di modifica delle leggi.