Kiev ha chiuso i rubinetti dell’acqua alla Crimea, la penisola sul Mar Nero recentemente annessa alla Russia dopo un referendum. Lo riferiscono alcuni media ucraini. Nei giorni scorsi le forniture idriche erano state drasticamente ridotte. Vladimir Putin “con la sua offensiva nell’Est e nel Sud dell’Ucraina sogna di far rinascere l’impero sovietico“. Dopo l’accusa di voler scatenare una “terza guerra mondiale”, il premier ucraino Arseni Yatseniuk torna a scagliarsi contro il presidente della federazione russa accusato di mettere in pratica tutta una serie di azioni offensive per conquistare la parte orientale del Paese dopo aver ottenuto l’annessione della Crimea a seguito del referendum del 16 marzo scorso stravinto dai separatisti filorussi. Un voto che avrebbe dovuto chiudere la partita dopo la lunga protesta di piazza Maidan, ma che ha rappresentato solo l’inizio di nuovi scontri, questa volta lontani da Kiev e concentrati ai confini orientali dell’Ucraina. La mossa, riportata da alcuni media ucraini, secondo cui Kiev avrebbe tagliato i rifornimenti d’acqua alla Crimea, sembrerebbe rappresentare la prima offensiva da parte del governo di Yatseniuk, costretto finora a raccogliere le (molte) parole dei leader europei e i loro (pochi) fatti.

Filorussi: “Rilascio degli osservatori in cambio di nostri militanti” – Ed è proprio lì che nei giorni scorsi i filorussi, guidati dall’autoproclamatosi sindaco di Slovyansk Vyacheslav Ponomarev, hanno bloccato un bus con a bordo 13 persone, tra cui 8 osservatori dell’Osce colpevoli, secondo i separatisti di essere “spie della Nato”. Oggi Ponomarev ha descritto gli osservatori fermati come “prigionieri” e ha aggiunto che sono funzionari di Stati membri della Nato. “Avendo trovato mappe con loro che contenevano informazioni su dove sono collocati in nostri checkpoint, abbiamo avuto l’impressione che siano funzionari che stanno compiendo una certa missione di spionaggio”, ha detto Ponomarev. Il gruppo di otto membri a guida tedesca stava viaggiando sotto l’egida dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) quando è stato fermato. Il ministero della Difesa tedesco ha reso noto di aver perso i contatti con il gruppo, che comprende anche cinque ucraini.  In un comunicato emesso oggi, il ministero degli Esteri russo Sergei Lavrov ha affermato che sta prendendo “tutte le misure per risolvere la situazione”, ma ha accusato le autorità di Kiev di aver fallito nel garantire la sicurezza del gruppo. “La sicurezza degli ispettori è totalmente affidata alla parte che ospita”, si legge nel comunicato. “Perciò sarebbe logico aspettarsi che le attuali autorità di Kiev risolvano le questioni preliminari della localizzazione, delle azioni, e della sicurezza degli osservatori”. Per il premier ucraino “il rapimento è un atto di terrorismo”.

Il premier ucraino rientra in anticipo a Kiev – Questa mattina, intanto, si è tenuto a Roma l’incontro programmato tra il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e il premier ucraino, Arseniy Yatseniuk. Il colloquio fra i due è durato circa 20 minuti. Yatseniuk ha dialogato anche con Papa Francesco per circa 20 minuti e con il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, ma ha poi comunicato di aver deciso di rientrare con anticipo a Kiev non partecipando quindi domani alla canonizzazione dei due papi, prevista a partire dalle 9.30 in piazza San Pietro. Il capo del governo italiano ha espresso “forte sostegno da parte dell’Italia al processo di riforme politiche ed economiche portate avanti dal governo di Kiev” come riporta una nota di Palazzo Chigi. “All’indomani della dichiarazione G7 – si legge nella nota – Renzi e Yatseniuk hanno convenuto sugli impegni a rispettare gli accordi di Ginevra. Il premier italiano ha ribadito la forte aspettativa della comunità internazionale che le elezioni presidenziali in Ucraina possano svolgersi nella data prevista del 25 maggio prossimo”.

Il New York Times: “Aziende europee fanno lobby per limitare sanzioni”
Certo, resta il differente atteggiamento tra Usa e Paesi Ue. D’altra parte, scrive oggi il New York Times, di fronte alle decisioni dei leader politici del G7, che tentano di aumentare la pressione per spingere Mosca a interrompere le sue azioni destabilizzanti in Ucraina, le aziende europee “cercano di minimizzare” l’impatto delle sanzioni sulla Russia. Il giornale americano sottolinea che le imprese e le banche del Vecchio Continente “sono molto più esposte nei confronti dell’economia russa rispetto alle loro controparti statunitensi”. Gli scambi commerciali tra l’Unione europea e la Russia nel 2012 ammontavano a quasi 370 miliardi di dollari, mentre quelli degli Stati Uniti, lo scorso anno si attestavano sui 26 miliardi di dollari. Per questo, scrive il Nyt, le aziende europee “hanno svolto un’energica azione di lobby per sbarrare la strada o almeno diluire le sanzioni, rendendo difficile ai leader politici americani ed europei mettere insieme un pacchetto di misure sufficientemente efficaci per contrastare le azioni russe in Ucraina”.

Usa: “Nuove sanzioni contro Mosca colpiranno banche ed energia” –  Potrebbero arrivare già “all’inizio della prossima settimana” le nuove sanzioni americane contro la Russia e dovrebbero colpire personalità del settore energetico e bancario“, ha il vice consigliere per la Sicurezza nazionale americano, Ben Rhodes, parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One che porta il presidente Barack Obama in Malaysia. Le nuove misure restrittive potrebbero colpire “individui con influenza sull’economia russa, come l’energia e le banche”, ha detto Rhodes, sottolineando come, “quando inizi a colpire la cricca, gli individui che controllano grande parte dell’economia e alcune entità sotto il loro controllo, crei un impatto economico significativo al di là della sanzione contro l’individuo”. Il vice consigliere per la Sicurezza nazionale non ha poi indicato una data precisa per il via libera a nuove sanzioni: “Mi aspetto che sanzioni mirate saranno imposte con un urgenza” e che arrivino “all’inizio della prossima settimana”. Secondo alcune fonti, potrebbero essere decise già lunedì.