La procura di Torino ha chiuso le indagini su Stamina. Gli indagati sono 20, tra cui Davide Vannoni, il presidente e inventore del cosiddetto “metodo” stamina, nonché il numero due della fondazione, Mario Andolina. Come si legge nell’atto di chiusura delle indagini, insieme a Vannoni e al suo vice, sono indagati anche Gianfranco Merizzi di Medestea, Ermanna Derelli, direttrice sanitaria degli Spedali civili di Brescia e Carlo Tomino, responsabile dell’ufficio sperimentazione clinica dell’Agenzia italiana del farmaco “perché, in un vasto arco di tempo pluriennale protrattosi dal novembre 2006 e ancora oggi pienamente in corso, a mezzo di idonee strutture radicate, e sulla base di mirati programmi attivati sin dall’inizio a Torino, si associavano stabilmente tra loro allo scopo di commettere una serie indeterminata di delitti…promuovendo, costituendo, organizzando l’associazione”. 

Gli indagati, si legge sempre nelle carte della procura, “hanno costituito associazioni tra cui Medestea, con sede a Torino, la Biogenesis research, di Lugano, la Biogenesis tech, di Lugano, con la finalità di diffondere in vari Paesi del mondo la terapia Stamina, attraverso accordi di joint venture con cosiddette cell factories, e cioè anche grazie a fattori strettamente connessi ed esplicitamente dichiarati quali lo scatenamento di un’attività mediatica di forte impatto, il superamento del blocco alle terapie imposto dall’Aifa il 15 maggio 2012 attraverso ordinanze dei giudici civili, l’utilizzo del metodo Stamina nell’ambito di una struttura sanitaria pubblica come l’azienda Spedali civili di Brescia, la presentazione all’estero della terapia Stamina sotto una veste di piena legalità“.

“Danni alla salute dei pazienti” e “tensione sociale” - Nell’avviso di chiusura indagini, la procura di Torino mette nero su bianco che, “non solo non ci sono stati miglioramenti nella salute dei pazienti sottoposti alla metodica Stamina di Davide Vannoni ma, anzi, si sono verificati eventi avversi in un numero significativo” di essi. Inoltre “l’associazione per delinquere promossa da Davide Vannoni intorno al metodo Stamina ha creato un “clima di tensione sociale” e di “falso allarme”, con manifestazioni “pesantemente critiche nei confronti delle istituzioni” come “il presidente della Repubblica”. Vannoni e i suoi complici – si legge ancora nel corposo capo d’imputazione – “facendo credere falsamente” ai pazienti e ai familiari che “vi erano elevate possibilità di guarigione dalla loro malattia a seguito del trattamento con cellule staminali e che le persone non sottoposte a tale trattamento sarebbero incorse in un serio pericolo di vita“, induceva un “clima di tensione sociale” mediante “conferenze, scritte, scritti e anche manifestazioni pesantemente critiche” verso il capo dello Stato (Napolitano, ndr), il presidente del Consiglio (Enrico Letta, ndr), il ministro della Salute (Beatrice Lorenzin, ndr). Il riferimento è ai numerosi blocchi stradali e manifestazioni che, nell’inverno scorso sono sfociati nel tentativo di irruzione alla Camera. Quel giorno, due fratelli malati erano arrivati a dissanguarsi per chiedere un decreto d’urgenza da parte del governo.

“Uomini come cavie” – Davide Vannoni e gli indagati di Stamina hanno operato sui pazienti “senza eseguire o far eseguire i test necessari prima dell’impiego del prodotto sull’uomo, così indebitamente trasformato in cavia“, si legge in un passaggio dell’atto. Vannoni e gli altri indagati per associazione a delinquere aggravata e finalizzata alla truffa hanno agito “in assenza di qualsivoglia pubblicazione scientifica atta a identificare le caratteristiche del cosiddetto metodo Stamina e a rendere quel metodo consolidato e riconoscibile” e “somministrando o facendo somministrare ai pazienti preparati senza conoscerne natura, implicazioni, potenzialità, rischi”. Non solo. Ai pazienti sarebbe stata omessa “l’adeguata informazione circa la terapia da somministrare, la natura dei trattamenti e i possibili rischi”.

Il ministro della Salute Lorenzin: “Lavori commissione continuano” – “Non sono stupita. Ora vedremo l’esito del processo”, ha commentato a caldo il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, ospite a ‘Coffee break’ su La7, che ha chiesto “chiarezza” sulla vicenda “perché le vittime sono le migliaia di persone che hanno creduto di poter aver una cura miracolosa“. Intanto, i lavori della commissione scientifica che deve giudicare sul caso Stamina “andranno avanti”: “Noi continuiamo ad avere due percorsi attivati - ha spiegato l’esponente di Ncd – uno è quello che dipende da noi cioè quello della commissione che valuta il metodo, e che ricordo è la seconda commissione perché il metodo è già stato dichiarato totalmente inefficace e infondato dalla prima commissione. Dall’altro lato, c’è il lavoro della procura di Torino che oggi ha rinviato a giudizio moltissime persone. Io mi auguro che da questa vicenda escano fuori due verità, quella scientifica, che sarà cura della commissione verificare e attuare e quella processuale, entrambe a favore delle famiglie che in questi anni hanno sofferto, atteso, avuto illusioni e speranze”.