Chissà se un numero così elevato si giustifica con la paura di una rivolta popolare. 400 a 630, un rapporto di uno a più di uno e mezzo. Dopo la Presidenza della Repubblica, la Camera dei deputati sembra un fortino di guerra. Protetto, anzi blindato da un piccolo esercito. I poliziotti in servizio presso l’Ispettorato interno a Montecitorio sono 198; almeno altrettanti i carabinieri dell’omologo Comando. Circa 400 uomini e donne in divisa a tutela di 630 onorevoli deputati. Per comprendere meglio questo dato, bisogna equipararlo a quello di una periferia romana, dove troviamo – in media – un poliziotto ogni 2.100 abitanti.

Ai dipendenti del Viminale è affidata la sicurezza interna a Montecitorio e a tutti gli altri palazzi della Camera, oltre alla scorta al presidente e ai suoi predecessori. Tanto per fare un esempio, come ha tenuto a sottolineare la stessa Boldrini, è stato proprio il dirigente dell’Ispettorato a decidere, “sulla base di proprie autonome valutazioni, fondate sui fatti accaduti a Montecitorio e sulle tensioni che ne sono derivate”, di concedere la scorta a Stefano Dambruoso, il questore di Montecitorio che a gennaio, durante una protesta del Movimento 5 Stelle, ha rifilato una manata in faccia alla collega grillina Loredana Lupo. Ecco, da quel giorno sono i poliziotti interni ad assicurare a lui, non a lei, l’incolumità fisica. Ai militari dell’Arma spetta invece la vigilanza all’esterno. Da non confondere, attenzione, con le divise che vediamo garantire l’ordine pubblico in occasione delle manifestazioni: quelli sono altri carabinieri o altri poliziotti, tutti dei reparti mobili. Stipendio base 1.300 euro per prendersi insulti e pure qualche sputo.

Ieri il Fatto Quotidiano ha raccontato come il Quirinale sia un posto di lavoro molto ambito anche dal punto di vista economico. In misura leggermente minore, questo vale anche per la Camera. Secondo i dati raccolti dal sindacato di polizia Sed, a fare la differenza, ancora una volta, sono le indennità (chiamate proprio “indennità di palazzo”) che – come nel caso del Colle – vengono erogate direttamente dall’istituzione. Si va dai 200 euro mensili per gli agenti (rispetto ai 400 della Presidenza della Repubblica) ai 1.300 di un dirigente generale. C’è poi una voce in più sulla busta paga: una sorta di indennità notturna, pari a circa 5 euro l’ora. Una cifra che, se di per sé non dice niente, va confrontata con i pochi centesimi di euro che guadagnano in più sullo stipendio i poliziotti delle Volanti. La differenza è che mentre i primi si trovano a dover badare alla sicurezza (interna) di un palazzo che per definizione ormai viene associato alla Casta, i secondi devono fronteggiare microcriminalità e degrado, rischiando la pelle nelle nostre periferie. È più che comprensibile, dunque, che siano in molti a voler essere impiegati all’Ispettorato. Naturalmente la domanda passa dal Dipartimento di pubblica sicurezza o dal Comando generale dell’Arma e non è certo automatico che venga accettata. Non vengono richiesti requisiti particolari e dopo cinque anni – vale per i militari – si è sottoposti a un nuovo trasferimento.

Quanto costa agli italiani la sicurezza di Montecitorio? Non raggiungiamo l’esorbitante cifra di 40 milioni di euro come per il Quirinale, ma le divise pesano sui bilanci dello Stato per almeno 15 milioni di euro l’anno. Ancora una volta: se il governo ha deciso di tagliare gli sprechi, forse più che partire dalla Polizia stradale potrebbe partire dai palazzi del potere.

Da Il Fatto Quotidiano dell’11 aprile 2014