Fra i leader di partito che nel 2012 sedevano a Palazzo Madama, Silvio Berlusconi si conferma il più ricco. In base alla dichiarazione dei redditi del 2013, relativa al reddito percepito l’anno prima, l’ex presidente del Consiglio – decaduto nel novembre scorso dalla carica di senatore – ha avuto un imponibile pari a 4,5 milioni di euro. Per il presidente di Forza Italia si tratta in realtà di un vero e proprio crollo, perché nel 2011 il suo reddito era stato di 35,4 milioni e l’anno prima aveva superato i 48 milioni. Ma quella cifra gli permette comunque di lasciarsi alle spalle i vertici delle altre formazioni politiche: dall’attuale segretario di Scelta civica e ministro dell’IstruzioneStefania Giannini, con i suoi 117.671 euro, al presidente di Ncd e ministro dell’Interno, Angelino Alfano, a quota 105.186. Per non parlare del leader dell’Udc e presidente della commissione Esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini, che al Fisco ha dichiarato 86.713 euro.

Angelucci, il golden boy di Montecitorio: 4,3 milioni di reddito – E’ Antonio Angelucci l’uomo d’oro di Montecitorio. Con i suoi oltre 4 milioni di imponibile dichiarati nel 2013, il parlamentare di Forza Italia a capo di un impero di cliniche private ed editore di libero sopravanza l’avvocato Gregorio Gitti, dei Popolari dell’Italia, ordinario di diritto civile all’università di Milano, consigliere di amministrazione di alcune società e genero del banchiere Giovanni Bazoli. Il club dei milionari vede al suo interno anche il broker finanziario Itzhak Gutgeld, del Pd, l’ex direttore generale di Confindustria Giampaolo Galli (anch’egli del Pd) e il medico argentino Mario Borghese, eletto all’estero con il Maie. La top ten è completata dall’ex vicepresidente di Confindustria Alberto Bombassei (patron della Brembo, azienda leader dei freni), l’avvocato Arcangelo Sannicandro, di Sel, l’avvocato di Berlusconi Piero Longo, la campionessa olimpica Valentina Vezzali e l’avvocato di Forza Italia Ignazio Abrignani. Questa la classifica dei dieci deputati più ricchi. Antonio Angelucci (Fi) 4.372.068, Gregorio Gitti (Popolari per l’Italia) 3.426.455, Itzhak Gutgeld (Pd) 1.757.2955, Giampaolo Galli(Pd) 1.321.436, Mario Borghese (Gruppo Misto) 1.163.694, Alberto Bombassei (Scelta Civica) 845.813, Arcangelo Sannicandro (Sel) 807.494, Piero Longo (Fi) 778.091, Valentina Vezzali (Scelta Civica) 672.348, Ignazio Abrignani (Forza Italia) 551.717.

In particolare dalla dichiarazione consegnata alla Camera risulta che Bombassei possiede più di 37,7 milioni azioni Brembo, detenute attraverso la Nuova Fourb di cui ha il 40% di usufrutto. Appassionato di auto storiche, in garage conserva tre Jaguar del 1933, ’55 e ’72 e tre Mg (del ’54, del ’58 e del ’74). Bombassei è anche proprietario di un super-yacht ‘Navetta 33’.

Poveri a Cinque Stelle. Sono molti i deputati del Movimento 5 Stelle che nel 2013 non hanno presentato la dichiarazione dei redditi. I grillini sono i membri della Camera con i redditi complessivamente più bassi e tra di loro molti, prima di entrare in Parlamento, non guadagnavano nemmeno un euro. Tra questi anche il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. Mentre Alessandro Di Battista, uno dei leader del movimento, dichiara di aver guadagnato solo 3.176 euro. 

Stando alle dichiarazioni dei redditi che i parlamentari sono tenuti a rendere pubbliche risulta che 51 dei deputati di Montecitorio, nel 2012, cioè prima di essere eletti parlamentari non percepivano nulla, nè da redditi da lavoro nè da altre fonti. Giovani, disoccupati e a “reddito zero”. E’ la carica dei nullatenenti, o per meglio dire dei nulla dichiaranti al fisco, che sono approdati alla Camera dopo le nuove elezioni. La maggioranza (25) fa parte del Movimento Cinque Stelle ma parlamentari a “reddito zero” si trovano anche in altre formazioni politiche come il Partito Democratico (12 parlamentari), Sinistra e Libertà (8), nel Nuovo Centrodestra (1, Rosanna Scopelliti) e Per l’Italia (1, Gea Schirò). Quattro parlamentari a “reddito zero” sono nel gruppo Misto, ma tre di loro sono ex pentastellati. Considerando che l’incarico parlamentare ha una retribuzione lorda annua di poco meno di 100mila euro bisogna dire che questi ragazzi (si tratta infatti per lo più di parlamentari giovani) grazie a Grillo hanno vinto un terno al lotto. Accanto ai “reddito zero” ci sono però anche diversi “incapienti” cioè coloro che guadagnano meno di 8mila euro lordi l’anno. Secondo le statistiche, questi neo parlamentari prima di arrivare a Montecitorio erano considerati persone che vivevano nell’area della “povertà”. I parlamentari incapienti, a differenza dei “reddito zero” hanno quasi tutti presentato la dichiarazione, benché non ne abbiano alcun obbligo. La ragione è semplice, in questo caso avranno il vantaggio di portare un eventuale credito d’imposta in detrazione da quello che nel 2013 sarà il cospicuo stipendio parlamentare. Fra questi si segnalano il non più giovanissimo (33 anni) Emanuele Cozzolino, segretario della cmmissione Affari Costituzionali che nel 2012 ha prodotto un reddito dichiarato di 24 (ventiquattro) euro a fronte di un credito d’imposta da 1.802 euro. Un po’ meglio ha fatto la collega di partito, Mirella Liuzzi, che nel 2012 ha prodotto 114 (centoquattordici) euro portando però a credito d’imposta 400 euro. Zero euro ha dichiarato anche il vicepresidente della Camera dei Cinque Stelle Luigi Di Maio, il quale però dichiara di aver speso “personalmente” quasi mille euro (esattamente 975,69) per spese elettorali. Apprezzabile un altro parlamentare a “reddito zero”, Roberto Fico (M5S) che ha presentato la dichiarazione non per avere crediti d’imposta da scontare ma solo per dichiarare la propria abitazione. 

Zeller (Svp) primo tra i capigruppo al Senato – Il capogruppo al Senato con il reddito più alto risulta essere Karl Zeller (Südtiroler Volkspartei – Per le Autonomie) con 383.826 euro, seguito da Luigi Zanda (Pd) con 142.873 euro, Massimo Bitonci (Lega) con 106.774 euro. Sotto il podio si collocano Maurizio Sacconi (Ncd) con 104.976 euro, Paolo Romani (Forza Italia) con 101.003 euro, Lucio Romano (Per l’Italia) con 71.992 euro, Mario Ferrara (Gal) con 46.945 euro, Loredana De Petris (gruppo misto-Sel) con 25.174 euro e Gianluca Susta (Scelta civica) con 21.038 euro. Chiude la classifica dei dieci capigruppo l’avvocato e neo presidente del gruppo M5S Maurizio Buccarella con 8.024 euro di imponibile. 

Grasso batte Boldrini – Quanto ai presidenti di Camera e Senato, Pietro Grasso – seconda carica dello Stato – ha inserito nella dichiarazione un reddito imponibile di 176.499 euro, mentre la presidente della Camera, Laura Boldrini, si è fermata a 6.314 euro più 94.304 euro percepiti in qualità di funzionario dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) e non soggetti alla tassazione italiana “in base agli accordi regolanti il regime fiscale dei funzionari di organismi internazionali”. La somma ricevuta dalle Nazioni Unite era in dollari (121.340,61) e, precisa la presidente della Camera, “non è soggetta a imposizione nazionale in base agli accordi regolanti il regime fiscale dei funzionari di organismi internazionali”. Per quanto riguarda le spese elettorali sostenute dalla Boldrini nella campagna elettorale dello scorso anno (di cui è obbligatoria la rendicontazione) la presidente dichiara di aver speso 5.708,70 euro.

Tra i ministri vince Lupi – In attesa delle dichiarazioni di Matteo Renzi e dei ministri Pier Carlo Padoan (Economia), Federica Guidi (Sviluppo), Giuliano Poletti (Lavoro) e Maria Carmela Lanzetta (Affari Regionali), per ora il ministro più ricco è quello delle Infrastrutture e trasporti, Maurizio Lupi, e la più “povera” risulta Maria Elena Boschi, titolare delle Riforme costituzionali. Lupi (Ncd) nel 2013 ha dichiarato 282.499 euro. Possiede solo una macchina, una Fiat 500 del 2008, e una quota di 50 euro, in qualità di socio fondatore, della cooperativa Tempi. Non ha terreni o immobili e si è autosospeso dall’incarico di amministratore delegato di Fiera Milano Congressi il 3 maggio 2013. Nel 2012 ha dichiarato un risparmio amministrato pari a 36.871,87 euro (32mila in Btp e 4.365 come controvalore di quote della Fiera di Milano) e ha speso 58.996,44 euro per la campagna elettorale. Boschi ha invece avuto un imponibile di 76.259 euro e ha dichiarato il possesso di una Mercedes classe D del 2011 e di venti azioni della Banca Etrusca e della Bcc Val d’Arno. Non ha indicato però le spese elettorali sostenute per la campagna politica (“Non sono in grado di quantificarle”, scrive in una nota). Dario Franceschini, ministro della Cultura e deputato Pd, è il secondo ministro con redditi oltre i 200mila euro: per la precisione 200.861 euroPer il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, le entrate sono invece ammontate a 98.471 euro, lo stipendio standard da deputato. Identico a quello dichiarato da Andrea OrlandoGiustizia, e Marianna Madia, ministro della Pubblica amministrazione, che guida una Fiat Panda e possiede un appartamento a Roma, un box e tre fabbricati (due solo per metà superficie) in nuda proprietà. Lorenzin, che non possiede case, ha invece una Lancia Ypsilon del 2005. Roberta Pinotti, ministro della Difesa, ha dichiarato 110.603 euro, e Maurizio Martina, che guida il dicastero dell’Agricoltura, poco più di 102mila. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, ha guadagnato 97.492 euro, mentre il reddito imponibile 2012 del ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti, è stato di 81.871 euro. La dichiarazione dei redditi di Federica Mogherini, titolare degli Esteri, riporta entrate per 109.117 euro,

Una Lada Niva nel garage di Brunetta. E Lupi guida una Jaguar – Il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta, ha denunciato 178.756 euro di reddito imponibile e risulta proprietario di un terreno sulla Costiera amalfitana, a Ravello, e cinque case: una a Venezia, una a Roma, una sempre a Ravello, una a Monte Castello di Vibio (Pg) e una a Riomaggiore (Spezia). L’esponente azzurro ha anche tre auto: una Fiat 110 F del 1968, una Lada Vaz2121 Niva dell’89, fuoristrada russo – evoluzione della mitica Zhigulì – prodotto negli stabilimenti di Togliattigrad, e una jeep Wrangler del ’96. Brunetta per la campagna elettorale dello scorso anno ha ricevuto un contributo 10 mila euro. Tra i capigruppo, l’ex ministro è però solo terzo nella classifica dei redditi: l’oro va a Lorenzo Dellai, a capo dei Popolari per l’Italia, che ha dichiarato 193.299 euro. Giuseppe Brescia, capogruppo dei Cinque stelle, non ha invece presentato la denuncia dei redditi 2013 e risulta proprietario solo di una Renault Modus. Dellai è seguito da Andrea Romano, capogruppo di Scelta civica, che ha denunciato un imponibile di 186.095 euro. Giancarlo Giorgetti della Lega è a quota 133.907 euro, Pino Pisicchio del gruppo Misto a 129.758 euro, Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia a 106.944 euro, Nunzia De Girolamo del Ncd a 98.471 euro, Roberto Speranza del Pd a 35.895 euro e Gennaro Migliore di Sel a 20.124 euro.

 Raffaele Fitto, deputato di Forza Italia, ha dichiarato 104.931 euro di imponibile e risulta possedere undici immobili tra Lecce e provincia, tre fabbricati in comproprietà, tre terreni, un gommone Stilmar 26 open, una Jaguar, un’Audi A4 e una Fiat Multipla. L’ex governatore della Puglia ha dichiarato, inoltre, di aver versato come spese elettorali oltre 30mila euro. 

Bossi & the Family. Un ex leader di peso, il fondatore della Lega Umberto Bossi ha denunciato 172mila 783 euro. Secondo il bollettino della Camera, il Senatur ha 4 terreni e un fabbricato a Gemonio in comproprietà con la moglie Manuela Marrone. L’ex segretario del Carroccio, ora deputato, non ha auto a lui intestate, né azioni o quote di società e non ha sostenuto nessuna spesa elettorale per le ultime politiche. Marrone, invece, oltre ai 4 terreni e al fabbricato in comproprietà con il marito, possiede al 100% 2 fabbricati e 5 terreni nel Brenta, in provincia di Varese, e un terreno sempre a Gemonio. Lady Bossi guida dal 2007 una Panda. Roberto, il figlio del senatur (secondo la ‘dichiarazione relativa ai figli consenzienti’) possiede una Daimler Chrysler immatricolata nel 2005.