Reillo ha 137 abitanti. Un piccolo paesino vicino alla più grande città di Cuenca, in Castilla – La Mancha. Finora nemmeno gli spagnoli sapevano della sua esistenza: una chiesa, il palazzo comunale di fronte (così come tradizione vuole), un bar e un ristorante. Fine.  Eppure in questi giorni Reillo ha occupato le prime pagine di tutti i giornali: qui il dittatore Francisco Franco è tornato. O meglio, il giovane sindaco Pablo Campillo, del Partito popular, ha deciso di restituire una via alla memoria del Generalísimo, spodestando José Mondéjar, maestro di scuola del paese e sindaco dal 1963 al 1972.

A quanto pare il primo cittadino di Reillo non si è scomposto e ha detto chiaro e tondo all’agenzia di stampa spagnola Efe: “Un sindaco non può avere un via intitolata nel sul paese, per questo ho deciso di cambiarlo e rimettere il nome di prima”. Quello di Franco, appunto, che fino al 2008 campeggiava in bella vista. “Sono nato negli anni Ottanta e per me Franco appartiene alla storia della Spagna, così come Isabella I di Castiglia, alla quale sono intitolate moltissime vie”, ha commentato Campillo, che ha aggiunto come nel paesino “i cittadini non si sono espressi né a favore né contro”.  Come a dire, se nessuno protesta, il passo indietro va più che bene. Peccato che, così come denuncia il gruppo comunale socialista, ripristinare il nome del Generalísimo, anche fosse in una stretta via di un piccolo paese di campagna, violi la legge sulla Memoria storica, approvata nel 2007 dal governo Zapatero: via dagli edifici pubblici scudi, insegne e targhe commemorative del franchismo.  

D’altronde lo stesso gruppo comunale socialista aveva fatto carte false per far cambiare il nome e far rispettare la legge. Al Consiglio del 19 gennaio 2008 era riuscito ad ottenere l’approvazione e a sostituire il nome di Franco con quello del maestro Mondéjar, “una persona molto amata e riconosciuta da tutti”, dicono in un comunicato.  Durante il suo mandato l’ex sindaco ha installato la rete idrica e fognaria di Reillo, ha messo in ordine le strade e creato delle zone verdi. Ma tant’è. Francisco Franco batte il maestro e sindaco del paese. Di certo in Spagna si mantengono intatti ancora moltissimi simboli franchisti. Solo a Madrid, in totale sono 165 le vie intitolate a personaggi legati alla dittatura.

In Andalusia, invece, si è messo un punto a tutte le vestigia del regime proprio lo scorso mese: un organo apposito esaminerà da Sud a Nord ogni angolo della regione per eliminare, in 18 mesi, scudi, targhe e nomi di Franco nelle strade e nelle piazze che ancora onorano il golpe del 1936 e il franchismo. Una presa di posizione più forte rispetto alla legge statale, visto che da questo momento in poi non verranno considerati “motivi artistici per la conservazione degli elementi di celebrazione della dittatura su edifici storici”. 

Anche in Italia, a Torino, poche settimane fa c’era stato un forte dibattito in aula in merito alla cittadinanza onoraria di Benito Mussolini. La mozione di revoca ha ottenuto la maggioranza assoluta, nonostante i battibecchi degli esponenti della Lega Nord e del Ncd. Assolutamente contrari poi i consiglieri di Fratelli d’Italia. Insomma dopo 90 anni Mussolini non è più cittadino onorario di Torino. Franco, invece, dopo 40 anni torna a impadronirsi del nome di una via, per la soddisfazione dei nostalgici.

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