Non si sono fatte attendere le reazioni alla decisione presa questa mattina dalla Consulta che ha definito incostituzionale il divieto di ricorso alla fecondazione eterologa contenuto nella legge 40 (leggi). Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha commentato chiedendo un intervento condiviso del parlamento. La sentenza è stata ampiamente condivisa dai partiti di sinistra, entusiasta Nichi Vendola di Sel che ha definito la legge 40 una “crudeltà ideologica”. Critiche invece le reazioni del mondo cattolico e di molti esponenti del centro destra. Eugenia Roccella di Ncd ha annunciato che nei prossimi giorni presenterà una proposta di legge sulla materia. Il settimanale cattolico Famiglia Cristiana ha subito aperto sulla decisione della Corte costituzionale parlando di “fecondazione selvaggia per tutti”, definendola una “sentenza choc“, l’ultima “follia italiana”. Sconcerto e preoccupazione per la sentenza sono stati espressi dalla Pontificia Accademia della vita che teme per le conseguenze che potranno derivarne.

“Una legge svuotata richiede un intervento parlamentare”, afferma Lorenzin, a margine dei lavori degli Stati Generali della Salute. “È giusto che il parlamento faccia la sua parte e dia delle scelte di fondo su questi temi”. Sono questioni, spiega “che non si può pensare di regolare con un atto di tipo amministrativo ma necessitano una condivisione più ampia, di tipo parlamentare. Aspettiamo di poter leggere le motivazioni della sentenza”,  ha aggiunto il ministro, “che ovviamente recepiamo”, anche se “dobbiamo capire tutte le implicazioni che ne derivano”. Al più presto sarà comunicata “la road map per l’attuazione della sentenza“. L’introduzione della fecondazione assistita nel nostro ordinamento, spiega “è un evento complesso che difficilmente potrà essere attuato solo mediante decreti”. Inoltre, “ci sono alcuni aspetti estremamente delicati – sottolinea il Lorenzin – che non coinvolgono solamente la procedura medica, ma anche problematiche più ampie, come ad esempio l’anonimato o meno di chi cede i propri gameti alla coppia e il diritto di chi nasce da queste procedure a conoscere le proprie origini e la rete parentale come fratelli e sorelle”.

Moltissimi i pareri favorevoli alla decisione della Corte Costituzionale. “La Consulta ha confermato oggi quello che diciamo fin dai tempi dell’approvazione, e cioè che la legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita, con tutte le sue imposizioni e i suoi divieti in profondo conflitto con i principi e i diritti stabiliti dalla Costituzione, è una normativa arretrata e inadeguata allo scopo per cui è nata”, ha affermato la senatrice del Pd Anna Finocchiaro, presidente della Commissione Affari costituzionali. “Ora basta oscurantismo, serve al più presto una nuova e adeguata legge sulla procreazione medicalmente assistita che preveda il superamento di tutti gli aspetti più critici, e bocciati, di questa”, ha detto la senatrice del Pd Laura Puppato.”Della legge 40 ad oggi non rimane quasi più niente dal momento che i progressivi interventi hanno smontato l’impianto della legge e dichiarato illegittimi i punti più ideologici“, afferma Donata Lenzi, capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera. “Finalmente una speranza a quelle migliaia di coppie italiane che devono andare all’estero per avere un figlio” dice Valentina Vezzali, deputata di Scelta Civica

Per Barbara Pollastrini del Pd: “È il colpo definitivo a una legge, confusa, inapplicabile e disumana”. Plauso alla Consulta anche da Ivan Scalfarotto, sottosegretario alle Riforme e ai rapporti con il Parlamento. “Tale sentenza – afferma l’esponente del Pd- pone argine alla discriminazione e riconosce un diritto finora negato e ci rimette al passo con la modernità. Sappiamo benissimo che la legge 40 che vieta la fecondazione eterologa ha creato discriminazioni in base a patologie e ceto economico spingendo di fatto le coppie sterili italiane a compiere viaggi in tutta Europa ed in particolare in Spagna. L’Italia – dice Scalfarotto – abbandona il medioevo, finora unico paese nella Ue a mantenere tale divieto che ha emarginato profondamente i nostri cittadini dai cittadini comunitari. Possiamo finalmente dire di esserci adeguati all’Europa”. Le senatrici di Sel, Loredana De Petris e Alessia Petraglia commentano: “Un’ottima notizia per tutte quelle coppie hanno sofferto a causa di una legge oscurantista e non conforme alle tutele costituzionali. Finalmente è stato restituito il sacrosanto diritto per tutti alla maternità ed alla paternità”. Dopo questa decisione, dice la senatrice Pd Donella Mattesini: “Governo e Parlamento intervengano e rivedano l’intero impianto della legge per consentire alle tante coppie che lo desiderano di avere un figlio in piena serenità e con la sicurezza di poterlo avere con tecniche medicalmente assistite anche nel nostro Paese”.

Anche Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Libertà, ha accolto con entusiasmo la decisione della Consulta: “Dopo la Corte Europea anche la Corte Costituzionale boccia la crudeltà ideologica della legge 40 e ci dice che Italia deve liberarsi dall’ipocrisia esistente sui diritti delle persone. Servirebbero in questo Paese – afferma – leggi civili e moderne sui diritti, ma che non si faranno perché chi volle quelle norme oscurantiste sulla fecondazione oggi è ancora al governo con Renzi“.

Positiva anche la reazione del M5S che, con una nota, ha fatto sapere che “la sentenza della Consulta è in linea con il disegno di legge depositato in Senato dalla portavoce M5S Serenella Fucksia già lo scorso 4 febbraio”. Il decreto legge “riscrive l’intera normativa, portandola al passo degli altri paesi europei – prosegue la nota -, restituendo dignità a tutte quelle coppie in questi anni costrette a veri e propri viaggi della speranza”.

La sentenza è stata ampiamente criticata da Maurizio Sacconi, presidente dei senatori del Nuovo Centrodestra ed ex ministro della Salute. “Con la sua sentenza la Corte concorre alla decadenza di quei principi naturali, di quell’umanesimo che fu alla base dell’unità di Costituenti appartenenti a ben diverse convinzioni politiche e religiose. Siamo di fronte alla prova provata – ha detto l’ex ministro – della perdita di credibilità e autorevolezza di una Corte i cui criteri di nomina devono essere profondamente modificati”. Per il senatore Roberto Formigoni di Ncd la Corte Costituzionale abroga “una Legge che non solo è stata approvata con una regolare maggioranza dal Parlamento, ma contro la cui abrogazione si è pronunciato anche il popolo italiano in un referendum”. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi di Ncd, ha detto di temere: “Un far west procreativo”. Le sentenze della Corte Costituzionale sono “sempre più incomprensibili e ideologiche”, ha dichiarato Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale. Contraria anche la deputata dell’Udc Paola Binetti: “La famiglia subisce un ulteriore grave attacco. Invece di garantire il diritto del bambino ad avere una famiglia in cui è chiaro chi siano suo padre e sua madre, i giudici ne hanno smontato l’assetto ignorando i diritti del concepito”. Si tratta di “un atto grave, arbitrario, infondato. Se ne dovrà occupare il Parlamento. Nessuno si illuda di affrontare un tema così rilevante con atti amministrativi o giudiziari”, ha dichiarato invece il vice presidente del Senato Maurizio Gasparri di Fi. 

Parere negativo anche dall’ex ministro della Salute Girolamo Sirchia: “So di dire una cosa impopolare, ma sull’eterologa ho un giudizio molto negativo: là dove viene applicata ha creato più problemi di quanti non ne abbia risolti. Non conoscendo l’identità del donatore si creano problemi al figlio, che per varie ragioni una volta cresciuto vorrà conoscerlo, e anche a chi dona, che non vuole essere identificabile. Insomma, c’è un problema di equilibrio psicologico, più che di privacy”. Si tratta “dell’ultima picconata, probabilmente la più grave, ad una legge che non è più quella che è stata approvata dal Parlamento”, ha commentato invece Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la vita.

Dura anche la reazione di Carlo Giovanardi, senatore dei Popolari liberali, che attacca i giudici della Consulta. Come per la legge sulla droga, la Fini-Giovanardi, “ancora una volta viene cancellata una decisione del Parlamento, con l’aggravante che in questo caso era stata avallata da un referendum popolare, cioè dal popolo italiano. Ancora una volta le idee e gli orientamenti ideologici di 15 signori valgono più del Parlamento. A questo punto, – commenta con un paradosso il senatore – oltre che il Senato, mi viene da dire: aboliamo anche la Camera, non è più chiaro cosa ci stia a fare”. 

Eugenia Roccella del Nuovo centro destra, ex sottosegretario alla Salute, ha annunciato che nei prossimi giorni presenterà una proposta di legge sulla materia, che andrà ad affrontare i diritti del bambino a conoscere le proprie origini e il rischio che si crei “anche in Italia un mercato del corpo umano analogo a quello che già esiste a livello internazionale”. La sentenza di oggi apre “una falla profonda e pericolosa”. L’abolizione del divieto di fecondazione eterologa fa cadere “una delle più importanti garanzie a tutela del bambino: cade il diritto di ogni nato a crescere con i genitori naturali che lo hanno generato, e iniziano le pressioni per introdurre anche nel nostro paese quella compravendita dei gameti senza la quale la fecondazione eterologa difficilmente può essere attuata, o per introdurre magari anche l’utero in affitto. Si apre ora – afferma Roccella – uno scenario problematico a cui si dovrà dare una risposta di tipo legislativo, sarà quindi compito del Parlamento trovare una sintesi su tanti nuovi quesiti che ora sono aperti”. 

Anche per Luigi D’Ambrosio Lettieri, capogruppo Forza Italia in commissione Sanità del Senato, dopo la bocciatura del divieto previsto dalla legge 40, servono “atti urgenti del Parlamento”. Il diritto alla procreazione, sottolinea il senatore “non può in alcun modo ignorare anche il diritto di ogni creatura nata con la fecondazione eterologa a conoscere le proprie origini e il rischio che si verifichino compravendite di “gameti, ma anche l’affitto dell’utero”.

La dichiarazione di illegittimità costituzionale del divieto di eterologa è stata ascoltata con “sconcerto e gravi perplessità” da monsignor Renzo Pegoraro, Cancelliere della Pontificia Accademia per la Vita. “Questo divieto determinava una serie di garanzie soprattutto per il nascituro, a tutela della chiara identità dei genitori, con le relative responsabilità”, ha spiegato il prelato. “La possibilità che ci sia una terza figura, spesso maschile, quindi una distinzione tra paternità biologica e una affettiva e sociale nella stessa coppia crea dei problemi”. Questa decisione “comporterà -secondo Pegoraro – una cascata di conseguenze difficili da gestire”, oltre che “molti problemi per la tutela del nascituro, l’equilibrio della coppia, nonché conseguenze di carattere giuridico”. 

“Nessuno potrà obbligare i medici a fare procedimenti diagnostici o di trattamento terapeutico in contrasto con la coscienza” degli stessi, ha fatto sapere Filippo Boscia, presidente dell’Associazione Medici Cattolici Italiani che conferma che i medici potranno ricorre all’obiezione di coscienza.