Gli incontri informali in Regione Liguria vanno avanti da giorni. E a breve sarà pronto il progetto bis del Galliera, l’ospedale del quartiere di Carignano a Genova. L’ente presieduto dall’arcivescovo Angelo Bagnasco è già tornando alla carica per ottenere l’ok alla costruzione di una nuova struttura sanitaria accanto a quella esistente e alla trasformazione in residenziale di 20mila metri quadri oggi utilizzati per funzioni ospedaliere. Del piano si discute da anni, tra le proteste di un comitato di cittadini che due anni fa ha ottenuto dal Tar il blocco della variante urbanistica collegata al progetto. Sentenza ribaltata dal Consiglio di Stato a fine 2013. Così ora si riparte.

Il nuovo progetto sarà una versione ridimensionata del precedente. Con circa 400 posti letto anziché 500, e due piani in meno nell’edificio di nuova costruzione rispetto ai dieci originariamente messi sulla carta. Gran parte del vecchio ospedale dovrebbe mantenere la destinazione sanitaria, ma resta invariato il cambio d’uso previsto per alcuni edifici, in modo da ricavare 20mila metri quadri di future residenze e negozi. Volumi da convertire la cui vendita è necessaria per finanziare parte del progetto. Ma proprio le fonti di finanziamento sono una delle questioni ancora aperte. Con tanto di mal di pancia, sia in Regione che in Comune, all’interno delle maggioranze di centrosinistra, visto che i soldi sono pochi e molti pensano che la priorità non sia il nuovo Galliera, ma la realizzazione di un ospedale nella zona di ponente.

Le cifre non sono ancora ufficiali, ma l’assessore regionale alla Salute Claudio Montaldo parla di un investimento che dai 180 milioni di euro del vecchio progetto scende a 135. La Regione continuerà a garantirne 53 e se gli immobili da trasformare in residenziale verranno messi sul mercato per 48 milioni, come stimato negli anni scorsi, il Galliera dovrà finanziarsi con un mutuo da circa 34 milioni. Sebbene la somma sia inferiore rispetto ai 75 milioni previsti dal precedente piano economico finanziario, rimane il rischio che i parametri di legge sull’indebitamento degli enti pubblici non siano rispettati nemmeno questa volta. Una questione su cui Claudio Burlando, favorevole alla costruzione del nuovo ospedale, è ancora cauto: “Bisogna rispettare le regole finanziarie per evitare che ci sia un costo sulla collettività maggiore del risparmio che un struttura nuova e più efficiente obiettivamente genera – dice il governatore della Liguria – Se però i numeri che ci presenterà il Galliera saranno coerenti con le nostre leggi in materia finanziaria, noi diremo sì all’approvazione”. In ogni caso, a sentire l’assessore Montaldo, una possibile via d’uscita al rispetto rigoroso dei tetti di indebitamento potrebbe saltare fuori grazie alla natura particolare dell’ospedale, che da un lato è equiparato a un ente pubblico e fa parte del sistema sanitario nazionale, mentre dall’altro è amministrato per statuto dalla curia genovese. Una volta superati i vincoli burocratici, resterà comunque da capire quale istituto di credito si offrirà di concedere il finanziamento. Del resto la banca Carige, che i rumors hanno sempre dato in pole position, nell’ultimo periodo non sta certo attraversando uno dei suoi momenti migliori.

Anche i conti della sanità ligure a dire il vero non sono particolarmente floridi. Per ripianare il buco nel bilancio del 2011 una serie di immobili di proprietà delle Asl liguri è stata ceduta all’Arte, l’ente regionale di gestione delle case popolari, che si è indebitata per anticipare 76,5 milioni alla regione. I beni sono stati poi messi all’asta per 116, ma la chiusura del bando è stata prorogata al prossimo 11 aprile, visto che le offerte latitano e un viaggio di Burlando in Russia per cercare possibili investitori si è rivelato un flop. Il trasferimento del debito dalla regione all’Arte, su cui la Corte dei Conti ha aperto un’inchiesta, rende l’idea delle difficoltà che negli ultimi anni la sanità ligure ha dovuto affrontare per fare quadrare i conti. E dà spazio ad altri dubbi sul progetto del nuovo Galliera: i problemi che oggi Arte incontra nel disfarsi degli immobili, domani potrebbero essere gli stessi problemi che l’ente ospedaliero si troverà di fronte quando cercherà di cedere le cubature da valorizzare. Che una volta trasformate in residenziale, in base alle stime fatte ai tempi del vecchio progetto, potrebbero essere messe sul mercato a 7.500 euro al metro quadro, per un valore complessivo non inferiore a 150 milioni di euro.

Il progetto deve anche superare diverse resistenze interne al centrosinistra, che governa sia in Regione che in Comune. A Palazzo Tursi il percorso per l’approvazione di una nuova variante urbanistica non sarà privo di ostacoli. Enrico Pignone, capogruppo della lista Doria che appoggia il sindaco attuale, sin da ora si dice contrario a quella che definisce “l’ennesima speculazione edilizia”. Il democratico Valter Ferrando, presidente della commissione regionale Sanità, dice invece di non avere nulla contro il Galliera: “Ma la Regione – aggiunge – non deve prendere ulteriori impegni rispetto ai finanziamenti già decisi, visto che la priorità attuale è costruire un nuovo ospedale che serva il ponente”. E’ questa una zona della città più sprovvista di servizi sanitari rispetto al centro e al levante, che oltre che sul Galliera possono contare sul San Martino. Dell’ospedale di ponente si parla però da anni senza che sia stata ancora scelta l’area su cui costruirlo. E senza che siano stati rimpiazzati i finanziamenti che anni fa sono stati tolti a tale struttura proprio a vantaggio del nuovo Galliera. “Entro la fine del 2014 cofinanzieremo l’ospedale di ponente con i fondi europei”, promette il governatore Burlando. Parole da pieno clima elettorale: in Liguria dopo le europee si scatenerà la sfida per la successione alla presidenza della Regione, da rinnovare l’anno prossimo.

Prima che parta il tutti contro tutti, il vice presidente del Galliera Giuseppe Romano e il direttore generale Andrea Lagostena puntano a ricevere dalle istituzioni l’ok al nuovo progetto. Con l’obiettivo di chiudere la partita prima del cambio ai vertici della Cei, previsto per fine maggio. In modo da poter contare sull’appoggio di un Bagnasco che sia ancora a capo della Conferenza episcopale italiana. Del resto è bene che il progetto dia i suoi frutti il prima possibile: meglio evitare che la Corte dei Conti, che due anni fa ha mandato le Fiamme Gialle ad acquisire documentazione, si metta a fare le pulci sugli oltre due milioni di euro già spesi in consulenze varie. Denaro pubblico buttato via, se i lavori prima o poi non partono.

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