Quattro morti. E’ il bilancio di una sparatoria nella base militare di Fort Hood, Texas, la più grande al mondo. Un veterano di guerra dell’Iraq, Ivan Lopez, 35 anni, in cura per problemi mentali, ha aperto il fuoco sui colleghi soldati uccidendo tre e ferendone quindici. Poi ha rivolto la pistola calibro 45 contro di sé e si è tolto la vita.

Per ore s’è parlato di un possibile secondo sparatore, ma dalle prime verifiche pare che Lopez abbia agito da solo. Nella zona, ancora bloccata da migliaia di uomini delle forze dell’ordine, sono arrivate anche le squadre speciali e agenti del Fbi. I militari della base e le loro famiglie sono stati invitati a cercare riparo e a non venire allo scoperto fino a nuovo ordine.

Il presidente americano Barack Obama è stato informato dell’accaduto e più tardi, durante una cena di raccolta fondi a Chicago ha espresso il suo dolore, ricordando come tutti in America la strage del 2009, sempre a Fort Hood che si concluse con 13 morti: “Abbiamo tutti il cuore spezzato – ha detto il Presidente – per aver vissuto di nuovo una storia simile. Stiamo seguendo ogni sviluppo. La situazione è fluida in questo momento, voglio solo assicurare tutti che stiamo facendo di tutto per andare a fondo e capire cosa è successo”. Anche il capo del Pentagono, Chuck Hagel ha parlato di “un’orrenda tragedia”.

Secondo le prime ricostruzioni, gli spari sarebbero partiti dall’area dell’ospedale della cittadella militare, circa 10 o 20 colpi – spiegano alcuni testimoni – provenienti dalla zona dove si trova una piscina adibita alla riabilitazione motoria. Ma al momento si esclude ogni similitudine con il gesto folle che spinse il 5 novembre del 2009 un maggiore dell’esercito, Nidal Malik Hasan, a uccidere 13 persone ferendone altre 30. Hasan, dopo essere stato colpito, rimase paralizzato, e poi venne ucciso dal boia nel 2013.

Tuttavia, in queste ore tanti stanno attaccando Obama per “non aver imparato la lezione del 2009”. Su Facebook e su Twitter monta la protesta tantissimi contro la regola ancora in vigore secondo cui le basi militari devono essere zone ‘free gun’ senza armi. Molti sono convinti che sarebbe bastato che una delle vittime di oggi avesse avuto una pistola per evitare un’altra strage, dopo quella del 2009. “Il comando ci ha chiesto di stare al riparo – protesta un militare – mentre sarebbe stato meglio affrontare lo sparatore subito, prima che potesse compiere il massacro”.