Tutti d’accordo con l’eccezione del Movimento 5 Stelle: l’ex ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla non deve essere processata. L’Aula della Camera ha infatti negato (nel voto segreto 363 i sì alla relazione, 117 i no) l’autorizzazione a procedere nei confronti della deputata di Forza Italia, accusata di peculato e di abuso di ufficio per aver usato in due occasioni un elicottero dei Carabinieri per raggiungere Piazzola sul Brenta e Rimini. 

I fattiNel dicembre del 2009 e nel marzo del 2010, l’allora ministro del governo Berlusconi si serve dell’elicottero dei Carabinieri per i suoi spostamenti. Partenza da Calolziocorte, 4 km in auto blu e poi il “prelievo” dell’elicottero che la riporta a casa in giornata. Costo: 7mila euro a tratta, esclusi i servizi di ambulanza e Vigili del fuoco che devono per legge assistere gli spostamenti. La vicenda diventa nota solo nel novembre del 2010 quando il Fatto Quotidiano svela i viaggi. Pochi giorni dopo, in seguito ad un esposto, il ministro viene iscritto nel registro degli indagati con le accuse di peculato e abuso d’ufficio. Brambilla, questa la tesi, avrebbe violato la normativa sui voli di Stato varata dallo stesso governo Berlusconi che prevede due necessarie e contestuali motivazioni: per usufruire degli “aerei blu” ci devono essere inderogabili esigenze legate allo svolgimento delle funzioni e non deve esistere un mezzo alternativo.

A conclusione delle indagini la stessa procura chiede l’archiviazione. Ma la corte d’appello di Milano – collegio per i reati ministeriali – ad opporsi, chiedendo l’invio degli atti alla Camera di appartenenza per valutare l’autorizzazione a procedere. La motivazione del collegio è netta: “Le indagini hanno smentito qualsivoglia impegno istituzionale del ministro”. Visto che, si aggiunge, il ministro aveva a disposizione più di un autista per recarsi nei luoghi di destinazione. Quanto al rientro a Calolziocorte in elicottero, quale impegno istituzionale poteva motivare il viaggio se in quel luogo il ministro vive?

La giuntaDi fatto, però, quando la giunta si riunisce per decidere il parere da portare all’attenzione dell’aula, tutti – con l’eccezione del movimento 5 stelle – si concentrano su due elementi: la richiesta di archiviazione della procura e la correttezza formale delle richieste fatte pervenire all’ufficio di Palazzo Chigi per i voli di Stato. Anche il Pd la pensa così, tra mille distinguo. Ecco cosa rileva l’onorevole Vazio, secondo la trascrizione della seduta: “Sottolinea, infine, un elemento che desta in lui particolare perplessità. Il tribunale dei ministri sembra non aver preso in considerazione la circostanza, tutt’altro che marginale, che l’impegno istituzionale, dichiarato in sede di richiesta di volo di Stato, è stato certificato dall’organismo a tal uopo preposto, in esito ad una puntuale istruttoria in merito alla sussistenza dei requisiti necessari per la concessione del volo di Stato. Non ritiene dunque che nel caso di specie si possa ipotizzare che il soggetto chiamato a verificare la legittimità della istanza del ministro sia stato indotto in errore. Tale ipotesi è infatti da escludere in quanto l’autorizzazione è stata concessa dopo lo svolgimento degli accertamenti richiesti dalle direttive in materia; pertanto, si sarebbe dovuto, semmai, contestare all’organo vigilante il concorso nel reato. In conclusione, non ritenendo che vi siano elementi sufficienti per discostarsi dal parere reso dal pubblico ministero, annuncia il voto a favore della proposta del relatore”.

Tradotto: se Palazzo Chigi ha detto sì, al limite è Palazzo Chigi che ha sbagliato. Risultato: “La Giunta approva, con 13 voti favorevoli e 2 voti contrari, la proposta del relatore di negare l’autorizzazione a procedere nei confronti dell’allora ministro per il turismo Brambilla e conferisce al relatore l’incarico di predisporre la relazione per l’Assemblea”.