I consiglieri di maggioranza non si presentano in aula, e fanno saltare la seduta per la mancanza del numero legale. E’ questo lo spettacolo che è andato in scena a Rimini durante il consiglio comunale tematico sul tema del Palacongressi. Un consiglio comunale richiesto, e ottenuto, da parte dell’opposizione che intendeva discutere sulla situazione debitoria, sulle previsioni e sulle prospettive future del Palas. Ma per la prima volta nella storia di Rimini i consiglieri comunali del Pd e Fds boicottano la seduta. “Non ci siamo mai sottratti al confronto, il Palacongressi è oggetto di approfondimenti da parte della Procura, noi per primi vogliamo la massima trasparenza, nelle nostre fila c’è dialettica – dichiara Marco Agosta, capogruppo del Partito Democratico – ma basta all’uso del consiglio comunale tematico come cassa di risonanza spesso per se stessi, per fare arringhe, come palcoscenico per il consenso”.

Una giustificazione dell’accaduto che non convince l’opposizione che ipotizza invece dei malumori e una spaccatura fra i consiglieri del Partito democratico. A creare questa divisione potrebbe essere la variante urbanistica che si sta discutendo in questo periodo all’interno della maggioranza che riguarderebbe la cessione, e la relativa urbanizzazione, di terreni adiacenti al Palas. Un atto che permetterebbe di alleviare, per qualche milione di euro, la difficile situazione debitoria in cui versa il Palacongressi. L’impianto finanziario di pagamento della struttura sta avendo grosse problematiche al punto che Unicredit, la banca che insieme con Monte dei Paschi ha concesso il mutuo, potrebbe arrivare ad ottenere la maggioranza delle quote della società che gestisce il palazzo (a sua volta partecipata dalla Fiera) come ha denunciato qualche mese fa la Provincia in una lettera agli altri soci. Per questo l’eventuale partita della vendita dei terreni è una strada che avrebbe intenzione di percorrere l’amministrazione comunale. Ma a far storcere il naso ai consiglieri di maggioranza è l’inevitabile nuova colata di cemento in città.

Le cifre ancora non si conoscono. Alcuni parlano di 9mila metri quadrati. Altri addirittura di 20mila. Secondo indiscrezioni, oltre ad appartamenti, è probabile la costruzione di un nuovo centro Conad. Per far digerire meglio l’intervento, il Comune vorrebbe costruire un impianto natatorio. Il progetto si dovrebbe chiamare Acquarena con una piscina comunale da 25 metri e altre vasche più piccole. In città è forte esigenza di una nuova struttura simile, ma la nota dolente del progetto è che questa piscina sorgerebbe a circa 500 metri dall’unica piscina presente a Rimini. E da qui sembra che nascano gli altri malumori all’interno della maggioranza. Alcuni consiglieri comunali del Partito Democratico vorrebbero che il nuovo impianto venisse costruito a Viserba, per evitare la disdicevole situazione di trovare la zona Rimini Sud con due piscine, e Rimini Nord completamente senza. Ed è questo uno di quei punti che, secondo la minoranza, ha portato la maggioranza a boicottare il consiglio comunale tematico.

A rendere più insidiosa la seduta c’era un ordine del giorno, presentato dal Movimento 5 Stelle, che chiedeva che si bloccasse il progetto Acquarena sui terreni adiacenti al Palas per valutare due alternative possibili per costruire la piscina a Rimini Nord. In questo modo molti consiglieri di Viserba del Partito Democratico si sono trovati in una situazione molto pericolosa: o votavano contro il progetto del sindaco o votavano contro un atto che tutelava il proprio elettorato. “La realtà riminese è ormai piuttosto semplice – dichiara Gianluca Tamburini del Movimento 5 Stelle – la maggioranza è spaccata, se ancora si può parlare di maggioranza. Il Sindaco latita, i consiglieri Pd sono in contrasto, i temi caldi della città non vengono affrontati. Siamo evidentemente in prossimità del tracollo. Perché continuare con l’accanimento terapeutico?”.