Resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e danneggiamento. Queste le accuse per cui sono indagate 43 persone che avrebbero partecipato agli scontri con le forze dell’ordine avvenute il 23 e 27 maggio scorso in piazza Verdi a Bologna, durante i quali un fotoreporter rimase ferito alla testa e alcuni agenti vennero di fatto accerchiati dai manifestanti. In particolare, il Gip Bruno Perla ha diposto 15 divieti di dimora, notificati in queste ore dalla Digos e dai Carabinieri. Il provvedimento riguarda 12 persone tra cui alcuni giovani appartenenti ai collettivi Tpo e Cuaed esponenti del sindacato Asia-Usb. Tre del gruppo, infatti, hanno partecipato ad entrambe le manifestazioni che si conclusero con i tafferugli e il lancio di oggetti contro gli uomini in tenuta anti-sommossa. 

Dalla ricostruzione del comportamento e della ‘tattica’ tenuta in piazza Verdi a Bologna il 27 maggio 2013 dai manifestanti emerge “una pericolosità degli indagati che si sono mostrati, nella circostanza, particolarmente abili e preparati, si direbbe addestrati allo scontro, secondo un addestramento per porre in essere vere e proprie azioni di guerriglia urbana”. Lo scrive il Gip Bruno Perla in un passaggio dell’ordinanza. A favore dei manifestanti, osserva anche il giudice, “ha giocato la loro assoluta preponderanza numerica rispetto ai tutori dell’ordine che, ad un certo momento, sono stati accerchiati dai violenti, venendosi a trovare in una situazione di svantaggio che li ha costretti ad indietreggiare, lasciando piazza Verdi in mano ai violenti”.

Duecento persone hanno organizzato nel pomeriggio un presidio di protesta che si è trasformato in un corteo per le strade del centro di Bologna. Circa 150 manifestanti hanno protestato contro i divieti di dimora notificati da Digos e carabinieri a 12 persone che parteciparono ai tafferugli di piazza Verdi, il 23 e il 27 maggio scorso. Il corteo, composto da Usb, collettivi e centri sociali – tra cui Cua, Tpo, Labas – all’urlo ‘liberi tutti’, si è prima fermato nel cortile di Palazzo d’Accursio ed ha proseguito il percorso fino a piazza Verdi, proprio dove si verificarono gli scontri dello scorso anno. “È una vicenda tragica – ha detto Massimo Betti dell’Usb – di una gravità inaudita. Una repressione preventiva per chi conduce le lotte per i diritti, inaccettabile politicamente e giuridicamente. Continueremo le nostre lotte senza farci intimidire”.