Dopo la candidatura al Quirinale del Movimento 5 Stelle e gli attriti con Beppe Grillo, Stefano Rodotà incontra a Parma il sindaco Federico Pizzarotti e parla del suo Comune come di un esempio da seguire, anche dal neo governo di Matteo Renzi, in tema di diritti civili. Non è passato nemmeno un anno da quando Grillo e i Cinque stelle proponevano il giurista come candidato alla presidenza della Repubblica, per poi rinnegarlo appena un mese dopo chiamandolo “ottuagenario miracolato dalla Rete”

Video di Giulia Zaccariello

Rodotà però sembra avere voltato pagina da quell’episodio, accettando l’invito di Pizzarotti a partecipare a un incontro proprio nella Stalingrado di Grillo, dove l’ex Garante della privacy è intervenuto per la chiusura della Giornata dei diritti, iniziativa organizzata dal Comune per promuovere i diritti civili di tutti i cittadini e sensibilizzare sul tema del loro riconoscimento. “Non sono una persona che conserva il rancore – ha detto Rodotà in merito alla sua partecipazione a un’iniziativa dei 5 Stelle – guardo le cose in concreto e non ho il paraocchi, quindi non mi sono nemmeno posto il problema. Se fossi prigioniero di questo, non potrei fare il lavoro che faccio, che è quello di discutere su grandi tematiche. Quello di oggi mi sembra un buon tavolo di confronto”.

Il giurista ha elogiato il lavoro dei Comuni come quello di Parma, che si è attivato per il riconoscimento dei diritti dei cittadini con l’introduzione del registro delle unioni civili e del testamento biologico, a differenza del Governo. “In questi ultimi decenni il tema dei diritti è stato abbandonato, non dalla politica ufficiale, ma sicuramente dal Governo e dal Parlamento, mentre nel 1970 l’Italia era riuscita a cambiare faccia grazie a leggi come quella sul divorzio e sull’aborto. Ora dobbiamo recuperare questo ritardo”. Rodotà bacchetta anche il neo premier Renzi e in riferimento al suo discorso al Senato di lunedì pomeriggio, invitando il nuovo governo a non scendere sempre a compromessi su questi argomenti: “Ho sentito pochissime battute dedicate da Renzi a questi temi e sono state molto evasive, dicono che bisogna tener conto del punto di vista di altri ed essere pronti ai compromessi” ha chiarito il giurista a ilfattoquotidiano.it a margine dell’incontro. Ma secondo l’ex Garante della privacy ci sono temi in cui non si può trattare: “Ci sono materie divisive ed eticamente sensibili, valori non negoziabili perché la Cassazione e la Costituzione su questo sono chiarissime e non bisogna per forza trovare un punto di intesa – aggiunge – Il problema è dare un seguito e la politica deve fare queste cose, altrimenti è difficile recuperare la fiducia dei cittadini”.

Dalle unioni civili alla bigenitorialità, dal testamento biologico al parto in casa e alla donazioni di organi, passando per i casi che hanno diviso l’Italia, come quello di Eluana Englaro, Rodotà auspica per l’Italia una via affinché certi diritti siano garantiti: “Negli ultimi anni si è girata la testa dall’altra parte, ma la strada dei diritti civili deve essere percorsa”.

Rodotà individua come modello la “democrazia di prossimità” data dal contatto diretto delle istituzioni locali con la vita delle persone, che stride invece con la noncuranza che negli ultimi anni hanno assunto il Parlamento e il Governo su questi temi, anche di fronte al riconoscimento dei diritti civili da parte della Cassazione e della Costituzione. Per questo per il giurista è importante il lavoro dei comuni come Parma: “Qui si sono prese iniziative molto significative, anche se simboliche, dove il Comune diventa interlocutore dei cittadini su alcuni temi – spiega – Con le istituzioni di prossimità i diritti civili rinascono come esigenza che le persone fanno emergere e spero che questo aiuti a evitare timori e cautele improprie”. Anche per questo l’invito a Renzi è di osare, prendendo esempio proprio dalla democrazia di prossimità: “Ha usato la parola coraggio – afferma riferendosi al neo premier – dovrebbe averlo proprio su questo terreno”.

Per quanto riguarda il governo del sindaco di Firenze, nato senza elezioni, il giurista non parla di mancanza di democrazia, ma si concentra sul problema della legge elettorale: “Il tema è più complicato, ma non riguarda il fatto che non ci siano state le elezioni. Il problema è che c’è stato il logoramento della democrazia di rappresentanza. Sono molto più preoccupato della prossima legge elettorale: se continuerà a mortificare la rappresentanza, indebolirà la democrazia e non la aiuterà”.