“È viva, è viva, smettete di dire che è morta”, protestano sui social network gli amici di Olesya Zhukovskaya. Che ha twittato: “Sono viva! Grazie a tutti che mi sostengono e pregano per me. Sono in ospedale. Le mie condizioni sono ancora stabili”. La foto della ventunenne infermiera volontaria colpita al collo da un cecchino nel bagno di sangue di Piazza Indipendenza (Maidan Nezalezhnosti) a Kiev il 20 febbraio, ha fatto il giro del web. A confermarne la morte – data per certa da molti siti internazionali e italiani – sembrava l’ultimo tweet della ragazza, forse inviato non appena colpita: sulla sua drammatica foto si vede il telefonino in mano. “Muoio”, ha twittato Olesya e il messaggio è diventato il simbolo della giornata nera della protesta ucraina. Ma nella carneficina di Piazza Maidan è successo un miracolo. “E’ viva, ora è in rianimazione, i medici dicono che ce la farà”, hanno confermato a ilfattoquotidiano.it all’ospedale n. 17 di Kiev.

Poi è arrivato anche il messaggio di conferma di Iryna Gerashchenko, ex portavoce del presidente arancione Viktor Yushchenko e ora deputata per il partito dell’opposizione Udar dell’ex pugile Vitalij Klichko. Mentre alla Rada, il parlamento ucraino, riunito in seduta straordinaria, era in corso la votazione che ha deciso di vietare alle forze dell’ordine di utilizzare le armi da fuoco, Iryna ci ha fatto sapere che era stata in ospedale quando avevano portato Olesya. “È stata operata ed ora ha ripreso coscienza. Lesya è viva, ho parlato con i suoi genitori”, ha scritto la deputata. Che all’indomani del suo messaggio ha confermato la buona notizia su Facebook: “Ho parlato con i medici, Lesya non è più in rianimazione”.

I genitori della ragazza stanno partendo per Kiev, mentre sui social viene lanciato un appello per ospitarli nella capitale. Gli ucraini chiamano la ragazza ferita “Lesya”, con lo stesso nome della famosa poetessa ucraina Lesya Ukrainka, che a cavallo tra Ottocento e Novecento ha cantato la lotta per l’indipendenza ucraina. Se la poetessa potesse conoscere la storia della ragazza colpita mentre aiutava i manifestanti massacrati, sicuramente le dedicherebbe dei versi. Storia che voleva raccontare la giornalista ucraina Kristina Berdinskikh, ideatrice del progetto Maidaners. L’iniziativa raccoglie su una pagina Facebook le storie dei volti di Maidan e le traduce in tutte le lingue. “Nella notte prima che Olesya, la giovane volontaria di Maidan, fosse ferita, le ho scritto un messaggio chiedendo di intervistarla e mi ha risposto “ok””, racconta a ilfattoquotidiano.it Kristina. Poi il tragico evento, che però si spera avrà un lieto fine.

Nonostante l’intervista non abbia avuto luogo, conosciamo, però, la storia di Olesya, o Lesya come la chiamano in Ucraina, grazie a una lettera inviata a Kristina da un’amica della ragazza ferita, che ha scritto: “Le vorrei raccontare di una ragazza giovanissima che si chiama Olesya. Olesya Zhukovskaya di Ternopil’ (nell’Ucraina occidentale, ndr) è a Maidan dal primo giorno. Ha 21 anni, lavora a 250 chilometri da casa come infermiera diplomata. E’ andata a Maidan come medico volontario. Lì ha visto di tutto. In via Grushevskogo le sono bruciati i vestiti quando le è cascata accanto una granata… ma lei non è andata via, è rimasta ad aiutare le persone. Durante i tre mesi che è rimasta in piazza si è ammalata, ha avuto una tonsillite tremenda ed è finita in ospedale. Qualche giorno fa è tornata a casa, da sua mamma che piangeva e le chiedeva di farsi vedere, visto che Olesya è figlia unica. Così è andata a casa per qualche girono. Ma ieri (19 febbraio, ndr), quando ha visto quello che stava succedendo a Maidan, nonostante le lacrime della mamma e le preoccupazioni di suo babbo e della famiglia, è partita nella notte per Maidan con un bus sul quale c’erano solo uomini, 18 uomini e lei da sola… Ora è a Maidan, nell’infermeria. Sono fiera delle persone come lei”.