“Verdini? L’ultima volta l’ho sentito nel 2009, il giorno del ballottaggio. E mi creda: lui è uno concreto, quindi si vede che in questi anni non gli è più servito parlare con me, parlerà con qualcuno di più importante del sottoscritto dentro Palazzo Vecchio”. Per ricostruire il rapporto di oggi tra Matteo Renzi e Denis Verdini si deve tornare lì, a quel 2009. In questi ultimi mesi i due si sono più volte incontrati di lunedì sera, hanno mediato per definire la nuova legge elettorale e ora tentano di plasmare una maggioranza che in aula possa sostenere Renzi ed evitargli l’immobilismo legislativo che ha afflitto l’esecutivo Letta. Verdini, inoltre, ha rivelato Fabrizio d’Esposito ieri su questo giornale, ha coinvolto l’amico Nicola Cosentino per creare in Senato un gruppetto di sicurezza nel centrodestra che sostenga il Governo Renzi sempre, a prescindere dagli umori tattici di Ncd. Così mentre nel Pd Pippo Civati minaccia problemi proprio a seguito delle notizie sul patto Renzi-Verdini, il sindaco segretario quasi premier coprirebbe la falla grazie al fu nemico.

I due si sono conosciuti nel 2008. Ma la scintilla, racconta chi c’era, è scoccata solo un anno dopo e con precisione l’ultima settimana del ballottaggio per le amministrative tra Giovanni Galli, candidato sindaco per il centrodestra, e Renzi. “Verdini l’ultima volta l’ho sentito il 20 giugno”, ricorda Galli. “Mi aveva scelto lui, io feci una lista civica, mi portò anche a Palazzo Grazioli da Silvio Berlusconi poi, dopo il ballottaggio il silenzio: ho cercato di parlargli all’inizio; gli dicevo ‘abbiamo fatto un ottimo risultato ora lavoriamo per vincere nel 2014; risposte? Zero”. E allora, racconta Galli, “ho cominciato a farmi qualche domanda”. E a cercare risposte. In vista del primo turno per sostenere la sua candidatura a Firenze arrivarono tutti, da Altero Matteoli a Berlusconi. Per il ballottaggio “venne solo Brunetta; ma come: mai nessuno prima era riuscito a costringere il centrosinistra al ballottaggio e nel momento di accelerare loro frenano? In quegli ultimi giorni per Renzi arrivarono Prodi, Veltroni, persino Massimo D’Alema; io? Abbandonato”. Galli tira le somme: “Forse i miei davano per scontata la sconfitta al primo turno”.

Renzi era un anonimo presidente di Provincia accomodato lì dai suoi padri politici: Francesco Rutelli e Lapo Pistelli in particolare. Si fa largo a spallate, allora come oggi. E costringe il partito a sostenerne la candidatura: alle primarie sfida Pistelli e Ventura. Li batte a mani basse. Ma fino a quel momento Verdini lo osserva, “lo annusa, lo studia”. Poi cominciano a simpatizzare. “La vecchia strategia della sinistra – sintetizza Sergio Staino – che scandisce i tempi della sconfitta: ‘ignori il nemico, lo minimizzi, poi lo combatti ma scopri che è troppo tardi e allora ti ci allei”. Staino è decisamente critico con Renzi. “Io sono terrorizzato dall’avanzata dei Cinque Stelle che avverrà anche a causa di Renzi, uno che dopo aver parlato di trasparenza, rottamazione, innovazione si mette a fare manovre bieche da democristiani della prima Repubblica; allora significa che sei anche una persona falsa”. Dei rapporti tra Renzi e Verdini però, Staino dice di non sapere nulla. “Ci mancherebbe anche questa; certo è che Renzi crede di poter riuscire a fare ciò in cui Letta ha fallito. Ma il governo mica se lo può fare da solo, speriamo bene”. Negano l’esistenza di qualsiasi tipo di rapporti anche alcuni degli uomini più fidati di Renzi. Anche quelli negli anni scaricati dal sindaco. Come dice il presidente del Consiglio comunale e futuro sottosegretario nell’esecutivo renziano, Eugenio Giani, “Matteo non ha mai lasciato dietro di se né feriti né prigionieri”. Che tradotto significa: nessuno dirà mai nulla.

Quello di Renzi appare come un esercito di terracotta, puoi torturarli ma se la consegna è il silenzio otterrai solo silenzio. Ora poi che dall’ufficio del sindaco gli scatoloni escono per andare a Palazzo Chigi, a nessuno verrebbe in mente di sbarrarsi da solo una possibile discesa nei Palazzi romani. “Rischi che io non corro”, dice Galli. “Io sono l’unico o quasi all’opposizione in Comune dal 2009, guardo l’ascesa di Renzi, questo rapporto con Verdini e ripasso mentalmente quanto è accaduto in questi anni”. Cosa? “Bè, pensiamo ai lavori pubblici e a chi erano stati assegnati, quali imprenditori interessavano? L’area Castello era Ligresti, la Caserma dei Marescialli era Fusi. Qualcuno venne anche arrestato. Poi Tramvia, Etruria, Tav… Il dubbio a questo punto è più che lecito: solo il dubbio, per carità”. E perché Verdini “non ha ancora scelto il candidato sindaco di Firenze per sfidare il renziano Dario Nardella? Doveva decidere entro il 31 gennaio, ancora niente”. Magari perché anche nel Pd nulla è deciso? Per carità “se Renzi al governo fa bene io son solo contento, perché se sbaglia si muore tutti”. E Verdini, dice, “è bravo a fare il suo mestiere”.

Da Il Fatto Quotidiano del 16 febbraio 2014