Aspetta di vedere cosa si diranno Napolitano e Letta, ma di certo “non farà la lista della spesa”. Il segretario del Partito democratico, alla vigilia dell’incontro tra Presidente della Repubblica e premier che dovrebbe decidere le sorti dell’esecutivo, ribadisce che non ha intenzione di assumersi la leadership di governo. “Sono tantissimi”, ha dichiarato il sindaco di Firenze ad Agorà su Rai3, “i nostri che dicono ‘ma perché dobbiamo andare, chi ce lo fa fare?‘, e ci sono anche io fra questi. Il governo si è preso un impegno molto serio, dieci mesi fa. Ora Letta ha detto che andrà da Napolitano e noi aspettiamo di vedere che cosa farà. Il presidente del Consiglio ha oneri e onori – ha aggiunto Renzi – Io non mi metterò mai a essere fra quelli che dicono ‘Mi dai due ministri e quattro sottosegretari... Che è, una lista della spesa?”. Se l’esecutivo non funziona, Renzi non ha intenzione almeno per il momento di assumersi la responsabilità di intervenire. “Nessuno di noi ha chiesto di prendere il governo, io dico: E’ stato preso un impegno di 18 mesi per fare certe cose e Letta ha detto che ci farà sapere cosa intende fare. Il presidente del Consiglio ha oneri e onori, a lui il compito di dire cosa ha funzionato e cosa no”.

Prudenza o lungimiranza politica? Il dibattito interno è più acceso di quello che può sembrare dall’esterno. Tanto che il portavoce della segreteria di Renzi, Lorenzo Guerini, al Corriere della Sera non nasconde le sue perplessità. Perché se rottamare era la parola d’ordine, adesso, dice, ci vuole “coraggio“. ”Verificare, senza reticenze e con coraggio, se un governo di legislatura non possa essere la soluzione migliore per l’Italia” rappresenta “credo” un dovere “al quale la politica non può sfuggire “. Non solo perché, spiega, “c’è una crisi economica che morde pesantemente gli italiani”, ma anche perché “per iniziativa del Partito democratico, e in particolare del suo segretario, abbiamo ripreso il filo delle riforme”. E si tratta di un processo che secondo Guerini richiede “un orizzonte temporale medio-lungo”, mentre quello “che si è dato questo governo arriva alla conclusione del semestre europeo”. Insomma secondo Guerini la resistenza di Renzi “è comprensibile, perché preferirebbe passare dall’investitura popolare. Non si tratta di protagonismi, ma credo che sia necessario confrontarsi in questo quadro nuovo. Con prudenza, ma anche con coraggio e responsabilità”. Quanto al voto, sottolinea: “Credo che a nessuno interessi vivacchiare o sopravvivere a se stesso. Non sono l’unico, però, a pensare che le urne non sarebbero l’interesse del Paese.

E all’interno del Partito democratico c’è chi invece, se ci fosse da fare una lista della spesa, avrebbe già in mente di chi chiedere la testa. “Un nuovo spartito da suonare”, commenta su La Stampa il deputato Pd Alfredo D’Attorre, “necessita anche di nuovi suonatori. Penso, ad esempio, ad una svolta sul terreno economico-sociale e quindi alla necessità di individuare un nuovo ministro dell’Economia. Per l’esponente bersaniano se “si decide per una ripartenza che abbia una prospettiva di medio-lungo termine, occorre un governo che rappresenti ed esprima le energie raccolte dalle primarie del Partito democratico”. Quanto all’ipotesi di una staffetta Letta-Renzi, D’Attorre spiega: “Il termine staffetta è fuori luogo, sottintende continuità. Qui serve invece una svolta, un nuovo inizio. L’ipotesi Renzi è ovviamente in campo e non c’è dubbio che goda di una legittimazione democratica forte e adeguata per rivestire questo ruolo”. Comunque secondo D’Attorre “davanti a noi ci siano solo due possibili strade”. La prima, osserva, prevede elezioni anticipate: “Una posizione emersa nel corso dell’ultima direzione Pd che io non demonizzo anche se non è quella che auspico”. Invece, prosegue, secondo la seconda opzione “si va avanti, per realizzare il trittico di riforme proposto da Renzi”, ovvero “misure che richiederebbero non meno di 24 mesi”. Ora, evidenzia, “tra le due è questa quella che raccoglie meglio la sfida riformatrice lanciata da Renzi e che corrisponde agli interessi del Paese. Ma, per percorrerla, serve una svolta”.

Più rigide invece le considerazioni del vicepremier Angelino Alfano, leader del Nuovo Centrodestra: “Non siamo disposti ad aspettare fino al 20 febbraio”, ha detto in un’intervista a Repubblica, “occorre decidere subito. La prospettiva alla base del nostro patto era quella di un anno di governo, ma ci stiamo mangiando già due mesi. È dalla fine di dicembre che parliamo di questo patto di coalizione. Ecco perché noi martedì presenteremo i contenuti della nostra proposta per il 2014. Perché la gente non mangia solo pane e sbarramenti o circoscrizioni al ragù: bisogna urgentemente tornare a parlare di lavoro, di tasse, di impresa, di famiglie, di sburocratizzare l’Italia. Sulle spalle di Matteo Renzi – ha spiegato Alfano – grava in queste ore una grande responsabilità: è lui il segretario del Pd e questo è un governo a guida democratica. Quindi è evidente che tocca a Renzi fare delle scelte ed è inevitabile che le sorti del governo si giochino nel rapporto tra lui e Letta”.

L’esecutivo, secondo Alfano, non può permettersi di tirare a campare: “Noi abbiamo fondato un movimento politico – spiega ancora Alfano – proprio per non far precipitare il nostro paese in una crisi al buio e assicurare all’Italia un governo stabile per fare cose importanti. Non abbiamo cambiato linea e non condividiamo l’idea di Renzi che il governo abbia fatto fin qui poco. No, ha fatto il meglio possibile nelle condizioni date. Ma c’è una cosa che non possiamo accettare: che, invece di rilanciare il governo, si dia vita a un tirare a campare. Non ci stiamo a un governicchio che ogni giorno rischia di scivolare su un incidente perché sostenuto da una maggioranza che non ci crede fino in fondo”.