Quasi il 90 per cento dei lavoratori a casa fino alla chiusura definitiva dell’impianto, e una storica azienda che da un giorno all’altro viene polverizzata da un piano industriale di riduzione costi. Succede a Parma alla Pali Italia (ex Tecnopali), ditta specializzata nel settore illuminazione, telecomunicazioni e alta tensione che opera nel territorio dal 1983. La proprietà ha messo nero su bianco un piano esuberi per 114 persone su 130 lavoratori, chiudendo di fatto i reparti produttivi e lasciando impiegato per un tempo determinato fino allo stop definitivo, esclusivamente per chiudere il bilancio, solo il personale amministrativo. Intanto da venerdì, come già aveva fatto lo scorso giugno la Cft Rossi e Catelli per tutelarsi dai presidi dei lavoratori, la Pali Italia ha assunto vigilantes privati per mantenere la sicurezza all’interno della fabbrica e non fare entrare i lavoratori, che hanno proclamato lo sciopero ad oltranza fino a quando l’azienda non cambierà idea sul piano industriale.

La comunicazione degli esuberi è arrivata il 3 febbraio dopo mesi di tensione, ma fino a qualche giorno prima l’azienda aveva comunicato che avrebbe tenuto aperto l’impianto di Parma. Lo aveva registrato la Provincia, comunicandolo poi alla stampa, dopo un incontro avuto con i vertici, che invece di presentarsi al tavolo con le rappresentanze dei lavoratori, senza comunicarlo prima avevano incontrato da soli le istituzioni. “L’azienda ci ha ribadito la volontà di mantenere l’headquarter su Parma e che non vi è alcuna previsione di chiusura, pur prevedendo un piano di riduzione del personale in un numero non ancora definito” aveva assicurato il vice presidente Pierluigi Ferrari, rallegrandosi della notizia che faceva presagire un rilancio dei prodotti.

Parole che però pochi giorni dopo sono state smentite nella sede dell’Unione Parmense degli industriali, quando il nuovo Cda della Pali Italia ha comunicato ai sindacati che 114 persone rimarranno senza lavoro e che la produzione verrà delocalizzata nello stabilimento di Anagni, in provincia di Frosinone. La motivazione presentata sarebbe che Parma “è inefficiente”, spiegano i dipendenti, che non riescono a trattenere la rabbia. “Nel piano industriale gli stessi lavoratori che hanno portato Pali Italia a risultati così importanti in questi anni, sono diventati di colpo inefficienti, anche se l’azienda stessa ammette di non avere un meccanismo per rilevarne la produttività” spiega Stefano Cerati di Fiom Cgil. Il dito è puntato sul nuovo Cda appena eletto, “lo stesso che ha portato un’azienda leader al disastro e che oggi fa ricadere il peso di quelle scelte sui lavoratori”.

Da gennaio 2013 la Pali Italia è in concordato preventivo e per chiudere l’accordo di ristrutturazione del debito è stato varato il nuovo piano industriale approvato dalle banche. Ma le ricadute per i lavoratori sono le più nere. Per questo operai e impiegati presidiano da martedì mattina l’ingresso della fabbrica, in attesa di un nuovo confronto con la dirigenza. “Ci hanno raccontato solo frottole, si erano impegnati con la Provincia a tenere aperta la sede di Parma – attacca Gemito Aniello di Uilm – Ora invece chiuderanno l’azienda madre, mentre Anagni non si tocca. Noi stiamo salvaguardando il nostro posto di lavoro e non smetteremo di protestare finché non cambieranno strada”. Nei piani dell’azienda infatti Anagni sembra essere destinata a diventare l’unico centro produttivo, nonostante la ditta sia originaria di Parma. Lo dimostrano anche i turni di cassa integrazione, attivati da due anni nei due stabilimenti: “Qui i lavoratori sono impegnati per l’85 per cento delle ore – spiega Cerati – ad Anagni l’impianto è andato sempre quasi a pieno regime”.

A interessarsi della vicenda ex Tecnopali sono stati Provincia e Comune, che era assente nel primo incontro con i sindacati. Il vicepresidente della Provincia si è detto disposto a riconvocare un incontro, mentre il sindaco Federico Pizzarotti ha dichiarato di non condividere la scelta degli esuberi e ha chiesto che venga convocato un tavolo d’urgenza. “La volontà dell’azienda Pali Italia di delocalizzare la produzione nello stabilimento di Anagni è incomprensibile, soprattutto perché non sostenuta, a quanto pare, da alcuna motivazione economica o industriale, ma solo dalla presunta minore produttività dello stabilimento di Parma” hanno aggiunto i parlamentari del Pd Patrizia Maestri e Giorgio Pagliari, che si sono impegnati a portare le ragioni dei lavoratori a Roma. Intanto mercoledì 5 febbraio una rappresentanza dei dipendenti sarà ospite della trasmissione “La Gabbia” su La7 per portare la propria testimonianza.