Si sono fatti la guerra fino a pochi giorni fa, sfiorando il limite della diffamazione e del buongusto. Adesso che c’è da eleggere il nuovo segretario del Pd siciliano, renziani e cuperliani hanno però deciso di sotterrare l’ascia di guerra, per riunirsi attorno ad un tavolo e trovare un candidato comune. Protagonisti di questa clamorosa marcia indietro sono i portabandiera delle due principali correnti del Pd: da una parte Davide Faraone, responsabile welfare dei democratici e luogotenente di Matteo Renzi sull’isola, dall’altra Mirello Crisafulli, etichettato a più riprese come impresentabile e rimasto oggi l’ultimo giapponese dell’armata di Gianni Cuperlo.

Durante le primarie erano arrivati allo scontro verbale: “Il lupo perde il pelo ma non il vizio” attaccava Faraone, imbufalito perché, a suo dire, Crisafulli aveva piazzato il seggio elettorale nella sua segreteria personale di Enna. “Se continua così dovrò denunciarlo per stalking” replicava Crisafulli, censurato dalle liste del Pd per il Senato da un rapido tratto di penna perché bollato come “impresentabile”. Un caotico insieme di insulti e j’accuse, trasformato in un mega accordo unitario dall’esigenza di trovare un equilibrio sulla nuova segreteria siciliana. Il Pd è ai ferri corti col governatore Rosario Crocetta, e da Roma è arrivato un doppio ordine: ritrovare la pace col presidente e rilanciare la figura del partito nell’isola.

Ecco quindi che le due correnti nemiche alla fine hanno trovato sintesi su un unico candidato: Fausto Raciti, deputato nazionale di Acireale, segretario dei Giovani Democratici, parlantina brillante e appena ventinove anni all’anagrafe. A sostenerlo come vice segretario in pectore, la renziana di ferro Mila Spicola, insegnante e autrice del volume la Scuola si è rotta (Einaudi). Raciti più che un candidato è un ossimoro: è giovanissimo eppure da sempre è considerato uomo d’apparato, fedelissimo di Massimo D’Alema, sostenitore di Cuperlo, è stato paracadutato a Montecitorio senza passare dalle primarie direttamente da Pierluigi Bersani. Tutto e il suo contrario, come nella tipica tradizione siciliana. E infatti solo con un giovane che piace ai renziani, ma che viene dall’apparato di partito, Faraone e Crisafulli potevano trovare un accordo. Trattandosi della terra di Pirandello, però, le controversie non finiscono qui.

Perché quando renziani e cuperliani avevano già suggellato il patto, qualcuno ha deciso di opporsi alle strategie di palazzo targate Roma. Non un descamisados, non una testa calda, ma l’attuale segretario Giuseppe Lupo, uomo della Cisl, in sella da un lustro, e a suo tempo sintesi perfetta dei vari apparati democratici, e oggi dimenticato da tutti. “Mi candido contro i giochini di palazzo” avrebbe esclamato Lupo, senza sorridere neanche un po’, lui che di quel palazzo è stato il prodotto bipartisan. La candidatura unitaria di renziani e cuperliani non è piaciuta neppure all’interno delle due correnti. Raciti è considerato troppo vicino all’apparato romano, poco consapevole dei problemi del Pd isolano, ed è per questo che Antonio Ferrante, sostenitore di Matteo Renzi, ha lanciato la sua candidatura, mentre nel campo dei cuperliani il deputato Giuseppe Lauricella lo ha imitato. Chiude il conto Antonella Monastra, consigliere comunale candidata dai giovani che in Sicilia sostengono Giuseppe Civati. Le chance maggiori di trionfare alle primarie isolane spettano comunque al candidato unitario Raciti e al segretario uscente Lupo: il 16 febbraio gli iscritti decideranno se affidarsi al volto nuovo di Raciti sostenuto dai vecchi Crisafulli e Faraone, o all’esperto Lupo, rimasto fuori dai giochi di palazzo, e inventatosi antagonista delle correnti, dopo averle cavalcate per anni.

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