Quando si parla di fobie il primo spartiacque degli specialisti è catalogarle per sesso: la paura di volare è più comune nelle donne, quella di morire è invece più frequente negli uomini, l’ansia da prestazione è di pertinenza esclusivamente maschile, la paura dei ragni soprattutto questione femminile. Statistiche  sono, molto indicative e sbrigative, nulla di più. Ce n’è una che è diffusa senza distinguere il sesso: è il timore di essere giudicato negativamente durante le occasioni sociali. Tutti si sono sentiti, almeno una volta, di non essere all’altezza nella conversazione. E’ piuttosto facile e neppure traumatico. Colpisce i giovani, più che gli adulti. Ma esistono persone che questo tipo di timore non riescono a superarlo. Una vergogna del proprio essere. Con tutto quello che questo può portare a una persona.

I sintomi più frequenti sono quello di parlare in pubblico, affrontare colloqui di lavoro, fare o accettare complimenti,  guardare negli occhi la persone fino a esprimere le proprie opinioni o addirittura mangiare o bere in presenza di altre persone. “Spesso”, spiegano i medici, “viene confusa con la timidezza, che fa parte del carattere. In realtà la sociofobia è la malattia di questo secolo, e l’alto tasso di single, di divorzi, licenziamenti, di abbandono scolastico, depressione e abuso d’alcol, ne sono gli indicatori”.

Per superarla può essere utile la psicoterapia. Ci sono casi più gravi che possono portare a conseguenze poco rimediabili e, in quei casi, è impossibile non fare ricorso ai farmaci.

Sempre per il valore che si può dare a una statistica, pare che i Paesi dove la sociopatia è più diffusa, siano il Giappone e il Brasile. E già questo può essere utile a capire quante forme diverse e sfumatura abbia la patologia e la difficoltà nel ricercare le cause.

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Il Fatto Quotidiano del Lunedì, 27 gennaio 2014