Cei cosa?”. E’ la battuta più gettonata in questi giorni nei sacri palazzi, parafrasando quella più celebre di Matteo Renzi, dopo i duri colpi inferti in questi mesi da Papa Francesco alla leadership del presidente della Conferenza episcopale italiana, e antagonista di Bergoglio in conclave, Angelo Bagnasco. Lunedì a Roma si apre la sessione invernale del Consiglio episcopale permanente della Cei in un clima da terremotati. Negli ultimi mesi Bagnasco è stato delegittimato più volte dal Papa. Per prima cosa Bergoglio lo ha escluso dalla potentissima Congregazione per i vescovi che regola le nomine episcopali dei Paesi di antica tradizione cristiana, Europa in primis. Mai un presidente della Cei non vi aveva fatto parte.

Ma il Papa ha fatto ancora di più sostituendo nella Congregazione Bagnasco con il più anziano per elezione dei tre vicepresidenti della Cei, l’arcivescovo di Perugia Gualtiero Bassetti, al quale ha voluto, come anticipato da ilfattoquotidiano.it, concedere perfino la dignità cardinalizia. Un vero e proprio schiaffo a Bagnasco. Ma Bergoglio non si è fermato qui. Come segretario generale della Cei ad interim ha scelto il vescovo di Cassano all’Jonio, Nunzio Galantino, che aveva ottenuto una sola preferenza dai confratelli del Consiglio episcopale permanente e che era ultimo nella terna presentata da Bagnasco al Papa. Galantino, che Bergoglio riceve in udienza privata con frequenza elevata, è il braccio di Francesco nella Cei e ha la missione di concretizzare entro maggio le modifiche statutarie volute insistentemente dal Papa.

Ma alla guerra aperta tra Bergoglio e Bagnasco manca ancora un capitolo importante. Quando, il 18 gennaio scorso, l’arcivescovo di Genova è andato insieme con i giovani sacerdoti della sua diocesi a Santa Marta per concelebrare insieme con il Papa la messa delle 7 del mattino, Bergoglio ha fatto un’omelia durissima condannando senza mezzi termini “i preti untuosi, i preti farfalla che vivono nella vanità, i preti affaristi e i preti imprenditori”. E, infine, interrompendo una prassi consolidata da decenni, il Papa non ha ricevuto in udienza privata Bagnasco alla vigilia della riunione della Cei di lunedì. Quest’ultimo gesto è il segno eloquente dell’impossibilità ormai di qualsiasi dialogo tra l’arcivescovo di Genova e Francesco.

All’ordine del giorno del Consiglio episcopale permanente che inizia lunedì prossimo e si concluderà giovedì 30 gennaio, ci sono, tra l’altro, la modifica dello statuto della Cei per consentire all’episcopato italiano di eleggere il proprio presidente e il proprio segretario che attualmente sono nominati dal Papa; le risposte delle diocesi della Penisola al questionario del Sinodo sulla famiglia che si terrà in ottobre in Vaticano; e la presentazione delle linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici, con le modifiche volute dalla Congregazione per la dottrina della fede che ha bocciato la prima versione del testo. Nel documento precedente, datato 2012, nel paragrafo in cui si affronta il tema della cooperazione con l’autorità civile si legge: “Nell’ordinamento italiano il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti oggetto delle presenti linee guida”.

Un’affermazione in forte contrasto con quanto affermato, sotto il pontificato di Benedetto XVI, dalla Congregazione per la dottrina della fede secondo la quale “va sempre dato seguito alle disposizioni della legge civile per quanto riguarda il deferimento di crimini alle autorità preposte, senza pregiudicare il foro interno sacramentale, deve essere intesa in linea con quanto previsto dal diritto italiano”. Sempre nel documento vaticano, infatti, si legge: “Le linee guida devono tener conto della legislazione del Paese della Conferenza, in particolare per quanto attiene all’eventuale obbligo di avvisare le autorità civili”. E in un altro passaggio ancora si precisa che “l’abuso sessuale di minori non è solo un delitto canonico, ma anche un crimine perseguito dall’autorità civile. Sebbene i rapporti con le autorità civili differiscano nei diversi Paesi, tuttavia è importante cooperare con esse nell’ambito delle rispettive competenze. In particolare, va sempre dato seguito alle prescrizioni delle leggi civili per quanto riguarda il deferimento dei crimini alle autorità preposte, senza pregiudicare il foro interno sacramentale. Naturalmente, questa collaborazione non riguarda solo i casi di abusi commessi dai chierici, ma riguarda anche quei casi di abuso che coinvolgono il personale religioso o laico che opera nelle strutture ecclesiastiche”. La Cei terremotata di Bagnasco si adeguerà finalmente alle direttive del Papa sulla pedofilia? E’ l’ultima chance.

Twitter: @FrancescoGrana