La giunta di Ignazio Marino ha annunciato che vorrebbe cominciare a fare qualche cambiamento in Atac, l’azienda di trasporto pubblico romana. L’utilizzo del condizionale tuttavia mette in dubbio che si raggiungano dei risultati, dato che già in passato, anche la giunta di Gianni Alemanno promise dei cambiamenti che in realtà non arrivarono mai. In particolare si vorrebbe diminuire il tasso di evasione che ad oggi è stimato arrivare fino al 35/40% del totale.

Nel complesso le misure che il sindaco di Roma vorrebbe adottare porterebbe, a suo dire, a maggiori entrate per quasi 100 milioni di euro. Ma quali sono queste misure? E soprattutto, sono sufficienti? Il sindaco vorrebbe obbligare i romani ad entrare dalla porta anteriore, come succede in tutta Europa. Un giusto passo, che semplicemente riprende il buon senso utilizzato in tutto il mondo. Tale misura è utilizzata anche a Istanbul, ad esempio.

Il secondo passo è quello di riassegnare parte del personale. Ad oggi vi sono circa 70 controllori sui circa 12mila dipendenti. Un numero effettivamente molto limitato. I due passi vanno nella giusta direzione e tali misure potrebbero abbattere il tasso di evasione a livelli “fisiologici” del 5/10 per cento. I risparmi potrebbero essere nell’ordine di 70 milioni di euro annui, che sono una cifra importate. Esistono tuttavia dei seri dubbi che dal condizionale si passi al raggiungimento effettivo degli obiettivi. In primo luogo il sindaco parla come se fosse il proprietario dell’azienda Atac e questo dimostra la confusione tra chi assegna il servizio pubblico (il Comune) e chi lo gestisce senza gara (Atac).

Inoltre per attuare le due misure che il sindaco “vorrebbe attuare” ci vuole l’accordo dei sindacati che fino ad oggi si sono sempre opposti al fatto che l’autista diventi bigliettaio e che si facciano dei cambi di ruolo da amministrativi ad operativi. Dal dire “condizionale” al fare, ci passa il sindacato. Non meno importante è il fatto che Marino si dimentica del principale problema di Atac: il costo operativo. Se dal lato ricavi, la riduzione dell’evasione potrebbe portare maggiori entrate, dal lato costi non si sente nessuna voce di riduzione del personale e di maggiore efficienza. E i costi di Atac sono doppi rispetto ai migliori casi europei. Vale a dire che una vettura che percorre a Roma un chilometro costa due volte quello che costa in Svezia o in Gran Bretagna.

Si parla di oltre 500 milioni di euro di sprechi che devono essere ridotti perché si ricorda che i ricavi da biglietti ed abbonamenti coprono solamente meno del 45% dei soli costi del personale. Anche eliminando l’evasione e aumentando i ricavi di 70 milioni di euro, un po’ meno di quanto stimato ottimisticamente dal sindaco, la copertura dei soli costi del personale tramite i biglietti e gli abbonamenti salirebbe al 58 per cento. Se immaginassimo un tasso di evasione pari a zero, molto improbabile se non impossibile, i ricavi della biglietteria non coprirebbero nemmeno i due terzi dei costi per il solo personale. Manca poi il restante terzo del costo del personale, il costo del carburante e tutti gli altri costi operativi.

E’ quindi evidente che non solo bisogna ridurre il tasso di evasione, ma è necessario anche ridurre i costi. Questo è possibile solo tramite una vera liberalizzazione del settore, con una chiara suddivisione dei ruoli. Non aiuta il fatto che chi assegna le risorse sia anche il proprietario dell’azienda di trasporto pubblico locale. Servirebbe invece una gara trasparente che assegni il servizio pubblico e i sussidi in maniera efficiente, senza gli sprechi odierni. Non illudiamoci dunque che tramite un’eliminazione totale miracolosa dell’evasione i problemi di Atac si possano risolvere.

@AndreaGiuricin