Il professore propone di discutere una sorta di “selezione” degli stranieri in arrivo in Italia, gli studenti rispondono a colpi di vernice e striscioni. All’Università di Bologna non tutti hanno gradito l’editoriale sulle politiche per l’immigrazione firmato da Angelo Panebianco e apparso sulle pagine del Corriere della sera. Il collettivo Hobo ha infatti organizzato una protesta alla facoltà di Scienze politiche, dove Panebianco è docente, al grido di “fuori i baroni razzisti dall’università”. Alcune decine di manifestati si sono presentati nel cortile della facoltà di Scienze politiche, in strada Maggiore, con striscioni e cartelli in mano. Dopo alcuni minuti si sono spostati nell’ufficio del docente, dove hanno lanciato vernice rossa sulla porta e scritto “Panebianco cuore nero, le consegnamo noi il foglio di via”.

A scatenare la contestazione un articolo intitolato “Troppe ipocrisie sugli immigrati” e pubblicato sulle colonne del Corriere lunedì 13 gennaio. Nel testo Panebianco propone di mettere in atto una distizione tra immigrati, basata su alcuni criteri specifici. Primo tra tutti la religione di appartenenza. “La richiesta di Matteo Renzi di inserire la riforma della Bossi-Fini fra i temi del contratto di governo, al di là delle motivazioni del neosegretario del Pd, potrebbe essere una occasione da cogliere per dare basi più razionali alla nostra politica dell’immigrazione” è la premessa. “Dobbiamo solo limitarci a tamponare e contenere i flussi migratori o abbiamo bisogno di interventi più attivi e, soprattutto, più selettivi?” si chiede poi Panebianco.

“Per esempio, certi gruppi, provenienti da certi Paesi, dovrebbero essere privilegiati rispetto ad altri gruppi. È possibile che convenga favorire l’immigrazione dal mondo cristiano-ortodosso a scapito, al di là di certe soglie, e tenuto conto del divario nei tassi di natalità, di quella proveniente dal mondo islamico”. E infine la conclusione: “Una politica realistica, fondata sulla convenienza, si dovrebbe insomma porre problemi di scelta, di selezione (da monitorare e rivedere nel tempo, alla luce dell’esperienza). Non si tratta di inventare nulla. Altri Paesi hanno già imboccato questa strada”.

Editoriale bocciato e bollato come razzista dagli studenti del collettivo bolognese, che prima della manifestazione avevano già diffuso un comunicato dai toni durissimi. “Un disgustoso cocktail di ideologia razzista e ideologia dello sfruttamento, che ovviamente è portatore di conseguenze estremamente materiali per chi tutti i giorni ne subisce l’applicazione. Inoltre, conosciamo bene l’Università di Bologna e sappiamo altrettanto bene che questi sono gli insegnamenti dei vari Baroni che la gestiscono”.