“Se la Troika fosse abolita durate la presidenza di turno Ue greca sarebbe una vera vittoria per la Grecia e l’intera Europa”. Lo ha detto forte e chiaro Hannes Swoboda, presidente del gruppo dei Socialisti e democratici al Parlamento europeo proprio nel giorno in cui i grandi vertici dell’Ue si trovano ad Atene per inaugurare il semestre greco e fare le presentazioni ufficiali.

“Chiedo ufficialmente al governo greco di sottolineare la realtà del fallimento della Troika e di opporsi al miracolo promesso dalle misure di austerità che qualche leader politico ancora si ostina a supportare”, continua Swoboda secondo il quale non ci sono dubbi: “La Troika ha fallito e nessuno l’ha fermata” e questo “perché non c’è alcun controllo democratico”. Insomma “una mancanza di legittimità democratica a dir poco incomparabile con i valori europei”. Ovvero “che la Troika e le sue misure disastrose siano smantellate e che la Commissione europea assuma la responsabilità diretta di ogni ulteriore programma di assistenza” nei Paesi in crisi. Va ricordato che la commissione tripartita è composta da rappresentanti della Commissione europea, della Banca centrale europea e del Fondo monetario internazionale e controlla l’applicazione delle condizioni fissate per l’attribuzione dei prestiti internazionali a Grecia, Cipro, Irlanda e Portogallo.

Parole durissime dal leader del secondo gruppo parlamentare del Parlamento europeo, dopo quello dei popolari, che arrivano nel giorno in cui tutti i commissari europei si trovano ad Atene per inaugurare il semestre di presidenza di turno greca dell’Unione europea – fino a fine giugno quando passerà il testimone all’Italia. “I commissari e lo stesso presidente José Manuel Barroso dovrebbero cogliere l’opportunità per vedere con i propri occhi le condizioni di vita dei greci visto che la brutale austerity ha spinto la metà della popolazione greca sotto la soglia di povertà”, incalza Swoboda. Laconica la risposta di Barroso da Atene: “La Grecia, dopo il disastro, è quasi riuscita a tornare a camminare con le proprie gambe. Ma non deve cedere ora alla tentazione di rallentare l’attuazione delle indispensabili riforme, altrimenti rischia di gettare al vento gli sforzi fatti”.

Proprio per paura di incidenti e attacchi contro i rappresentanti delle istituzioni europee, il centro di Atene è stato praticamente blindato con circa 5mila poliziotti mobilitati e tutte le manifestazioni vietate. Assente alle cerimonie ufficiali Alexis Tsipras, il leader del partito di sinistra Syriza e candidato dalla Sinistra unita europea alla presidenza della prossima Commissione europea. Intanto il governo greco cerca di rispondere alle richieste della Troika con i fatti: grazie al raggiungimento dell’avanzo primario con un anno di anticipo rispetto alle previsioni – anche se questo sarà certificato da Eurostat solo il prossimo aprile, le autorità greche sperano che sarà loro concesso un po’ più di respiro. “Mi auguro che i partner europei tengano conto dei risultati raggiunti”, ha dichiarato il vicepremier socialista Evangelos Venizelos. Il semestre di presidenza dell’Ue greco si è aperto, non senza qualche mal celato scetticismo a Bruxelles, con sostanzialmente due priorità: immigrazione e lavoro.

Per quanto riguarda l’immigrazione, la Grecia confida di permettere l’approvazione di una strategia per la sicurezza marittima in occasione del vertice dei capi di Stato e di governo di giugno, per lasciare all’Italia – alla guida dell’Ue da luglio a dicembre – il compito di renderla operativa. Nessun accenno diretto alla Troika anche perché Atene deve ancora chiudere la partita ancora aperta sulla nuova tranche da 4,1 miliardi che vedrà la Troika tornare ad Atene a metà gennaio.

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