Il “pasticciaccio brutto” degli scatti di stipendio degli insegnanti ha trovato una soluzione per gli insegnanti che non perderanno quei 150 euro percepiti nel 2013, ma la polemica sta aprendo una nuova breccia nell’esecutivo di Enrico Letta. A scatenare l’attacco è un renziano. “Penso sia grave quando un ministro così importante come Fabrizio Saccomanni dica “sono un esecutore” o “nessuno mi ha istruito”. Penso che il ministero dell’Economia debba essere guidato da un politico, come regola generale perchè abbiamo visto che l’esperienza dei tecnici non ha funzionato bene” dice il deputato Pd Dario Nardella, a “Mix24” di Giovanni Minoli su Radio 24. 

Il partito e lo stesso Nardella hanno però smentito che si tratti di una richiesta di dimissioni. “Come ribadito più volte nel corso di questi giorni il Partito Democratico non ha mai chiesto né ha intenzione di chiedere rimpasti o la sostituzione di questo o quel ministro. In questo momento è necessario lavorare bene e insieme sulle riforme che servono al Paese e non sollevare questioni che non esistono” fa sapere Lorenzo Guerini, portavoce della Segreteria Nazionale Pd. A ruota arriva anche la dichiarazione del deputato: “Non scherziamo e cerchiamo di essere seri! Non ho mai chiesto le dimissioni del ministro Saccomanni. Invito tutti quelli che hanno voglia di fare polemiche strumentali ad andare a riascoltare la registrazione della trasmissione per capire il senso delle mie parole”. 

La decisione di non far perdere quei soldi agli insegnanti era arrivata dopo una riunione a Palazzo Chigi tra il premier, il ministro dell’Economia e il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza. Una riunione sulla quale aveva certamente pesato anche il pressing del segretario del Pd, Matteo Renzi, che ieri mattina di buon’ora su Twitter ha bacchettato l’esecutivo: “il taglio agli insegnanti è assurdo. Il governo rimedi a questa figuraccia, subito. Il Pd su questo non mollerà di un centimetro”. 

A dispetto dell’esito positivo dell’incontro, gli attriti già emersi tra i ministri Carrozza e Saccomanni erano proseguiti. La titolare dell’Istruzione aveva quindi espresso la propria soddisfazione per il ‘salvataggio’ delle retribuzioni degli insegnanti, quando era arrivato uno stizzito commento del collega Saccomanni: “C’è stato un problema di comunicazione. Il ministero dell’Economia è un mero esecutore. Aspettavamo istruzioni che non ci sono pervenute”. In una nota il Mef aveva poi precisato di aver informato il Miur il 9 dicembre scorso che avrebbe proceduto al calcolo e al recupero delle somme relative agli scatti, dando quindi al Miur il tempo necessario a formulare diverse istruzioni. Tuttavia, in assenza di ulteriori provvedimenti di viale Trastevere, le strutture operative del Mef  avevano proceduto secondo le informazioni disponibili e come disposto dalla legge in vigore. 

La controreplica di Maria Chiara Carrozza non si era fatta attendere. Premettendo di non voler fare polemica, il ministro ha spiegato che “tra Natale e Capodanno sono stati presi questi provvedimenti per inerzia amministrativa senza comunicare ai ministri competenti che cosa stava avvenendo”. Carrozza aveva puntato l’indice sulla eccessiva frammentazione di gestione (“gli insegnanti per il pagamento degli stipendi dipendono dal Mef, ma sono anche dipendenti pubblici e dunque per altre cose fanno capo alla Pubblica amministrazione”) e aveva assicurato di non cercare alcun colpevole, ma una soluzione. “E la soluzione – ha aggiunto – può essere soprassediamo per ora e nel frattempo troviamo la soluzione. Certo è che Saccomanni ‘non deve dimettersi'”. Nella serata di ieri la “ricucitura” tra i due esponenti del Governo. “Capitolo chiuso” ha assicurato Saccomanni: ora si vedrà come la decisione “si rifletterà in busta paga e mi auguro non si alteri il saldo finale”. Ma oggi è già un altro giorno. 

Matteo Renzi, per interposta persona, ha licenziato il ministro Saccomanni. È una buona notizia. Come in ‘Dieci piccoli indiani’, non ne resterà nessuno” scrive su Twitter, la portavoce del gruppo di Forza italia alla Camera Mara Carfagna. “Anche i renziani fanno fuori Saccomanni. C’è chi, come noi, disse già molti mesi fa che l’economia aveva bisogno di una guida politica ed adeguata. Ormai tutti lo hanno capito e credo che non ci sia lo spazio per cambi volanti. È tutto il governo al capolinea. Prenderne atto è un dovere. Il Parlamento è già chiaro da tempo. Ormai c’è solo da calare il sipario” dice Maurizio Gasparri.