Se l’attesa per la Playstation 4 aveva catalizzato l’attenzione degli appassionati del marchio nipponico, con l’annuncio al Ces di Las Vegas Sony ha svelato la sua reale strategia per assicurarsi una buona fetta del mercato dei videogiochi. Si chiama Playstation Now ed è una piattaforma basata sul cloud che permetterà a Sony di vendere i suoi videogame per qualsiasi tipo di dispositivo. Già, perché il sistema è basato sulla piattaforma software Gaikai, acquisita dalla società giapponese a metà 2012, che “delocalizza” il funzionamento del gioco.

In pratica il videogame “gira” sui server di Sony, mentre il dispositivo di gioco si occupa solo di riprodurre immagini e suoni più o meno come se si trattasse di un video di YouTube. In questo modo il videogame può essere usato su qualsiasi dispositivo connesso a Internet, comprese le smart TV (a marchio Sony) e gli smartphone. Stando a quanto dichiarato nel corso della conferenza, Playstation Now non richiede una connessione particolarmente veloce, ma è importante avere un collegamento con una bassa latenza (il tempo impiegato dai singoli pacchetti di dati per raggiungere il server ndr) in modo che il tempo tra l’invio del comando e la reazione sia il più breve possibile.

Sony avvierà il servizio in fase beta negli Stati Uniti alla fine di gennaio, mentre l’avvio ufficiale del servizio negli Usa è pianificato per l’estate. Stando a un comunicato della stessa società, il lancio nei paesi europei richiederà invece un po’ più di tempo. Secondo Sony l’Europa è infatti una “regione molto più complessa, con un enorme numero di provider e differenze di velocità di connessione da paese a paese” che richiedono più tempo per mettere in piedi il servizio. Insomma: i giocatori italiani, considerate le condizioni dell’infrastruttura Internet nel nostro paese, potrebbero dover aspettare un bel po’ di tempo prima di poter sfruttare il nuovo sistema.

Ancora attesa per il Super HD 4K – Accanto al servizio cloud per videogiochi, l’amministratore delegato Kaz Hirai ha confermato di avere in cantiere un servizio di streaming video che dovrebbe essere disponibile per tutti i dispositivi Sony. Una mossa che ricorda quella portata avanti da Microsoft con la sua Xbox One, ma che permetterebbe di utilizzare anche i vecchi dispositivi permettendo al colosso giapponese di contare su una potenziale clientela decisamente sostanziosa: secondo Hirai, infatti, nei soli Stati Uniti ci sarebbero più di 25 milioni di Playstation 3 in grado di diventare a breve dei “terminali” per il servizio di video on demand. Nei piani immediati di Sony, però, non rientra l’implementazione del Super HD 4K, che permetterebbe la visualizzazione in altissima qualità con una definizione doppia (3840×2160) rispetto al Full HD (1920 × 1080). Secondo l’AD di Sony, infatti, il 4K potrebbe prendere piedi solo tra 5-7 anni.

Una previsione che si scontra con i fermenti che attraversano il Ces di Las Vegas proprio in tema 4K. Se molti produttori hanno già presentato televisori Super HD con prezzi finalmente “accessibili” (999 dollari), infatti, a far sperare in una decisa accelerazione nell’adozione del 4K è stato l’annuncio di YouTube del lancio di un servizio in Super HD che sfrutta il nuovo codec “aperto” VP9. Secondo quanto dichiarato da YouTube, il nuovo codec permetterebbe di ridurre la richiesta di banda passante del 50% risolvendo così buona parte dei problemi legati allo streaming dei video in 4K. Unico neo: il codec deve essere implementato a livello hardware e quindi potrà essere utilizzato solo dai dispositivi di prossima generazione dei produttori uniti nel “consorzio” che si è raccolto per dare supporto al progetto e che comprende nomi del calibro di Intel, Nvidia, Samsung, Sharp, Toshiba e la stessa Sony.

Intel conferma l’addio al marchio McAfee – Dopo l’anticipazione di ieri a Las Vegas, Intel ha confermato con un comunicato ufficiale l’abbandono del marchio McAfee. Intel ha acquisito la società nel 2010 per 7,8 miliardi di dollari e, fino a oggi, aveva mantenuto il marchio originale legato al nome del fondatore John McAfee. Le ultime “performance” dell’eccentrico creatore del software antivirus e soprattutto il video pubblicato su YouTube in cui denigrava apertamente il software di sicurezza che ancora portava il suo nome, però, hanno portato Intel a prendere le distanze da un nome diventato decisamente “ingombrante”. Ora la società si chiama “Intel Security” e l’unica traccia del vecchio marchio è rappresentata da uno scudo rosso con la lettera “M” in bella vista.