Niente vertice italo-turco, avanti con le consultazioni informali di governo. Enrico Letta accelera in vista della stesura del nuovo contratto di coalizione (chiamato ‘Impegno 2014‘), facendo partire nel tardo pomeriggio gli incontri con le varie forze politiche presenti in Parlamento. I primi a colloquio a Palazzo Chigi saranno i rappresentanti di Scelta Civica, poi seguiranno tutti gli altri leader della maggioranza, tra domani e venerdì. All’incontro con il premier parteciperanno segretario e presidente del partito, Stefania Giannini e Alberto Bombassei, con i capigruppo di Camera e Senato di Sc, Andrea Romano e Gianluca Susta. Nel corso della riunione, prevista per le 17,30, saranno affrontati i temi che dovranno rientrare nell’accordo di programma. Sc ha già presentato a palazzo Chigi due ipotesi di contratto di coalizione che, a giudizio del partito, dovrebbe contenere riforme per il lavoro, le privatizzazioni, il fisco e le carceri. Per quanto riguarda invece la riforma elettorale Sc è favorevole ad un ripristino del Mattarellum ma corretto in senso maggioritario.

Contemporaneamente e proprio per anticipare a questa settimana le consultazioni informali, Letta ha rinviato il vertice italo-turco previsto per il 17 gennaio a Istanbul. Una nota di Palazzo Chigi informa infatti che “nel corso di una cordiale conversazione telefonica, il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha informato il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, della decisione di posticipare il vertice intergovernativo previsto per il 17 gennaio a Istanbul. Il posticipo, in ragione degli impegni connessi alla definizione di ‘Impegno 2014’, il contratto di coalizione tra le forze politiche della maggioranza di governo. La nuova data del vertice italo-turco verrà definita nelle prossime settimane”.

Sempre nell’ambito dei colloqui per la preparazione di ‘Impegno 2014‘, inoltre, Letta ha incontrato stamattina il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni e il ministro del Lavoro Enrico Giovannini. L’accelerata del presidente del Consiglio, inoltre, per qualcuno sembra legata in qualche modo alle frizioni tra Pd ed esponenti democratici di governo. Chiaro il riferimento alle dimissioni del viceministro dell’Economia Stefano Fassina dopo lo scontro-incomprensione con Renzi sull’eventualità di un rimpasto nell’esecutivo dopo la vittoria del sindaco di Firenze alle primarie di inizio dicembre. Lo stesso Giovane turco, però, ha sottolineato che non vede a breve la nascita di un governo guidato dal neo segretario del Pd. “Vedo ora una difficoltà ad andare alle elezioni senza una legge elettorale votata dal parlamento – ha detto Fassina a Mix24 su Radio24 – Un governo Renzi subito mi pare complicato, dal punto di vista del quadro parlamentare”.

Non solo. Per il viceministro dimissionario, infatti, “c’è un’ambiguità che va sciolta”. “Vedo un atteggiamento che non è utile al Pd, che non è utile al Governo e soprattutto non è utile all’Italia – ha continuato Fassina – Non stiamo parlando di giochini interni, stiamo parlando del governo di un paese che è in drammatiche emergenze economiche e sociali. Quindi il mio gesto è un pò disperato, se volete, è fatto con sacrificio, perché non l’ho fatto con leggerezza, ha l’obiettivo di un’assunzione collettiva di responsabilità”. Per quanto riguarda il neo segretario Pd, Fassina ha ammesso che “Renzi giustamente e doverosamente chiede una svolta, perché ha avuto un mandato ampio dagli elettori che l’hanno votato al congresso”, ma al contempo lo ha invitato a spendersi “anche con alcuni uomini ed alcune donne e per dare coerenza ai propri obiettivi”. A chi gli ha chiesto se lui intenda essere il capo della dell’opposizione interna, invece, Fassina ha risposto: “I renziani sono in difficoltà, io ho posto un problema politico di rapporto tra Pd e Governo. Certamente non andrò a casa, continuerò a dare il mio contributo dalla Camera, e lavorerò per una rifondazione culturale e politica del Partito democratico, perché credo che ce ne sia bisogno”.