“Complimenti! Bravo Mario Mauro…Davvero un bel regalo di inizio anno! Invece di andare in giro a spender soldi e a far campagna elettorale pro domo sua, sarebbe stato meglio si fosse occupato di questa vicenda che riguarda l’India e l’annullamento della commessa di elicotteri alla Augusta Westland per un danno di 560milioni di euro a Finmeccanica. Ci faccia lui un regalo vero: si dimetta”. Buon anno: Gianfranco Librandi, deputato di Scelta Civica comincia augurando un sereno 2014 all’ex compagno di partito Mario Mauro. È ministro del governo Letta, ma non più per conto dei fedelissimi di Mario Monti. Insieme agli altri popolari se n’è andato in Per l’Italia: e adesso che ufficialmente non vivono più sotto lo stesso tempo, i sopravvissuti del grande Centro possono finalmente levarsi il loden e fare quello che volevano provare da tempo. Tirarselo addosso.

L’anno cominciato in bellezza da Librandi e Mauro, era finito con altrettanta letizia tra Benedetto Della Vedova e Pier Ferdinando Casini. “Il suo riferimento ad atteggiamenti da Dr. Jekyll e Mr Hyde tra prima e dopo le elezioni – diceva l’altro ieri l’ex finiano al leader Udc – suona decisamente autobiografico”. E giù a ricordare i primi giorni del governo Letta, quando “Casini rivendicò per sé, dopo aver acquisito per l’Udc un ministro, un sottosegretario e un questore, la prestigiosa poltrona di presidente della Commissione Esteri di Palazzo Madama”, piuttosto che i bastoni tra le ruote messi alla corsa per il Quirinale di Annamaria Cancellieri e il posto inscalfibile del “tecnico” Moavero. Rancori covati per mesi, affiorati nelle settimane del voto sulla decadenza di Berlusconi (Mauro e gli altri auspicavano clemenza), esplosi con la fine delle larghe intese. Così, fa un certo effetto rileggere le cronache di un anno fa.

Era gennaio, il professore aveva appena annunciato la “salita in politica” e pareva che l’avvento di Scelta Civica avrebbe cambiato le sorti del Paese. Parole d’ordine: rigore, sobrietà, autorevolezza. “Bisogna abbandonare i particolarismi, gli odi che hanno caratterizzato la nostra vita politica, per unirsi in un grande sforzo”, diceva Andrea Riccardi convinto sarebbe stata una passeggiata in confronto alle missioni umanitarie di Sant’Egidio. Montezemolo profetizzava il “cambiamento” e per evitare l’overdose di miele, il bocconiano chiosava: “Non sono democristiano, mi ritengo un rivoluzionario”. Per la verità, Monti è ancora convinto che non tutto sia perduto: “Mi sono presentato alle elezioni per evitare all’Italia una pericolosa deriva – ha detto dieci giorni fa – e credo di esserci riuscito”. Peccato che non sia riuscito ad evitare quella del suo partito, di deriva. Basta leggere le affettuosità che i centristi si sono scambiati solo nel mese di dicembre, a scissione appena consumata.

Il deputato montiano Andrea Vecchio si rivolge così a Lorenzo Dellai, a inizio mese ancora capogruppo di Scelta Civica: “Se la maggioranza non ti vuole, devi andartene”. Qualche giorno dopo chiariva il concetto Pier Ferdinando Casini, spiegando perchè lui, Dellai, Mauro e altri se n’erano andati: “Non accettiamo la spocchia di chi si sente unto dal Signore ed usa atteggiamenti professionali. Quando si fa politica bisogna parlare alla gente”, il suo caloroso saluto a Mario Monti. Il professore replicava qualche ora più tardi su RaiTre: “Credo che adesso Scelta Civica, avendo perso per strada una componente più flemmatica e attendista, prenderà un accento più pressante e riformista”. Insiste Dellai: “Stava diventando una sorta di partito di ottimati, senza che ci fosse un’abbondanza di ottimati. La nostra cultura, il popolarismo di matrice cattolico democratico, era visto come una cosa un po’ da sopportare”.

Ora sono tutti alle prese con il rimpasto. I montiani reclamano posti, i popolari dicono che ce li hanno già e se mai spettano a loro. Chiarisce Mariano Rabino (Scelta Civica): “Comprendo il fatto che i popolari non capiscano le richieste di Scelta Civica al governo, visto che loro, non avendo un progetto politico, di un ministro non sanno che farsene. Il loro obiettivo è vivacchiare in attesa del prossimo treno su cui salire per cercare di essere rieletti”. Fuga gli ultimi dubbi Antimo Cesaro: Per l’Italia? “Una zattera appesantita da ministri, sottosegretari e presidenti vari, molti dei quali eletti sotto un altro simbolo e oggi militanti in un simulacro di partito, non menzionato nei sondaggi e che rappresenta la naturale evoluzione di Ccd, Udr e Udc, fino ad arrivare a PI: acronimo di Polemiche Inutili, ineffabile come il PI greco, sebbene non abbia l’utilità e la tradizione culturale di quest’ultimo”. Auguri.

da Il Fatto Quotidiano del 2 gennaio 2014