Dopo i due attentati in meno di 24 ore a Volgograd la polizia ha fermato 87 persone. I due attacchi terroristici hanno provocato, ieri e domenica, la morte di 34 persone e decine di feriti tra cui anche bambini. Gli agenti hanno sequestrato finora 152 armi da fuoco e 4,7 chili di sostanze stupefacenti. 

Già dopo il primo attentato il presidente Vladimir Putin aveva ordinato un rafforzamento delle misure di sicurezza e assicurato che i Giochi Olimipici invernali di Sochi, al via tra poche settimane, sarebbero stati sicuri.  La Russia “continuerà a lottare ardentemente e fermamente contro i terroristi fino al loro completo annientamento” ha il leader del Cremlino in un discorso di fine anno ripreso dall’agenzia Interfax.

Allo stato non c’è nessuna indicazione su eventuali connessioni tra i fermati e gli attentati. Secondo le forze dell’ordine, le persone fermate hanno opposto resistenza agli agenti o non avevano documenti d’identità o di registrazione validi. All’operazione, denominata “Vortice”, stanno partecipando 5.200 poliziotti. Secondo il portavoce della polizia Andrei Pilipchuk, gli agenti hanno già controllato 152 alberghi, 104 dormitori, 32 stazioni degli autobus, 23 stazioni ferroviarie, l’aeroporto e tre porti fluviali, nonché 592 soffitte e 673 scantinati. Secondo l’agenzia Itar-Tass, gli agenti stanno concentrando i controlli sui lavoratori provenienti dal Caucaso, persone che secondo le associazioni per la difesa dei diritti umani sono spesso vittime di violenze da parte della polizia russa.

Per l’attentato di domenica alla stazione ferroviaria di Volgograd, dove sono morte 18 persone, gli investigatori hanno dapprima pensato a una vedova nera, la 26enne daghestana Oksana Aslanova, poi però hanno detto che il kamikaze potrebbe anche essere stato un uomo: Pavel Pecenkin, che nel 2012 si è unito ai militanti del Daghestan dopo essersi convertito all’Islam.

Intanto l’ondata di terrore non si ferma. Rasul Gasanov, un assistente procuratore regionale è stato ucciso oggi da una bomba piazzata sotto la sua Toyota a Buinaksk, nella repubblica russa del Daghestan, nel Caucaso settentrionale.