È stata una donna kamikaze, come già avvenuto due mesi fa, a provocare una strage nella stazione ferroviaria di Volgograd, nella Russia meridionale. I giornali locali riferiscono che le vittime sono 18 e i feriti 40.  L’esplosione è avvenuta alle 12.45 ora locale (le 9.45 in Italia) secondo quanto ha comunicato all’Itar-tass una portavoce del ministero regionale dell’Interno, secondo la quale l’attentato è stato compiuto nella zona dei metal detector vicina all’entrata della principale stazione ferroviaria della città. 

La polizia è al lavoro per identificare le vittime e si ritiene che l’attentatrice sia tra loro. Il sito Lifenews (vicino ai servizi segreti) sostiene che la donna è stata identificata in base ai resti trovati sul luogo dell’esplosione come Oksana Aslanova sposata due volte con membri della guerriglia islamista (entrambi uccisi dai servizi segreti) e ricercata dal giugno del 2012.

Subito dopo l’esplosione, la polizia ha isolato l’edificio per escludere che ci siano altre bombe. Secondo alcuni media russi gli investigatori sospettano che i terroristi abbiano pianificato un attacco anche sui treni in partenza dalla stazione.

Una telecamera di sicurezza ha ripreso il momento dell’esplosione e le immagini sono state mandate in onda dalla televisione Rossiya 24: si vede un lampo arancione all’interno della stazione, dietro l’ingresso principale, e poi colonne di fumo. Fuori dalla stazione, invece, l’arrivo di una serie di ambulanze e diversi corpi senza vita sul marciapiedi. 

Due mesi fa un kamikaze originario del Daghestan aveva ucciso sei persone facendosi saltare in aria in un autobus pieno di studenti a Volgograd. Le sei vittime dell’attentato, tre ragazze e tre ragazzi, avevano tra i 16 e i 26 anni. Una trentina i feriti.

La città, di circa un milione di abitanti, si trova nelle vicinanze del Caucaso russo, una zona politicamente instabile, e a 690 chilometri da Sochi, dove sono in programma le Olimpiadi invernali del prossimo anno. Il secondo attacco in pochi mesi riaccende le preoccupazioni per la sicurezza dei Giochi, a poco meno di due mesi dalla loro apertura. La scorsa estate il capo della guerriglia caucasica Doku Umarov aveva lanciato un appello per ”impedire in tutti i modi” le Olimpiadi sul Mar Nero, appuntamento che per il presidente Vladimir Putin è una questione di prestigio personale e nazionale. I servizi segreti non escludono un collegamento tra l’attentato alla stazione di Volgograd e l’attacco terroristico in Pyatigorsk del 27 dicembre che ha provocato tre morti. 

Il ministero degli Interni ha rafforzato le misure di sicurezza in tutte le stazioni ferroviarie e negli aeroporti. Il presidente Vladimir Putin, ha reso noto il suo portavoce Dmitry Peskov, ha chiesto alla Commissione inquirente l’adozione di tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza. Putin ha anche chiesto di assicurare tutta l’assistenza necessaria alle vittime dell’esplosione provvedendo al loro trasporto a Mosca se necessario.

Il bilancio delle vittime a Volgograd sarebbe potuto essere più grave se un poliziotto non si fosse gettato adosso all’attentatrice all’ingresso, evitando che si facesse esplodere in un luogo più affollato. Il primo degli attentati portati a termine da donne in Russia era stato nel giugno del 2000, pochi mesi dopo l’inizio della seconda guerra in Cecenia l’anno precedente. Da allora, ve ne sono stati venti diversi in une ondate ben distinte, con un bilancio di quasi 790 morti (il dato è ufficiale, include le centinaia di vittime della scuola di Beslan e dell’assalto del teatro Dubrovka di Mosca, molte delle quali provocate dall’intervento delle forze russe).

Dopo il sequestro di Beslan nel 2004, per sei anni le donne cecene avevano smesso di farsi esplodere o di minacciare di farlo. Ma nel 2010 sono ripresi gli attentati, unica differenza la provenienza delle donne, non più la Cecenia ma il Daghestan. Una regione in cui dal 2012 sono rimasti uccisi in attentati e scontri più di mille persone, fra civili e agenti delle forze dell’ordine, più complessa ancora della Cecenia, dove ora vige la pace imposta da Putin attraverso il presidente Kadyrov. Il mese scorso è stato varato un disegno di legge con cui i parenti dei terroristi sono costretti a risarcire i costi dei danni provocati da un attacco.