Sean Sogliano o Daniele Pradè. Il fragile piano quinquennale di Silvio Berlusconi per il Milan – che prevede la coabitazione forzata dei duellanti Adriano Galliani e Barbara Berlusconi alla guida della società – rischia di naufragare su questi due nomi. Quello che le larghe intese rossonere dovranno scegliere come direttore sportivo per la ricostruzione della squadra. Intanto un altro pezzo di storia rossonera come Ariedo Braida, dal 1986 il braccio destro che Galliani spediva in giro per il mondo a scoprire talenti e non solo, annuncia il suo addio per gennaio: quattro mesi prima della naturale scadenza del contratto. Salvo poi ritirare le dimissioni poche ore dopo, esattamente come aveva fatto Galliani una settimana fa. Che Braida lasci ora o ad aprile, intorno all’ad milanista si sta creando un vuoto di persone fidate, oltre che di poteri e competenze, che fanno ritenere che la guerra intestina sia ancora in atto, nonostante le parole concilianti del grande capo. E che alla fine anche Galliani lascerà comunque il club a naturale scadenza, nel consiglio di amministrazione del prossimo aprile.

Il piano quinquennale quindi si risolverebbe in un ben più misero piano semestrale, giusto per rassicurare quei dipendenti fedeli al geometra brianzolo che rischiavano il licenziamento immediato, e per cercare di tamponare alla meglio l’emorragia di risultati e di credibilità in cui è precipitata la squadra. Dopo l’exploit di Barbara che ha aperto ufficialmente le ostilità, e dopo il clamoroso annuncio delle dimissioni di Galliani, il piano B della pacificazione e delle larghe intese rossonere (da ratificare nel consiglio d’amministrazione straordinario di fine dicembre) vorrebbe suddividere i compiti così: Barbara diventa vicepresidente e amministratore delegato per marketing, fondazioni, settore commerciale e stadio, mentre Galliani resta vicepresidente vicario con delega per la parte sportiva, e quindi prima squadra, settore giovanile, mercato, osservatori e scouting.

Ma il castello di carte sembra destinato a crollare al primo alito di vento. Nemmeno una settimana di governo delle larghe intese e viene fuori che a scegliere il direttore sportivo, e quindi l’esecutore della parte di cui si dovrebbe occupare Galliani, sarà Barbara, che già da tempo ha messo gli occhi su Sean Sogliano: figlio d’arte e giovane ds del Verona dopo un’esperienza a Palermo con Zamparini. E’ noto infatti che Galliani avrebbe voluto in quel ruolo un suo uomo come Pradè, attualmente alla Fiorentina, che porterebbe Montella o Prandelli sulla panchina rossonera. Così come è noto che Galliani alcuni ex rossoneri come Maldini non li vuole vedere nemmeno in fotografia. Invece Sogliano, che in un primo momento poteva sembrare l’uomo della pacificazione (magari in coppia con un giovane come Devis Mangia per la panchina) è stato scelto personalmente da Barbara, e l’accordo suggellato lunedì scorso in una cena a tre grazie ai buoni uffici di Claudio Fenucci, attuale ad della Roma che a giugno potrebbe liberarsi proprio per andare al Milan.

E con Sogliano dal lato Barbara ci sarebbe a questo punto il ritorno di Maldini in società, con un ruolo rappresentativo di ambasciatore, e di un ex rossonero come Inzaghi o Seedorf in panchina. La stilettata finale che farebbe allontanare definitivamente l’ex plenipotenziario dalla società. Perché un Galliani che avesse veramente in mano l’area tecnica non avrebbe mai lasciato partire il fido Braida. E anche perché il complicato equilibrio dei giochi di potere tra calcio e televisione, governato con maestria da Galliani in questi ultimi anni con il beneplacito di Marina e Piersilvio Berlusconi, è comunque destinato a concludersi a breve con l’accordo di sei anni con Infront. E a quel punto l’ex antennista brianzolo potrebbe essere messo da parte senza colpo ferire. Ma Sogliano, così come eventualmente Fenucci, o Pradè, o gli altri nomi ancora in corsa – sempre meno Michele Uva, attuale direttore generale della Coni Servizi blindato da Malagò – sarebbero liberi solo a fine stagione. Ecco perché la farsa di un piano quinquennale destinato a durare nemmeno sei mesi. 

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