Nessuno tocchi il Porcellum. Ogni volta con una motivazione diversa, ma i partiti continuano a rinviare la discussione per cancellare la legge elettorale firmata da Roberto Calderoli. Ci sono riusciti anche oggi dopo che la scorsa settimana la ragione era stata la scissione del Pdl e il Nuovo Centrodestra che non era riuscito a riflettere a sufficienza su quale posizione tenere sull’argomento. Tutto era stato rinviato a oggi (pure le residue speranze), ma tre ore prima della riunione della commissione Affari costituzionali del Senato la riunione è stata annullata. I senatori avrebbero dovuto votare, tra l’altro, l’ordine del giorno presentato proprio da Calderoli – il padre della “porcata” – che cancellerebbe l’attuale sistema elettorale, ripristinando il Mattarellum. Niente di tutto questo: se ne riparla “dopo l’8 dicembre“. Ora lo scenario più probabile è che tutto passi alla Camera dove il centrosinistra – peraltro da solo – ha una larga maggioranza. Ma a pesare sono anche gli equilibri di governo, ora che la maggioranza ha perso pezzi (parecchi), si è ristretta e sta ripartendo dopo vari ostacoli. Tanto è vero che a chiedere il rinvio sono stati i gruppi della maggioranza: Pd, Ncd e Scelta Civica (quest’ultima a sua volta spaccata tra popolari a favore del rinvio e montiani contrari).

Tutti i partiti contro il Porcellum. Ma in 9 mesi risultati zero
Primo risultato: dall’insediamento del nuovo Parlamento (eletto 9 mesi fa) i partiti rappresentati alla Camera e al Senato non sono riusciti a abolire il Porcellum, a detta della stragrande parte dei mille parlamentari più o meno inguardabile. Secondo risultato: mentre la politica non è in grado di abolire, modificare, aggiustare la legge porcata di Calderoli, domani, 3 dicembre, la Corte Costituzionale si riunirà per chiarire se il sistema elettorale che ha selezionato “tre Parlamenti” (2006, 2008 e 2013) è costituzionale o no e c’è chi giura che la risposta è la seconda. Ancora una volta il vuoto dei partiti – che dovrebbero essere i più interessati alla materia, in teoria – sarà riempito da altre istituzioni, anche se non è detto che la Consulta si pronunci in breve tempo.

Veti incrociati in commissione e le primarie Pd che incombono
Cos’è successo? Si è ripartiti intanto da uno stallo dovuto a veti incrociati, anche perché in commissione Affari costituzionali Forza Italia ha ancora un peso e ormai l’opposizione è più o meno a tutto campo. Ma soprattutto risuona forte quel rinvio a “dopo l’8 dicembre”, dove l’8 dicembre è significativo non tanto perché è la festa dell’Immacolata Concezione, quanto perché da quella sera Matteo Renzi sarà il nuovo capo del Partito Democratico. E proprio la legge elettorale è uno dei temi sui quali il sindaco da mesi preme sull’acceleratore. Vuole, per dirla in breve, la trasposizione su base nazionale del modello con cui vengono eletti i sindaci delle città capoluogo perché dà stabilità. “Il Pd deve avere il coraggio di fare la propria proposta” ha detto più volte il sindaco di Firenze. 

Zanda: “Necessaria una breve sospensione”
Ma non serve chissà quale retroscena per spiegare cause ed effetti del nuovo slittamento di una qualche decisione. Il capogruppo del Pd al Senato Luigi Zanda spiega che “la scelta di una breve sospensione era necessaria ed è stata condivisa dai presidenti dei gruppi parlamentari di Scelta civica, del Nuovo Centrodestra e del Partito democratico“. I motivi del rinvio? “La formazione di nuovi gruppi nel centrodestra e l’ormai vicinissimo congresso del Pd”. La conclusione? Certo, “il lavoro delle scorse settimane al Senato ha confermato una larghissima condivisione della necessità di abrogare il Porcellum”, ma non ci si è riusciti, pazienza. “Le indicazioni che verranno dalla Corte costituiranno elementi importanti per il prossimo lavoro del Parlamento”. Per la prima volta dalla nascita della Repubblica il Paese potrebbe avere una legge elettorale dichiarata incostituzionale.

I renziani: “Ricominciare la discussione dalla Camera”
La controprova del peso delle primarie sulla discussione sulla riforma elettorale sta in ciò che succede subito dopo l’annullamento della riunione in commissione al Senato: i primi a parlare sono i renziani. “E’ ormai chiaro che il tentativo di avviare la riforma elettorale dal Senato, come ripetutamente preannunciato nei mesi scorsi, ha fatto flop. Siamo all’ennesimo rinvio. Ora passi subito alla Camera, non c’è più tempo da perdere” dichiarano Michele Anzaldi, Luigi Bobba, Lorenza Bonaccorsi, Federico Gelli ed Ernesto Magorno. A questi si aggiunge Isabella De Monte – senatrice, pure lei renziana – che spiega perché sarebbe buona cosa far ripartire tutto da Montecitorio: “Il Pd, come ha ripetuto Matteo Renzi, è per il doppio turno e a Montecitorio abbiamo i numeri per approvare velocemente un nuovo sistema elettorale-sottolinea la parlamentare- sono convinta che quando il testo tornerà al Senato, il quadro politico sarà diverso e le incertezze di oggi superate”. Ma i renziani non sono i soli. Sinistra Ecologia e Libertà, con la capogruppo al Senato Loredana De Petris, giudica quanto accaduto a Palazzo Madama un “fatto gravissimo, ma eloquente” cioè indica che i “partiti maggiori vogliono tenersi il Porcellum”. Così resta una sola alternativa: “E’ necessario spostare la discussione alla Camera”. 

La riforma della legge elettorale è “una questione cruciale su cui è importante riflettere. La politica non esce bene da questo stallo” sottolinea la presidente della Camera Laura Boldrini. Nel corso della conferenza dei capigruppo di Montecitorio, Gennaro Migliore di Sel – seguito da Pino Pisicchio (Centro Democratico) e Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia) – ha ribadito la “disponibilità della Camera a far tornare qui il provvedimento, anche alla luce del fatto che era stata la Camera per prima ad approvare la procedura d’urgenza”. 

Sacconi (Nuovo Centrodestra): “Spostare alla Camera? Inaccettabile”
Ma pensare come la via di Montecitorio come quella sicura per la riforma elettorale è solo un’illusione perché Nuovo Centrodestra già pianta una grana: “E’ evidente – dice il capogruppo Maurizio Sacconi – che questo spostamento, oltre ad essere una inaccettabile forzatura istituzionale, corrisponderebbe solo alla volontà di qualcuno di scassare tutto, di non fare la riforma, di ritornare al voto con la legge attuale. Al contrario, la prosecuzione dell’esame nella Camera che da tempo se ne occupa e che induce a ricercare un largo accordo a partire dalla maggioranza di governo può condurre in tempi ragionevolmente brevi ad una soluzione innovativa”. Insomma: forse non è tanto la nascita del Nuovo Centrodestra né il disordine del Pd in vista del congresso. A paralizzare tutti potrebbe essere di nuovo la tenuta del governo.