Hanno dovuto parlare di valutazione del rischio ferroviario, liberalizzazione e competitività con gli occhi di Marco Piagentini puntati addosso. Il papà di Luca e Lorenzo, morti nel fuoco a 5 e 2 anni insieme alla mamma Stefania, per l’esplosione del gpl fuoriuscito da una cisterna deragliata a Viareggio il 29 giugno 2009, ha pagato i 150 euro di iscrizione necessari per ascoltare di persona gli esperti e i rappresentanti delle lobby dei treni, che si sono dati appuntamento all’hotel London di Firenze per il “Convegno nazionale del settore trasporto su rotaia”.

Seduto in sala, in silenzio come sempre, Piagentini, 44 anni, è stato ignorato, ma non è certo passato inosservato. Intanto, fuori dall’hotel, una ventina tra parenti delle vittime e lavoratori ferroviari, hanno organizzato un presidio pacifico per tenere alta l’attenzione sul tema della sicurezza ferroviaria, sempre più legata alla convenienza economica imposta dalla liberalizzazione. Le foto giganti delle 32 vittime di Viareggio, posizionate fuori dall’hotel, hanno accolto i relatori giunti per il convegno. Tra loro anche Alberto Chiovelli, direttore dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie. L’ingegnere ha parlato del quadro normativo e, come ha già fatto in molte altre occasioni, ha sottolineato la necessità di aumentare la sicurezza delle ferrovie, che non può diminuire a vantaggio della liberalizzazione.

La guerra per la sicurezza ferroviaria si gioca soprattutto a Bruxelles. E, in questa partita che si gioca a colpi di cifre e lobby, l’Ansf deve fare i conti con i fortissimi interessi delle imprese riunite nella Unife, l’associazione dei costruttori europei del settore ferroviario: circa 400mila lavoratori che producono più della metà del fatturato mondiale del settore, 140 miliardi di euro all’anno.

La Unife, rappresentata al convegno da Massimo Marianeschi e Alice Polo, ha portato il parere dell’industria ferroviaria europea. Il peso dei lobbisti delle rotaie non è trascurabile: la Unife detiene l’80 per cento del mercato in Europa. Delle italiane, ne fanno parte tra le altre Ansaldo Breda, Alstom e Bombardier. La Commissione europea non può non tener conto del loro parere quando stabilisce i parametri unici per le ferrovie europee. La parola d’ordine è togliere potere normativo agli Stati in fatto di ferrovie e accogliere standard comuni di valutazione del rischio. Solo così le imprese europee possono tener testa alle competitor asiatiche: Hyundai Rotem, Japan Transport Engineering Company, Hitachi, China Cnr e China Csr