La beffa è che seduto al seggio di Silvio Berlusconi andrà Ulisse Di Giacomo, che diventa senatore e ingrossa il gruppo del Nuovo Centrodestra. Ma quello che succede è che per un giorno il confronto tra centrodestra e centrosinistra – in tempo di larghe intese, sia pure da ora un po’ ristrette – torna a vivere secondo le regole più consuete. “Il Senato non ha fatto altro che il suo dovere applicando la legge. Chi grida al golpe, minaccia sfracelli, sceglie la strada dell’avventura – dice il segretario del Pd Guglielmo Epifani – La strada giusta era questa. Altrimenti avremmo avuto la legge della giungla”. “Non ho ascoltato l’intervento in piazza” di Berlusconi, aggiunge il leader democratico, ma “ho visto qualche agenzia e i toni usati portano su una strada extra-istituzionale molto pericolosa ma che non troverà il consenso dei cittadini”. Nel frattempo, però, mentre si dispiace costernato, Angelino Alfano già mette alle strette il governo “rinato” con nuova energia dopo la scissione del Pdl in Forza Italia e Nuovo Centrodestra: “Il Pd – dice il vicepremier – non ha più alibi: la riforma della giustizia, per quanto ci riguarda non può uscire dall’agenda di governo”.

Epifani: “Affermato lo Stato di diritto”
Secondo Epifani “oggi è una giornata importante” dove si “è affermato lo stato di diritto ed il principio base secondo il quale tutti siamo uguali davanti alla legge. Il Senato ha applicato la legge. Ha fatto il suo dovere”. A questo proposito l’ex segretario della Cgil ha precisato che questa “non è stata la strada per battere un avversario politico. Oggi – ha ribadito – si è solo applicata la legge cosa che avremo fatto noi anche per uno dei nostri”.

Marina Berlusconi: “Il Paese si deve vergognare”
E chissà se è un caso che la replica più forte è quella di Marina Berlusconi, la figlia del Cavaliere che più volte ha rifiutato il ruolo di successore come capo della coalizione di centrodestra: “Mio padre decade da senatore, ma non sarà certo il voto di oggi a intaccare la sua leadership e il suo impegno – dice la presidente di Mondadori – Questo Paese e questa democrazia devono vergognarsi per quello che mio padre sta subendo”. La Berlusconi aggiunge che “questa politica si dovrà pentire di essersi ancora una volta arresa ad una magistratura che intende distruggere chiunque provi ad arginare il suo strapotere”. 

Parla anche Piersilvio, secondo il quale quello di oggi è un “giorno di amarezza e ingiustizia”. “Il voto di oggi al Senato – spiega – mi colpisce come figlio e come cittadino. Come figlio, l’amarezza è profonda perché so quello che mio padre è davvero. E soprattutto quanto ha fatto. Per tutta l’impresa italiana e per il nostro Paese”. “Come cittadino – aggiunge -, provo un forte senso di ingiustizia. Un voto così, che ignora ogni ragionevole dubbio su una vicenda giudiziaria che fa acqua da tutte le parti, non mi sembra in linea con i principi democratici che dovrebbero tutelare gli eletti dal popolo da aggressioni esterne, per di più strumentalizzate da interessi politici. “Mi auguro per il futuro dell’Italia che abusi del genere non vengano mai più messi in pratica contro nessun parlamentare di qualsiasi parte politica”.

E non manca neanche un intervento di Barbara Berlusconi: “Con la violenta estromissione di mio padre dal Parlamento, avvenuta attraverso norme incostituzionali e palesi violazioni regolamentari, gli avversari politici si illudono di avere la strada spianata verso il potere” dice all’Ansa. “E’ una operazione politica che si ritorcerà contro chi l’ha messa in atto, nel momento in cui gli italiani torneranno a pronunciarsi con il loro libero voto”.

Forza Italia scatenata: “E’ come Giacomo Matteotti”
A destra, però, è gara a chi si straccia più le vesti. “Oggi ho visto rompere tutte le regole, è una via senza ritorno, una giornata triste” dice la vicecapogruppo vicaria del Senato di Forza Italia Annamaria Bernini. E preconizza: “Berlusconi, come sempre, è come l’Araba fenice”. Stefania Prestigiacomo assicura che “resterà scritta nei volumi di storiaquesta vergognosa pagina: nero su bianco nei libri l’ipocrisia della sinistra, il suo disprezzo delle regole e della legalità”. Secondo l’europarlamentare di Forza Italia Licia Ronzulli “oggi non decade un senatore ma la democrazia nel nostro Paese” e “l’unica colpa” del Cavaliere “è stata quella di scendere in campo per battersi a favore di un’Italia più libera e più prospera contro lo strapotere della sinistra”. Per Fabrizio Cicchitto (Nuovo Centrodestra) “è stato consumato uno degli atti più negativi avvenuti nella storia del Senato”, ma per qualcuno in altri tempi avrebbe usato toni ben più duri. Ma forse batte tutti Lucio Barani, ex sindaco craxiano di Aulla, eletto con il Pdl e ora iscritto nel gruppo-costola di Forza Italia delle Grandi Autonomie e Libertà: “Quello che si è ottenuto oggi è la definitiva eliminazione dalla scena pubblica di un nemico politico per via giudiziaria, così come avvenuto in passato Craxi e come prima ancora si è tentato di fare con Matteotti”. Cioè Giacomo Matteotti, il deputato socialista ammazzato da una squadraccia fascista guidata da Amerigo Dumini. 

Alfano: “E’ una brutta giornata per il Parlamento e per l’Italia”
Il Nuovo Centrodestra convoca subito una conferenza stampa per far capire che il nuovo partito non è da meno nella vicinanza a Berlusconi: “Oggi è una brutta giornata per il Parlamento e l’Italia” scandisce Alfano. “Rivendichiamo con forza la storia di questi 20 anni – ha detto il vicepremier – Noi rivendichiamo questi ultimi venti anni e le battaglie condotte in tema di giustizia”. “Possiamo essere il motore per la riforma della giustizia – insiste Alfano – non ci sottrarremo a questo compito e se dovessimo portare a termine questa missione nell’ambito dei prossimi dodici mesi, avremmo rafforzato ancora di più il senso della nostra partecipazione a questo governo”.

Sulle prospettive dell’esecutivo però il vice di Letta non aggiunge altro. “Ritengo questa serata talmente brutta -spiega- da non dover sovrapporre discussioni su altre questioni che renderebbero meno solenne e grave il momento che stiamo vivendo”. Alfano rivendica “la trasparenza, la chiarezza, la nettezza della nostra battaglia politica contro la decadenza del presidente Berlusconi”, che testimonia “più di ogni altra cosa la coerenza e la correttezza dei parlamentari che hanno fatto una scelta chiara dal punto di vista politico e che nel fare quella scelta hanno confermato e chiarito che restano leali a obiettivi programmatici, valori, principi e ideali che hanno sempre ispirato la militanza in questi venti anni”. “Non eravamo in piazza ma al nostro posto a difendere Berlusconi e lo Stato di diritto”, ricorda Renato Schifani, mentre il deputato Enrico Costa definisce “profondamente ingiusta” la decisione del Senato. E il capogruppo a Palazzo Madama, Maurizio Sacconi, nel leggere il documento approvato dai parlamentari del Nuovo centrodestra parla di “una delle pagine più brutte del Parlamento italiano”, riconfermando l’impegno per la riforma della giustizia, a partire dal sostegno ai referendum Radicali. 

Rissa nel centrodestra. Bondi: “Disgustato da ipocrita messinscena di Alfano”
Ma diventa presto rissa nel centrodestra e si è capito anche dai fischi che hanno accolto il riferimento di Berlusconi durante il suo discorso in via del Plebiscito: “Mi disgusta profondamente – dichiara Sandro Bondi – l’ipocrita messinscena della conferenza stampa” di Alfano e Schifani. “Dicono che è stato inferto un colpo mortale alla democrazia” ma poi “confermano il sostegno al governo e l’alleanza con quella sinistra che è artefice dell’estromissione di Berlusconi dal Parlamento”. In precedenza proprio Alfano aveva detto di non voler rispondere agli attacchi di Forza Italia: “Oggi è una giornata brutta e non ci sembra il caso di rispondere contribuendo a un qualcosa che riteniamo sia un qualcosa non commendevole”. 

Ma i berlusconiani – “diversamente” e non – arrivano a scaraventarsi i leader in faccia: “La senatrice Vicari, affranta, afferma: ‘Hanno espulso il nostro leader’. Non sapevamo che oggi fosse decaduto dal Parlamento Renato Schifani” afferma Luca D’Alessandro

“Ognuno sceglie con chi polemizzare – commenta il ministro dell’Agricoltura Nunzia De Girolamo – Non si dovrebbe polemizzare con gli amici ma con chi ha permesso tutto questo e con chi ha deciso questa decadenza, il Pd e una parte della giustizia che è di parte e perseguita da venti anni Silvio Berlusconi”. 

Ma Renato Brunetta non cede: “In conferenza stampa poco fa o in Aula nelle scorse ore, Alfano e Schifani hanno espresso giudizi onesti sulla persecuzione di Berlusconi, hanno manifestato un dolore e una commozione sinceri per l’assurda decadenza, in linea con la loro storia. E adesso? Pensano sul serio che chi da vent’anni e fino a dieci minuti fa ha adoperato la giustizia come una chiave inglese in testa al nemico politico, adesso la rinneghi per riformarla con loro?”. “Il loro elevato quoziente di intelligenza -aggiunge- mi fa sospettare che non credano neppure loro alle favole. E allora perchè le raccontano? A chi credono di farle bere?”

Il Pd: “Da Berlusconi partita sempre più disperata e rischiosa”
Gli esponenti del Pd cercano invece di ricondurre tutta la vicenda della decadenza di Berlusconi da senatore a una normale procedura dello Stato di diritto. “Le parole di Berlusconi confermano la rottura totale con il sistema democratico del nostro Paese – dice Danilo Leva, responsabile giustizia – Si scaglia la piazza contro le istituzioni e le leggi dello Stato, peraltro votate da Berlusconi stesso, in maniera mirata e distruttiva, giocando una partita sempre più disperata e rischiosa sulla pelle di un Paese che vive una situazione economica e sociale più che delicata”. “Berlusconi vuole sfruttare la decadenza come trampolino per rientrare in scena tramite una vera e propria strada extra parlamentare in modo da rimanere in gioco contro ogni legge e senso dello Stato. E’ una operazione che va oltre la decadenza e che rischia di distruggere i principi democratici”, conclude. Anche il capogruppo del Pd al Senato Luigi Zanda ribadisce: “Si è chiusa una procedura che è stata impeccabile. Unica nota stonata sono i toni alti della piazza”. E sottolinea che “per la prima volta nella mia vita sento parlare di ‘golpe’ di fronte al rispetto di una legge e della Costituzione”. 

Anna Finocchiaro aggiunge: “Dire che oggi è stato perpetrato un omicidio politico e che la sinistra si è servita della magistratura per eliminare un concorrente politico è oltre che una favola è oltraggioso per la sinistra e per la magistratura”. “Non c’è stato nessun odio nel dibattito in Aula e neppure fuori. Non c’è neanche alcun risvolto personale – prosegue Finocchiaro – abbiamo solo applicato una legge, che ha votato anche lo stesso centrodestra, come nei Paesi civili”.

Grillo: “Ora tocca agli altri”
Esultano apertamente invece i senatori del Movimento Cinque Stelle: “Questo è un giorno importante non solo per il M5s ma per l’Italia intera. Da domani il nostro Paese può tornare ad avere speranza” dichiara la capogruppo di Palazzo Madama Paola Taverna. La senatrice precisa peraltro che “non c’è bisogno di brindare nè di manifestare in Aula come forse qualcuno si aspettava facessimo” (anche per evitare le scene più che dimenticabili di Nino Strano, che alla caduta del governo Prodi nel 2008 ingollò fette di mortadella e stappò lo spumante in Aula come se fosse a un party a bordo piscina).

Ma quella dei Cinque Stelle è anche una rivendicazione: “Oggi i cittadini hanno potuto vedere un grande risultato – sottolinea Michele Giarrusso, che è anche componente della Giunta per le elezioni – E’ stato possibile grazie all’impegno del M5S, perché altrimenti nulla sarebbe avvenuto in questi termini”. E Beppe Grillo, il leader, su Twitter giura: “Ora tocca agli altri”. 

Casini resta in mezzo: “Né allegri né a lutto”
Resta in mezzo alle varie posizioni, come sempre, Pier Ferdinando Casini. “Non è il momento da festeggiare per nessuno e non è il momento di essere allegri – dice il leader dell’Udc – né per chi ha lavorato in questi anni con Berlusconi né per chi lo ha democraticamente avversato”. Ma a chi lo interpella aggiunge di non essere “affatto d’accordo” con il Cav quando parla di una giornata di lutto per la democrazia.