Sono state installate proprio all’ingresso, tra ristoranti e fast food. E quando qualcuno vince, “il suono – raccontano i cittadini di Forlì – è simile a quello dei fuochi d’artificio”. Hanno scatenato una vera e propria “ondata di indignazione” le slot machines che il centro commerciale Punta di Ferro ha deciso di collocare all’entrata del supermercato come promozione per incentivare i consumatori all’acquisto. Macchinette che non sono del tutto uguali a quelle che si trovano nei bar e nelle tabaccherie, la vincita infatti non è corrisposta in denaro ma in buoni spesa, ma che “invogliano i clienti a tentare la fortuna”. Prive tra l’altro del divieto di gioco per i minorenni, che pure affollano il supermercato usualmente. “Le hanno posizionate nell’area ristoro – racconta Marco Dori, fondatore del comitato Slot Mob di Forlì, impegnato nel contrasto al gioco d’azzardo – a due passi dal McDonald’s e dal ristorante messicano. Certo, sono diverse dalle slot che si trovano altrove, tuttavia immettono la cultura del gioco in un contesto che dovrebbe esserne indenne: quello del centro commerciale dove le famiglie vanno a fare la spesa”.

Il meccanismo è semplice, tanto che il Comune di Forlì, che appena due settimane fa aveva aderito alla campagna nazionale a sostegno di una legge d’iniziativa popolare per la “tutela della salute tramite il riordino delle norme vigenti in materia di giochi con vincite in denaro – giochi d’ azzardo e gioco d’azzardo patologico”, ha denunciato che “induce al gioco”: per ogni 10 euro spesi al centro commerciale il consumatore riceve una fiche da spendere alla slot, con la possibilità di vincere buoni spesa del valore di 5, 10 o 20 euro, o peggio, gratta e vinci. “E’ un’iniziativa dannosissima – racconta Claudia, volontaria in un centro per anziani – in pratica gioca sui problemi delle famiglie, come la difficoltà di fare la spesa, per convincerli a tentare la fortuna, e non mostra alcun riguardo per i più giovani, facilmente influenzabili, che sin da adolescenti si abituano così a giocare. Con i ragazzi, invece, bisognerebbe stare molto attenti, perché la ludopatia è come con il fumo: inizi da sedicenne e a vent’anni sei un fumatore accanito”.

“Siamo delusi e amareggiati – conferma il vicesindaco di Forlì Giancarlo Biserna – a fronte del nostro impegno come città contro il gioco d’azzardo, abbiamo persino modificato il piano urbanistico per escludere le sale da gioco dall’anello delimitato dalla tangenziale, è inaccettabile che un luogo così frequentato dai giovani introduca questa promozione, che di fatto ci danneggia come cittadini e come città. Ci siamo già attivati per chiedere che le slot vengano rimosse, non è pensabile che un’iniziativa simile prosegua”.

Il gioco d’azzardo, del resto, è un tema molto sensibile in Emilia Romagna. Da Reggio Emilia a Rimini, da Bologna a Modena sono numerose le iniziative nate per sensibilizzare la popolazione su una piaga che in Italia conta 1 milione di ‘vittime’. Su una popolazione di 60 mila abitanti, scrive nel rapporto 2013 il dipartimento per le poltiche antidroga, istituito dalla presidenza del Consiglio dei ministri, i giocatori causali sono il 54%, e 1 milione sono coloro che presentano una dipendenza. “Il gioco frutta quasi 100 miliardi di euro – spiega Dori, che con il comitato, nato in un bar virtuoso, dove il gestore ha rifiutato di installare le macchinette, davanti a un aperitivo, sta organizzando una manifestazione per il 13 dicembre – 90 miliardi vengono da gratta e vinci, slot, centri scommesse, da ciò che è gestito dal Monopolio di Stato, insomma, e 10 dal siti online”.

In Emilia Romagna, invece, si calcola che l’azzardo frutti 1,2 miliardi di euro, e che i giocatori a rischio siano 10.000, 600 dei quali già in cura presso i Sert. “Oggi purtroppo il quadro normativo è lacunoso: la legge Balduzzi è stata di fatto depotenziata dagli emendamenti e i Comuni, i responsabili della sanità sul territorio, sono privi degli strumenti necessari a intervenire – continua Dori – per aprire una sala da gioco basta praticamente presentare domanda e non avere precedenti penali. Non è giusto. Noi, come comitato di cittadini, stiamo cercando di introdurre un cambiamento culturale, che porti le persone ad agire consapevolmente, e iniziative come quella del centro commerciale Punta di Ferro sono uno schiaffo a chi cerca di contrastare questo fenomeno”.