“La globalizzazione come comunismo e nazismo”. Parola del cardinale Óscar Rodríguez Maradiaga, coordinatore degli “otto saggi” scelti da Papa Francesco per elaborare una riforma della Curia romana e consigliarlo nel governo della Chiesa.  “Come il comunismo e il nazionalsocialismo – scrive il porporato salesiano nel suo ultimo libro “Senza etica niente sviluppo”, pubblicato dalla Emi, che ilfattoquotidiano.it ha letto in anteprima – ogni sistema di organizzazione del mondo che sacrifichi la realtà dell’esistenza umana a un’ideologia cieca è da condannare. La globalizzazione ha creato la percezione che le possibilità di consumo e di godimento siano illimitate. E quando i mezzi necessari per raggiungere questi bisogni vengono meno, allora affiorano sentimenti di risentimento e di frustrazione“.

In un altro passaggio l’arcivescovo di Tegucigalpa in Honduras e presidente di Caritas internationalis sottolinea che “le morti per fame superano quelle causate dalle mitragliatrici e dai campi di concentramento vecchia maniera (nazisti o sovietici) o moderni (come i campi di ‘accoglienza’ per i migranti), o dai ghetti per le minoranze”. Parole importantissime anche perché sono pronunciate da uno dei porporati più vicini a Papa Francesco che, dopo aver svolto il ruolo di grande elettore nel conclave che ha eletto Bergoglio, è stato subito scelto dal Pontefice argentino per lavorare alla riforma della Curia romana nello spirito della collegialità richiesta dai cardinali durante le congregazioni generali che hanno preceduto le votazioni nella Cappella Sistina.

Nel suo libro “Senza etica niente sviluppo” Maradiaga, considerato tra i papabili già nel conclave del 2005 successivo alla morte di Giovanni Paolo II, sottolinea che oggi nel mondo c’è il maggior numero di miliardari mai registrato finora (1226) ma, ci sono 925 milioni di persone che soffrono la fame. “Solo negli Stati Uniti – denuncia Maradiaga – si sono spesi 50 miliardi di dollari in cibo per animali domestici l’anno scorso, la stessa cifra promessa dal G8 nel 2005 ai Paesi più poveri, promessa che ancora non è stata mantenuta. In Cina la General Motors vende un’auto ogni 12 secondi, mentre ogni 12 secondi un bambino muore di fame nel mondo. La globalizzazione – precisa il porporato – ha molte contraddizioni, è complessa e ambigua. Il modo in cui la gestiamo è la chiave del nostro lavoro e della nostra responsabilità per il futuro”.

Il cardinale salesiano sottolinea, inoltre, che se da un lato il numero di persone che vivono in povertà estrema è dimezzato negli ultimi tre decenni, dall’altro l’ineguaglianza è arrivata a livelli mai raggiunti prima. “Lo sviluppo tecnologico e il sistema economico neoliberista come unico progetto globale – sostiene Maradiaga – hanno portato con sé la dura realtà del mercato -casinò e del capitalismo senza regole, dove è normale scommettere sui titoli e sull’andamento dei mercati al solo scopo di ottenere un profitto slegato dall’economia reale“. La denuncia del porporato è chiara: “Si sta creando un mondo in cui l’avidità di pochi lascia le maggioranze ai margini della storia. La globalizzazione appare più come un mito che una realtà. Soltanto la logica dei mercati finanziari è stata globalizzata e l’assolutismo di questo capitale sta creando veri e propri scempi. Potremmo dire che solo i ricchi sono globalizzati”.

Sulla crisi economica esplosa nel 2008 Maradiaga afferma che essa “ha indotto a mettere in dubbio uno dei pilastri centrali della globalizzazione: il fatto che il mercato sappia governare sé stesso e che il modello del capitalismo neoliberale sia la sola risposta. Il 2008 è stata una lezione costosa e lo è ancor di più perché è una lezione dalla quale non abbiamo imparato. L’economia globale è ancora sull’orlo di un tracollo. I timori di una crisi del debito sovrano si stanno spandendo nella zona euro. I mercati finanziari globali sono in turbolenza. Il vero timore è che si sia imparata la lezione sbagliata. La crisi economica è stata usata da diversi governi come una motivazione razionale per tagliare gli aiuti. L’aiuto dei principali paesi donatori è diminuito del 3 per cento nel 2011″.

E qui Maradiaga fa sua la lezione dell’ex capo di gabinetto della Casa Bianca, Rahm Israel Emanuel: “Mai lasciare che una buona crisi vada sprecata”. “La finanza e il business – conclude il porporato – possono lavorare per il beneficio di tutti, non solo per gli azionisti. Il ritorno a un modello equo basato sul dovere nei confronti della collettività è la chiave per ridurre il divario fra ricchi e poveri. Dobbiamo fare in modo – conclude Maradiaga – che la globalizzazione e il capitale vadano a beneficio dell’universale bene comune”.