Una vera e propria malattia, la ludopatia, di cui sono affetti migliaia di italiani. A soffrire di questo problema è l’1,65% della popolazione, 790mila giocatori “problematici”, che sono cioè a rischio di diventare dipendenti dal gioco d’azzardo. Davanti a questi numeri, presentati dall’ultima ricerca di settore, Sistema Gioco Italia, la federazione aderente a Confindustria che rappresenta tutti gli operatori del comparto ludico, ha lanciato una proposta di “riordino” del sistema degli apparecchi del Paese, con un “piano regolatore” che prevede il taglio di 11mila punti vendita.

“Cinque anni fa i giocatori problematici risultavano essere l’1,27% della popolazione italiana adulta, ovvero 590mila”, spiega Claudio Barbaranelli, professore ordinario di Psicometria, della Sapienza. All’origine di questi 200mila nuovi casi in pochi anni, secondo i dati del Cirmpa, Centro di ricerca della Sapienza di Roma, e l’Istituto Ipsos, anche la crisi economica, che ha colpito una famiglia su quattro, ha triplicato l’insoddisfazione degli italiani nei confronti del proprio lavoro e ha spinto la popolazione a “tentare la sorte”. I più colpiti sarebbero gli uomini (65%) del Nord Est (38%). Qui vive il giocatore problematico “tipo”, che spesso abita in grandi centri urbani (più di 250mila abitanti), ha entrambi i genitori o altri membri della famiglia che giocano eccessivamente, spende più di quanto guadagna o non riesce a risparmiare nulla, ha contratto debiti con finanziarie o con privati, scommette su più sistemi di gioco contemporaneamente e dedica in media il doppio del suo tempo per questa attività rispetto ai “gambler” tradizionali (un’ora contro i 30 minuti dei giocatori non problematici).

I risultati di questo ‘identikit’ del giocatore a rischio ludopatia si basano su un campione di 2mila adulti italiani, che hanno partecipato ad almeno un gioco che comporta una vincita in denaro negli ultimi 12 mesi. Si tratta, comunque, tiene a precisare Barbaranelli, “di una stima in linea con il panorama europeo, nel quale i più recenti studi, condotti dopo il 2007, evidenziano che la popolazione a rischio dipendenza va dallo 0,02% della Svizzera al 2,2% dell’Irlanda del Nord’’.

Per arginare il problema italiano arriva la proposta degli imprenditori del settore che prevede di tagliare drasticamente il numero delle ‘slot’ in Italia (-11mila punti vendita e -42mila macchinari), chiudendo gli esercizi che non sono in grado di controllare l’abuso delle macchinette da parte dei minori e riducendo a quattro il numero dei giochi disponibili per esercizio (oggi il contingentamento è otto). “Proponiamo al Parlamento – spiega Massimo Passamonti, presidente di Confindustria Sistema Gioco Italia – di accogliere il nostro “piano regolatore” che riordina il sistema degli apparecchi in Italia e chiediamo anche che siano definite regole chiare e severe per le pubblicità delle vetrine e delle insegne, anche per un maggior decoro urbano”.