Ci sono 160 indagati dalla Procura della repubblica di Bologna per i presidi dei facchini e gli scontri avvenuti tra manifestanti e polizia da maggio 2013 a oggi. I lavoratori, nella maggior parte dei casi stranieri, da tempo chiedono paghe più dignitose e in alcuni casi di essere riassunti dalle coop che li hanno licenziati.

Il sostituto procuratore Antonella Scandellari indaga per i reati di violenza privata e blocco stradale con violenza. La notizia arriva dopo che ancora tra martedì e mercoledì 20 novembre c’erano stati nuovi blocchi davanti ai cancelli dell’Interporto e nuovi scontri tra facchini e agenti. Tra gli iscritti a registro degli indagati oltre ai lavoratori ci sono attivisti del Crash e membri del sindacato dei Cobas. “I blocchi selvaggi- ha detto il procuratore aggiunto Valter Giovannini – sono un reato che danneggia prima di tutto i lavoratori perché è impossibile con queste premesse concludere degli accordi ragionevoli”. L’iscrizione a registro dei 160 manifestanti arriva dopo che i poliziotti della Digos avevano presentato negli ultimi tempi per quei fatti 179 denunce.

E mentre sabato 23 novembre è previsto un corteo per le vie del centro di Bologna, non sono escluse, hanno fatto sapere i sindacati, nuove iniziative di lotta e scioperi senza preavviso se non arriveranno le risposte “immediate” alle questioni poste dai Cobas. Secondo le stime del sindacato ai blocchi di mercoledì hanno partecipato più di 150 lavoratori, compresi quelli dei magazzini di Ikea, Geodis, Coop Granarolo, Fercam.

Sul tema sono arrivate anche le parole della prefettura di Bologna: “Le assunzioni dei facchini si potrebbero fare, ma le lotte e le proteste le fanno saltare. L’ufficio del governo dopo l’ennesima giornata di blocchi e tensioni.  infatti, ha spiegato con una nota che le assunzioni prospettate a luglio e realizzate solo in parte avevano trovato da poco nuove chance di concretizzarsi con un bando di Hera (da cinque posti) e con chiamate da parte di coop sociali. Ma proprio queste ultime “si sono interrotte a fronte delle ultime iniziative di protesta”. Stando così le cose, cioè con la possibilità di dare un lavoro ai facchini rimasti senza impiego, “sorprende che si prosegua in forme di protesta che obiettivamente rendono più complicato realizzare il percorso di recupero occupazionale, per il quale e’ necessario continuare ad impegnarsi in tutte le forme possibili”. La Prefettura difende poi il suo lavoro “di mediazione e di ricerca di soluzioni che potessero, pur nella difficile contingenza, favorire la ricollocazione lavorativa del maggior numero di lavoratori possibile”. Questo impegno “in ogni caso non verrà meno”, ma intanto “si rinnova l’appello al rispetto della legalità, per non aggravare una situazione che, allo stato attuale, presenta gravi aspetti di criticità”.

E’ dal 17 luglio 2013, rivendica la Prefettura, che si cercano “possibili soluzioni e composizione della vertenza“: prima con un accordo condiviso dai sindacati confederali, Si Cobas, Legacoop e aziende (Consorzio Sgb, Ctl, Zeroquattro Logistica, Cogefrin, Hera) per l’assunzione di 23 facchini entro il 31 ottobre e per la ricerca di soluzioni occupazionali per i restanti 28 entro il 31 dicembre; poi con l’incontro di verifica sugli impegni programmati del 2 ottobre scorso (dove era emerso che si erano fatte solo nove delle promesse assunzioni); quindi il 6 novembre in una nuova riunione. Nel frattempo non sono mancate le mobilitazioni. E’ venuta poi fuori la “disponibilità data, su richiesta della Prefettura, da Hera a garantire un percorso di assunzione di cinque lavoratori e da alcune cooperative sociali ad assumerne altri cinque entro il 30 novembre, per poter poi procedere a verifica con le parti entro i primi di dicembre”. E questo, sottolinea la Prefettura, “era stato accettato dai rappresentanti dei lavoratori, che assumevano l’impegno che, pur mantenendo aperto lo stato di agitazione, le manifestazioni eventualmente indette in tale periodo, si sarebbero svolte nel rispetto della legalità e senza impedire lo svolgimento dell’attività produttiva delle aziende operanti nel comparto”. Invece le proteste sono “proseguite con blocchi all’Interporto di Bologna e a Ctl di Cadriano che hanno impedito lo svolgimento dell’attività produttiva”. Hera invece ha mantenuto l’impegno emettendo un bando di appalto con una clausola per cinque lavoratori; le procedure alle coop invece sono saltate “a fronte delle ultime iniziative di protesta”.