In Olanda, il Natale si è aperto nel segno della polemica razziale, che è esplosa questo fine settimana, durante il Sinterklass, la festa di San Nicola. Il motivo? L’antico vescovo di Mira col suo aspetto affabile, la mitra rossa e la lunga barba bianca, anche quest’anno è arrivato ad Amsterdam per elargire i suoi doni ai più piccoli, accompagnato come sempre dai suoi aiutanti, i Zwarte Pieten (il singolare Zwarte Piet significa “Pietro il moro”, ndr), giovani vestiti dai colori sgargianti coi capelli ricci e tutti col volto dipinto di nero. Per alcuni olandesi, da qualche anno a questa parte, il paggio di colore è un’immagine umiliante, razzista e anacronistica, reminiscenza del passato colonialista del Paese. Quest’anno però la diatriba ha toccato il culmine, finendo già lo scorso 22 ottobre perfino sul tavolo dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite. Il punto è che il movimento contro gli Zwarte Pieten sta crescendo.

“La maggior parte degli olandesi di razza bianca non considera la festa discriminante”, ha spiegato alla Bbc Willem Bosveld, dall’ufficio statistico di Amsterdam, “ma gli originari di Suriname – antica colonia olandese – che abitano oggi nel Paese lo considerano un retaggio della schiavitù. E questo complica la faccenda”. Pochi giorni prima della sfilata, gli oppositori avevano tentato di vietare l’arrivo di San Nicola nella capitale senza riuscirci. Lo scorso venerdì infatti un giudice aveva respinto la questione. Intanto però una Commissione di esperti in diritti umani alle Nazioni Unite esprimeva alcune perplessità sul carattere razzista del Zwarte Piet. Un documento che ha generato malessere tra chi considera la festa una tradizione storicamente inattaccabile.

Così domenica, mentre il Babbo Natale olandese passava per le vie di Amsterdam, molti in segno di protesta hanno girato le spalle al carro natalizio e ai circa 600 aiutanti con la faccia dipinta di nero. Alcuni si sono imbavagliati. Altri hanno indossato magliette con la scritta “Zwarte Piet è razzismo”, mentre una persona veniva arrestata per disordine pubblico. Il dibattito nazionale è stato capeggiato dal populista Geert Wilders, leader del Partito per la libertà che proprio pochi giorni fa ha siglato un patto con il Fronte nazionale francese di Marine Le Pen, contro l’Ue e l’immigrazione. Wilders, subito dopo aver saputo delle considerazioni dell’Onu, non aveva avuto remore nel dare battaglia dal suo account twitter: “Banda di pazzi. Voglio mettere fine alle Nazioni Unite. Voi pure? Mandate un messaggio alla nostra ambasciata”, scriveva. Poi ha precisato che Zwarte Piet e la festa di San Nicola “non possono sparire per colpa della stupidità multietnica”.

Di certo nessuno vuole cancellare tout court la festa dedicata ai bambini, ma il dibattito è già in strada e il primo ministro Mark Rutte vuole che rimanga proprio lì. Lontano dal Parlamento. “Zwarte Piet è nero. È stato sempre così e non posso fare nulla. È un problema che la società deve risolvere”, ha detto chiaro e tondo. I comuni, e soprattutto l’amministrazione della capitale, hanno recepito il messaggio e pensano già di modernizzare il “servo” di Babbo Natale a partire dal prossimo anno. Anche se non hanno ancora chiarito come. A mettere un po’ di spirito natalizio ci ha pensato poi l’attore Erik Van Muiswinkel, lo Zwarte Piet per eccellenza, che da anni interpreta il ruolo di paggio di San Nicola: “Il paggio è un simpatica reliquia dei tempi del razzismo. È vero. Ma – prosegue sul suo sito personale – mi è sempre piaciuto che qualcosa di così politicamente scorretto, come un bianco travestito da nero, potesse vivere in Olanda. Capisco che una cosa del genere non potrebbe esistere negli Stati Uniti o in Sud Africa. Lì la segregazione razziale è recente. Ma va tutelata. Per San Nicola”.

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