Inizierà il 6 febbraio il processo per le escort portate a Palazzo Grazioli. Uno scandalo scoppiato con la registrazione, poi resa pubblica, di una delle ospiti di una conversazione con Silvio Berlusconi dopo una notte di sesso. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari Ambrogio Marrone ha rinviato a giudizio i sette imputati – tra cui Gianpaolo Tarantini e Sabina Beganovic, l”Ape regina’ delle feste del Cavaliere – al termine dell’udienza preliminare sulle escort portate nelle residenze dell’allora premier Silvio Berlusconi affinché si prostituissero.

A processo anche le attrici Letizia Filippi e Francesca Lana, e gli amici e soci in affari di Tarantini, Pierluigi Faraone e Massimiliano Verdoscia. A quattro degli otto imputati è contestato il reato associativo: Gianpaolo Tarantini, Faraone e Verdoscia e all’avvocato Salvatore Castellaneta. Quest’ultimo viene giudicato con rito abbreviato: la sentenza nei suoi confronti sarà emessa il 10 dicembre.

Secondo l’accusa l’imprenditore barese aveva accompagnato portato in ventuno occasioni, tra il 2008 e il 2009, nelle residenze del Cavaliere giovani donne che poi venivano retribuite. A Tarantini viene contestato “aver reclutato donne al fine di farle esercitare la prostituzione con Silvio Berlusconi in occasione degli incontri organizzati presso le sue residenze”. Un mezzo per poter “consolidare il rapporto con Berlusconi e ottenere per il suo tramite incarichi istituzionali e allacciare, avvalendosi della sua intermediazione, rapporti di tifo affaristico con i vertici di Protezione civile e Finmeccanica”. 

A dare il via all’indagine era stata Patrizia D’Addario, una escort che aveva passato una notte a Palazzo Grazioli e aveva registrato una conversazione. Lo scandalo degli incontri organizzati da Tarantini era stato successivo alle polemiche per la partecipazione del Cavaliere alla festa di compleanno della diciottenne Noemi Letizia e anche all’inchiesta per le feste ad alto tasso erotico nella villa di Arcore. “Eventi” per cui sono stati già celebrati i processi di primo grado con la condanna di Lele Mora e dell’ex direttore del Tg4 a 7 anni, dell’ex consigliera regionale lombarda Nicole Minetti a 5 anni. Il leader del Pdl invece è stato accusato di prostituzione minorile e concussione a 7 anni.