“Un mese dopo l’omicidio di mio padre, Giulio Andreotti mi volle incontrare a Roma e appena mi vide mi chiese se avessi notizie sull’omicidio e se Vito Ciancimino c’entrasse qualcosa“. Lo rivela, deponendo come teste dell’accusa al processo per la trattativa Stato – mafia, Susanna Lima, la figlia dell’eurodeputato democristiano Salvo Lima, ucciso il 12 marzo 1992, a Mondello. “Conoscevo già da tempo Andreotti” – continua la Lima rispondendo alle domande del pm Roberto Tartaglia – “I miei rapporti con lui erano ottimi. Lo vedevo quando veniva qui a Palermo, o a volte a Roma o a Strasburgo. Dopo l’omicidio di mio padre, tra il 12 aprile e il 12 maggio 1992, incontrai Andreotti a Palazzo Giustiniani a Roma. L’incontro con Andreotti fu cercato forse da entrambi”. E aggiunge: “Io cominciavo a pensare a una costituzione di parte civile e volevo chiedere un parere per la nomina di qualche legale. Eravamo presenti io, mio marito e Andreotti, non ricordo se c’era qualcun altro. E Andreotti, appena mi vide, quando ero ancora sull’uscio della porta, per prima cosa mi chiese se avevo notizie sull’omicidio e se potevo mai immaginare che c’entrasse Ciancimino. Ma io non ne avevo idea”. La figlia di Lima spiega che i rapporti tra il padre e Vito Ciancimino erano prettamente politici e non personali. Idem con il deputato democristiano Calogero Mannino: “Mio padre al di fuori della politica non frequentava nessuno di quell’ambiente”. E precisa: “Mio padre non aveva scorta, né aveva preoccupazioni o timori riguardo alla sua incolumità, tanto che passeggiava con mia figlia di un anno e mezzo tranquillamente a Mondello. Se avesse avuto timore, non avrebbe corso alcun rischio con mia figlia”. Susanna Lima risponde anche a Vincenza Rando, legale di parte civile dell’associazione Libera, che le chiede se è riconosciuta come vittima di mafia. “Sì, lo sono” – afferma la Lima – “il riconoscimento è avvenuto per via di una legge nazionale”. A riguardo, è esplosa fuori dall’aula la polemica: l’associazione Libera e il Centro Pio La Torre, infatti, ritengono inopportuna la concessione dei benefici agli eredi di Lima, accusato di essere stato uno dei referenti politici della mafia. Nel corso del dibattimento, altre domande sono poste da Basilio Milio e da Giovanni Anania, l’uno legale di Mario Mori, l’altro difensore di Totò Riina e di Leoluca Bagarella. Susanna Lima ribadisce: “Sull’omicidio di mio padre mi aspettavo una ricerca della verità diversa. Mio padre non ha mai fatto patti con la mafia. Ho chiesto io di essere interrogata dalla procura di Palermo” – continua – “per avere un’altra interpretazione dell’omicidio di mio padre. Il motivo che mi ha indotto a presentarmi ai procuratori di Palermo è scaturito dalla lettura di un articolo di giornale, in cui si parlava della trattativa Stato – mafiadi Gisella Ruccia