Dieci arresti in relazione all’omicidio di Joele Leotta, diciannovenne di Nibionno (Lecco), ucciso domenica, 20 ottobre, a calci e pugni a Maidstone, capoluogo del Kent. A massacrare Joele, insieme ad un amico, Alex Galbiati, originario della stessa zona e sopravvissuto all’aggressione, è stato un branco di coetanei. Mercoledì, 23 ottobre, a quattro uomini di nazionalità lituana è stata contestata ufficialmente l’accusa di omicidio, restano in carcere e giovedì sono comparsi via video davanti ai giudici della Medway Magistrates’ Court nel Kent. La prossima udienza, sempre in video conferenza, è fissata per lunedì. Sono inoltre accusati di lesioni gravi ai danni dell’amico di Joele, che con lui condivideva la stanza, dove è stato ucciso. La tragedia si è consumata nella sera di domenica scorsa, poco dopo le 23, nell’alloggio affittato dai due ragazzi italiani in Lower Stone Street, a Madistone, sopra il ristorante italiano Vesuvius, dove Joele faceva il cameriere. Dopo l’aggressione il ragazzo è stato trasportato in ospedale ma è deceduto per quelle che si ritiene fossero ferite alla testa e al petto. Si trovava in Inghilterra da una decina di giorni per imparare la lingua e aveva trovato lavoro in un ristorante per pagarsi l’affitto. I suoi familiari, avvertiti lunedì dell’accaduto, sono partiti mercoledì per il Kent.

Già in mattinata di mercoledì è stato reso noto che i sette cui era stato confermato lo stato di arresto tra i nove fermati “non sono inglesi”. Britannico solo uno dei fermati, poi rilasciato. Il primo elemento a ridimensionare il sospetto che Joele e Alex fossero stati bersaglio di un’attacco a sfondo razzista da parte di ragazzi inglesi, come era trapelato in un primo momento, aggrediti al grido di “ci rubate il lavoro”. Infatti il movente dell’attacco in stile “Arancia meccanica” che ha scosso la tranquilla cittadina inglese non è ancora chiaro. La polizia sta infatti valutando diverse piste e non esclude che si sia trattato di un tentativo di furto finito in tragedia o di uno scambio di persona. ”Al momento non siamo convinti che all’origine dell’episodio ci sia stata una disputa legata al lavoro”, ha precisato un portavoce della polizia del Kent cui fanno capo le indagini in corso. I quattro lituani accusati dell’omicidio, che vivono a Maidstone, sono Aleksandras Zuravliovas, di 26 anni; Tomas Gelezinis, 30 anni; Saulius Tamoliunas, 23 anni; e Linas Zidonis, 21 anni. Durante il collegamento con il tribunale di Medway i quattro lituani hanno confermato le loro generalità. La polizia ha fermato in tutto 10 persone nell’ambito delle indagini, cinque sono stati rilasciati. A due di loro non sono state contestate accuse, mentre altri tre uomini sono stati rilasciati su cauzione e saranno risentiti dalle autorità a dicembre, come scrive il Kent Online.

Il movente: tentativo di furto o scambio di persona
“L’unica cosa certa è che mio figlio è stato ucciso, che si tratta di omicidio… sul movente io non posso ancora dire nulla”, ha detto il padre di Joele. “Era arrivato solo una settimana fa, escludo abbia avuto il tempo di infilarsi in situazione di rischio“. Il ragazzo brianzolo era andato in Inghilterra per imparare l’inglese e, per mantenersi, insieme all’amico, faceva il cameriere un ristorante italiano a conduzione familiare. E’ qui che gli aggressori hanno cominciato a importunare i due amici e quando ormai i due ragazzi lecchesi erano nel loro alloggio, gli otto hanno fatto irruzione e li hanno massacrati. Uno di loro avrebbe anche usato un coltello contro Leotta. L’amico, Alex Galbiati, ha avuto lesioni al collo, alla testa e alla schiena. E’ stato dimesso dall’ospedale. La famiglia di Alex si sta recando sul posto.

A insistere sul movente razziale è stato invece il sindaco di Nibionno, Claudio Usuelli. Ha raccontato che, da quanto ha appreso da “fonti qualificate”, le persone che hanno aggredito Joele e il suo amico “hanno sfondato la porta della loro camera, urlando: italiani di m…, ci rubate il lavoro”.  “I genitori sono venuti a conoscenza della notizia nel tardo pomeriggio di lunedì da un conoscente che lavorava con lui al ristorante e si sono subito recati in caserma, dove i carabinieri – racconta il sindaco – hanno provato a contattare la Farnesina. La Farnesina, all’oscuro, ha contattato le autorità inglesi che hanno dato la conferma dell’omicidio solo 24 ore dopo”. La comunità di Nibionno è sconvolta per la morte del giovane. Il sindaco spiega: “Non lo conoscevo ma dispiace molto, perché era lì da quindici giorni per cercare un lavoro e costruirsi un futuro“.

Emergono intanto nuovi dettagli che appoggerebbero l’ipotesi di uno scambio di persona. “I proprietari del ristorante dove il giovane lavorava ci hanno spiegato che la camera in cui dormivano Joele e Alex era prima occupata da un’altra persona ma che se ne era andata”, ha spiegato il fratello di Alex.

“Era un ragazzo socievole,  non un attaccabrighe”
Joele soltanto il 17 ottobre scorso scriveva su Facebook agli amici: “Sono in Inghilterra, sto cercando di sistemarmi qui. Ho trovato lavoro in un ristorante italiano, con origini napoletane, e ora sto imparando a fare il cameriere, davvero tutto perfetto”. Dai post in bacheca si evince che il ragazzo amava il rap, era tifoso dell’Inter e aveva 1223 amici sul social network. Aveva modificato la sua città attuale in Maidstone e aggiunto il nuovo lavoro al Vesuvius Restaurant a Maidstone il 19 ottobre sul diario.

“Lo conoscevo bene perché giocava nella squadra di basket che io seguo come istruttore, anche se non sono l’allenatore, era un ragazzo socievole, tranquillo, conosco bene anche il padre non riusciamo a credere a una tragedia simile”, ha detto Enrico Oldani, uno dei responsabili della squadra di basket di Nibionno, per cui giocava il ragazzo brianzolo. “So che terminata la scuola si era messo a lavorare in zona, come cameriere o cuoco in qualche ristorante”, continua Oldani”. Joele, secondo quanto racconta il suo tecnico, aveva un sacco di amici, come tutti i suoi coetanei, stava volentieri in gruppo e soprattutto era uno a cui non piaceva mettersi nei guai, non era un attaccabrighe. “Lo conosco da quando era un ragazzino, mai saputo che avesse avuto problemi”, ha aggiunto Oldani.

Camusso: “Interrogarsi sul modello sociale”
Sulla tragedia è intervenuta anche Susanna Camusso. “Se veramente dietro l’omicidio del ragazzo dovesse esserci una lotta per il lavoro rubato agli inglesi, l’Europa dovrebbe interrogarsi sul proprio modello perché la forza del modello sociale europeo era quello di integrare il lavoro con diritti di cittadinanza”, ha detto la segretaria della Cgil, sottolineando che se manca il lavoro si rischia che prevalgano gli egoismi e le contrapposizioni. E ha aggiunto: “Abbiamo visto tante volte, anche nel nostro Paese, queste paure che portano a contrapporsi a chi arriva o a chi è differente”.