A Parigi ormai lo chiamano l’affaire Leonarda. E’ il nome di una ragazzina rom, di origini kosovare, appena 15 anni, espulsa dalla Francia, come tante altre famiglie di migranti. Ma il modo nel quale si sono svolti i fatti (presa in consegna dalla polizia durante una gita scolastica) hanno scosso l’opinione pubblica. E ha generato un vero scompiglio all’interno della sinistra, al potere, divisa fra gli ideali di accoglienza di sempre e la pressione di parte anche del suo elettorato, vittima della crisi economica e ormai poco disposta a tolleranza e solidarietà. Mentre gli studenti giovedì si sono ritrovati numerosi per le strade della capitale francese a protestare vicino a place Beauvau, sede del ministero degli Interni. Tutti con un adesivo attaccato sul petto: “Per il ritorno di Leonarda e Katchihik!”. Lei, la rom espulsa. E Katchihik, un altro giovane studente sans papier, armeno, che ha fatto la stessa fine.

La querelle si sta focalizzando proprio intorno al ministro degli Interni, Manuel Valls, che si difende continuando a sottolineare di aver applicato, anche nel caso di Leonarda, la legge. Scettici, invece, sono molti dei suoi colleghi, che da tempo lo criticano per le sue posizioni, giudicate troppo di destra, in particolare l’invocazione alla fermezza contro gli immigrati clandestini. Già in settembre Valls aveva messo in dubbio la capacità dei rom di integrarsi nella società francese. In mezzo, fra lui e gli altri, il presidente della Repubblica François Hollande, che si è limitato a dire: “Bisogna vedere come sono andati i fatti, prima di commentare”. Davvero poco, troppo poco. Mentre nei sondaggi il presidente macina un record negativo dietro l’altro, sotto quota 25%. Mentre Valls resta l’esponente più popolare dell’esecutivo.

Ma ritorniamo ai fatti. Risalgono allo scorso 6 ottobre, anche se solo negli ultimi giorni un’associazione per i diritti civili li ha rivelati. Leonarda Dibrani viveva da cinque anni in un centro di accoglienza per i richiedenti asilo, a Levier, nel dipartimento del Doubs, ai confini con la Svizzera, assieme alla sua famiolia (i genitori e i cinque figli). Da tre anni Leonarda frequentava la scuola pubblica e con profitto. Il suo francese è perfetto mentre non parla più l’albanese, l’idioma prevalente del Kosovo, dove non risiedeva più dall’età di quattro anni. Da tempo era previsto che la famiglia Dibrani fosse espulsa e rinviata nel Kosovo, come in effetti è avvenuto. Ma la cosa incredibile è che quel 6 ottobre la ragazza è stata intercettata durante una gita scolastica. I poliziotti hanno raggiunto il pullman, hanno intimato all’autista di fermarsi e hanno portato via Leonarda, davanti ai suoi compagni increduli. E’ stato il “modo” soprattutto a scandalizzare parte dell’opinione pubblica. Tanto più che è poi venuto fuori che il padre, all’inizio dell’anno, aveva avuto problemi con la giustizia francese per violenze nei confronti delle proprie figlie.

Incalzato dagli eventi, già mercoledì il premier Jean-Marc Ayrault ha assicurato: “Se c’è stato un errore, annulleremo l’ordine di espulsione”. Ha lanciato un’inchiesta amministrativa e ha promesso che “i risultati saranno resi noti entro 48 ore”. “La famiglia tornerà – ha aggiunto -, perché la situazione sia esaminata in funzione delle nostre leggi”. Intanto le critiche all’accaduto stanno arrivando soprattutto dall’interno del Partito socialista. Claude Bartolone, presidente dell’Assemblea nazionale, ha detto che “la sinistra non deve transigere con i propri valori, altrimenti perderà la propria anima”. Quanto a Vincent Peillon, ministro dell’Educazione nazionale e altro esponente del Ps, ha chiesto che si proibiscano interventi di questo tipo, per l’espulsione dei clandestini, all’interno delle scuole. Nella sinistra c’è anche chi se la sta prendendo con il prefetto del dipartimento interessato, il Doubs, Stéphane Frattacci, che fu, ai tempi di Nicolas Sarkozy, segretario generale del ministero dell’Immigrazione. Quasi a scaricare la patata bollente sulla destra… ma è ormai appurato che il prefetto non era a conoscenza dell’operazione.

Nel mirino, invece, delle polemiche resta Valls e oggi, giovedì 17, migliaia di studenti si sono avvicinati a un passo dal suo dicastero, a Parigi, invocando, fra le altre cose, le sue dimissioni. Lui, comunque, nel palazzo ministeriale non c’è. E’ in viaggio ufficiale nelle Antille francesi. Dove ha ribadito che “io sono di sinistra”, difendendo il suo operato riguardo alla vicenda di Leonarda e precisato che la legge è stata semplicemente applicata. Anche per lui, comunque, questo tipo di interventi deve essere proibito all’interno delle scuole. Nei sondaggi è il ministro più apprezzato dai francesi. Ma da quelli di sinistra o di destra?