Un altro colpo alla Costituzione, a manifestazione ancora calda. Un altro voto a maggioranza blindata e con tempi contingentati, ignorando quella piazza che ha chiesto di non ridurre (anche) la Carta a collante delle larghe intese. Tra oggi e domani, il Senato approverà in seconda lettura il ddl costituzionale 813-b, che affida a un comitato di 42 parlamentari (20 senatori e 20 deputati, più i presidenti delle commissioni Affari costituzionali) il compito di riscrivere i titoli I, II, III e V della seconda parte della Costituzione: Parlamento, presidente della Repubblica, governo, Regione, Province e Comuni. Di fatto, metà del testo. Per bruciare i tempi, il ddl stravolge anche l’articolo 138, la valvola di sicurezza della Costituzione, dimezzando da tre mesi a 45 giorni l’intervallo tra le due letture con cui le Camere approveranno la futura legge di riforma.

A nulla sono valse le proteste di tanti cittadini e molti costituzionalisti. La maggioranza, assieme agli alleati di complemento Lega Nord e Fratelli d’Italia, è pronta a chiudere la terza delle quattro letture. Gran cerimoniere, il ministro per le Riforme costituzionali Gaetano Quagliarello, che oggi alla Camera e a Palazzo Madama informerà i parlamentari sulla relazione finale della Commissione dei cosiddetti saggi. Un documento di 34 pagine, in cui gli esperti nominati da Letta (su ispirazione del Colle) auspicano una riforma nel segno del semipresidenzialismo alla francese, o comunque una soluzione “che conduca al governo parlamentare del primo ministro”. Ieri a Radio 24 Quagliariello ha ribadito la linea: “Prevedo di poter fare le riforme entro la fine del 2014. Spero che il patto di rinnovamento istituzionale possa essere completato, anche perché così il Pdl avrebbe il tempo di nominare una nuova leadership in grado di sfidare la sinistra”.

Traduzione semplice: si va avanti come previsto, ossia di corsa. Perché conviene, soprattutto al centrodestra. Quagliariello parlerà in Senato alle 16. Poi in aula comincerà la discussione sul ddl. Probabilmente con tempi contingentati, ossia con appena poche ore per gli interventi. L’obiettivo della maggioranza è votare tra stasera e domani mattina, chiudendo la seconda lettura a tre mesi esatti dalla prima (avvenuta l’11 luglio). L’ennesima conferma della fretta di Pd, Pdl e sodali vari. Chiusa la partita in Senato, per far diventare legge il ddl rimarrà solo l’ultima lettura alla Camera, attorno a metà dicembre. Poi l’assalto alla Carta diventerà realtà. I numeri a Palazzo Madama non sembrano lasciare spazio a sorprese. Ma c’è chi non si rassegna. Come i firmatari e i sostenitori della Via Maestra, il manifesto che ha dato il nome alla manifestazione di sabato scorso a Roma in difesa della Carta. Lorenza Carlassare, don Luigi Ciotti, Maurizio Landini, Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky parlano tramite un appello: “Chiediamo a tutti i senatori della maggioranza di evitare che la 813-b venga approvata con la maggioranza dei due terzi. Tale maggioranza preclude la possibilità di ricorrere al referendum (sul testo, ndr). Sarebbe sufficiente che un limitato numero di senatori (non più di 23) non partecipasse alla votazione finale di domani (oggi, ndr), consentendo ai cittadini di esprimersi su un provvedimento che crea un pericoloso precedente”.

Parole accolte dal silenzio, rivolte soprattutto al Pd. La speranza, è che qualche democratico decida davvero di marcare visita, sfogando mal di pancia sinora silenziosi. La certezza è che a opporsi al ddl rimangono Sel e Cinque Stelle. Loredana De Petris, capogruppo di Sel: “Nella conferenza dei capigruppo delle 13 ci opporremo al contingentamento dei tempi. Già non è possibile presentare emendamenti o pregiudiziali, almeno lasciamo un po’ di spazio al dibattito. Ma la maggioranza va veloce, e a spingere è soprattutto il Pd”. Nicola Morra (M5S): “Il contingentamento dei tempi è nelle cose, ma in aula faremo comunque capire che stiamo vivendo un altro passaggio molto grave. Chi è vuole aggirare l’articolo 138 è ipocrita e senza memoria”.

“NON VOGLIAMO LA RIFORMA DELLA P2”: FIRMA L’APPELLO DEL FATTO QUOTIDIANO

da Il Fatto Quotidiano del 15 ottobre 2013