Polemiche sulla decisione del prefetto di Roma di imporre i funerali dopo l’ordinanza del sindaco di Albano Laziale. Ma soprattutto il ddl approvato in commissione Giustizia al Senato che introduce il reato di negazionismo. L’eco dei funerali dell’ex capitano delle Schutzstaffeln Erich Priebke piomba nel dibattito politico. Anzi, fino al Parlamento. “Fino a quando – si chiede Emanuele Fiano (Pd) – dobbiamo sopportare che vi siano in questo Paese manifestazioni neofasciste e neonaziste? Priebke è il simbolo di coloro che hanno perso, perché se avessero vinto oggi non saremmo qui a parlare tra di noi”. E’ necessario che “non sia dato spazio ai nipotini di coloro che hanno perso e che vorrebbero riscrivere la storia”. “Siamo allibiti e scandalizzati – ha concluso Fiano – che si sia permesso, in un Comune italiano che non lo voleva, ad un bus di neonazisti di andare lì a celebrare il maiale Priebke“. Fiano non è solo il responsabile Sicurezza del Partito Democratico. E’ anche figlio di Nedo Fiano, oggi 88enne, sopravvissuto alla deportazione ad Auschwitz, unico nella sua famiglia e uno dei più impegnati testimoni italiani dell’Olocausto. 

Anche il presidente della Camera, Laura Boldrini, si è opposta vigorosamente alla sepoltura di Priebke nella capitale. “Ha ucciso tante persone e non si è mai pentito: non credo possa trovare spazio in questa città sarebbe una offesa doppia, e poi il luogo porterebbe a un pellegrinaggio. E poi sarebbe una offesa per la comunità ebraica”, così la Boldrini a Otto e mezzo su La7.  

Sempre nell’Aula di Montecitorio interviene anche Ileana Piazzoni (Sel) che protesta contro il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro: “E’ stata un oltraggio alla memoria dei morti la scelta del prefetto Pecoraro di autorizzare il passaggio della salma di Erich Priebke per il territorio di Albano, vietata con una ordinanza dal sindaco di quella città”. Le deputata vendoliana, insieme al collega Filiberto Zaratti, chiede ora che il prefetto Pecoraro lasci: “Il prefetto di Roma – affermano gli esponenti di Sel – si è assunto una grave responsabilità autorizzando i funerali di fronte della contrarietà della popolazione e del sindaco di Albano, città medaglia d’argento al valore della Resistenza”. Il primo a chiedere le dimissioni di Pecoraro è stato il Movimento Cinque Stelle: “Esprimo indignazione per l’accaduto – afferma la senatrice Elena Fattori – perché non si è tenuto conto della profonda tradizione antifascista dei comuni dei Castelli Romani, che comunque non vogliono risultare la discarica morale e materiale della capitale”.

Intanto la commissione Giustizia del Senato ha approvato il ddl che istituisce il reato di negazionismo. Esso, spiega il presidente Francesco Nitto Palma, potrà essere introdotto nell’art. 414 del codice penale (ultimo comma), che già prevede il reato di apologia del reato contro l’umanità, punibile con la reclusione da uno a cinque anni. Hanno votato contro solo Carlo Giovanardi (Pdl) e Enrico Buemi (Psi). Il testo dovrà ora passare all’esame dell’Aula. L’emendamento porta la firma dei senatori di quasi tutti i gruppi parlamentari e in particolare di Pd, Pdl e Cinque Stelle. Il primo firmatario è Felice Casson (Pd) e sottoscritto da Giacomo Caliendo e Nico D’Ascola (Pdl), Mario Michele Giarrusso e Enrico Cappelletti (M5S), Lucio Barani (Gal), Monica Cirinnà e Giuseppe Lumia (Pd), Peppe De Cristofaro (Sel) e Gabriele Albertini (Scelta Civica).

Alla Camera invece arriva una proposta di legge bipartisan per punire i reati di incitazione al’odio razzista, etnico, religioso di identità sessuale o disabilità. L’hanno presentata i deputati di Scelta Civica Milena Santerini e Mario Marazziti, primi firmatari, con Fiano del Pd, Elena Centemero del Pdl e Giulio Marcon di Sel che propongono di far celebrare anche al Parlamento italiano la giornata europea in memoria dei “Giusti” del 6 marzo decisa dal Parlamento europeo. La proposta punta soprattutto a identificare i reati che vengono commessi in rete per porre un argine a fenomeno degli hate speech, cioè la diffusione di contenuti violenti e incitanti all’odio razzista particolarmente presente sul web ad opera di singoli o di gruppi organizzati.

La proposta mira sia a riorganizzare le normative già esistenti, sia a introdurre nuove specifiche. Vengono infatti introdotte sanzioni amministrative e pecuniarie anche ai fornitori di servizi che non utilizzino strumenti di filtraggio ma, soprattutto, si introduce una disposizione sanzionatoria, oggi inesistente, nei casi di inosservanza dell’obbligo di rispetto della dignità umana da parte dei servizi di media audiovisivi e radiofonici nazionali. Inoltre è prevista un’aggravante al decreto Mancino per i reati commessi per finalità di discriminazione o odio etnico. Il provvedimento istituisce anche un Fondo di solidarietà in cui far confluire le somme derivanti dalle sanzioni introdotte e un tavolo permanente presso il ministero dell’Integrazione per la prevenzione dei fenomeni di intolleranza e discriminazione.